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Martedì, 2 Settembre 2008, alle 20:44 ed inserito sotto la categoria La lista civica, Libera Scelta.
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132 Risposte a “Commenta sul punto 2: Sanità, assistenza e disagio sociale.”
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Ho letto il vistro programma e vi parlo di ipotetico caso ma poi non tanto fantasmagorico:un ragazzo con problemi familiari importanti diventa il bullo della scuola, riapplica in classe tutte quelle dinamiche che vive giornalmente a casa, dove, si spaccia , si ruba, si vive son la legge del più forte (ossia colui che minaccia, alza le mani,insulta,punta un taglierino).
Ora indubbiamente ci vuole un servizio che assista i minori con problemi,
ma è altrettanto vero che bisogna iniziare a fare una campagna di sensibizzazione, nelle scuole, nei centri aggregativi,nei luoghi pubblici ,con la presenza di forze dell’ordine,con personale adatto (formato e non improvvisato,secondo esigenze politiche) in modo che i ragazzi vengano educati alla cultura della legalità.
E’ importante un programma che coinvolga a 360 gradi anche i diversamente abili x farli divenire parte integrante del nostro centro.
MI viene da dire in tono polemico,combattiamo chi vediamo spacciare in ogni angolo e alla luce del giorno,senza timore alcuno,non giriamoci dall’altra parte……………LETTOMANOPPELLO SIAMO NOI, nessuno investirà per noi se non siamo noi a farlo
Luciana Conte
il bullismo e’ un vero problema perche’ se uno e’ bullo da piccolo poi da grande sara’ un cattivo cittadino
ma che fare?
il bullismo e’ un problema a livello nazionale e la scuola non basta da sola (poi vediamo la riforma della gelmini che pensa solo al colore dei grembiulini allora stiamo freschi!!!)
la televisione (che passa molto tempo coi ragazzi con la sua tv spazzatura) e le famiglie sono latitanti
ma che fare?
per lo spaccio denunciare non basta, tanto si sa chi sono in paese e dove si riforniscono (scafa? torre dei passeri? roccamorice? rancitelli? zanni?)
questo e’ un problema serio ma le soluzioni?
bastera’ la scuola?
e se si facesse anche una scuola per educare le famiglie dei bulletti?
Riguardo al bullismo esprimo una mia personalissima opinione: sono i mass media che ingigantiscono il fenomeno. Ammetto che le mie annate scolastiche sono state buone annate ma le precedenti non pensi siano state migliori di quelle che si sente adesso. Il mio parere è quello di voler far crescere questi ragazzini all’interno di “cappe di vetro”, farli diventare come quelli della pubblicità della Kinder. Bè, vi parlo di esperienza personale…essenzialmente alla scuola media inferiore io sarei dovuto essere un bullo (chiedere ad Antonio Ricci) e lui la vittima: se solo ci penso mi fa ridere. Non sono uno psicologo ma secondo me, nella mente di un ragazzino, se sente tutte le sere in TV che suoi coetanei hanno distrutto una scuola, nella sua mente scatta un istinto emulativo e sapete cosa fa il pomeriggio o la sera dopo quando si vede con gli amici? Distruggono la scuola. Purtroppo siamo arrivati ad una informazione selvaggia, si danno notizie senza sapere le conseguenze.
Se diciamo che il bullismo è “una piaga” dei nostri ultimi anni facciamo come i nonni che all’ascoltare in TV che la moglie ha ucciso il marito rimangono scandalizzati e dicono:”Eh il mondo di oggi…”. Il mondo è sempre stato quello e i mariti si ammazzavano anche 60 anni fa, solo che non si sapeva!!! Le informazioni che arrivavano a Lettomanoppello provenivano da Scafa, San Valentino..al massimo Pescara e Chieti…e in caso di eventi catastrofici, ma proprio cose immani, da Roma. Adesso su Studio Aperto si sa che una donnina di Milano ha perso il cane!
Fate un pò voi…
Ricordando quegli anni meravigliosi… denuncio tardi di essere stato vittima di bullismo: Giacomo De Sanctis, alle elementari mi picchiava e io piangevo. In quinta elementare siamo diventati amici inseparabili. E lo siamo tutt’ora. Qundi, care mamme, non vi preoccupate più di tanto se vostro figlio ogni tanto torna a casa piangendo perchè “ha fatto a botte” con un suo coetaneo. E’ normale, e gli farà bene…anche perchè probabilmente sono gli unici schiaffi fisici che riceverà nella sua vita!
andrea non mi paragonare il bullismo di un paesello di montagna (di 3000 anime) con quello di qualsiasi citta’
secondo me il rapporto non regge (certo c’e’ la spettacolarizzazione come dici te)…
…pero’ ti ricordo che a bari dei ragazzini si sono fatti consegnare in 4 mesi 4000 euro da un ragazzino di 14 anni che rubava dalla cassaforte dei genitori
non pensiamo alla famiglia del mulino bianco ma i ragazzi di oggi sono dei selvaggi
basta vedere quello che e’ successo a roma con l’arrivo dei napoletani, secondo te a quelli da piccoli gli hanno dato qualche schiaffo i genitori o gli insegnanti?
La questione bullismo secondo me viene spettacolarizzata troppo, ha ragione Andrea. Però non è solo una questione italiana. Negliu Usa è una costante visto che ogni tanto qualcuna imbraccia il fucile e a scuola fa una strage. A Londra si prendono a coltellate.
Non so dire cosa non va, ma di sicuro i modelli imposti hanno una responsabilità enorme.
Rispondo ad Andrea a Giuseppe,perchè sono concorde in pieno con FAbrizio ….BISOGNA EDUCARE LA FAMIGLIA
Andrea il bullismo dentro le nostre scuole hai ragione a volte è emulazione,ma a volte sono dinaniche assurde che esprimono un malessere verso il mondo,malessere probabilmente nato in casa e fatto esplodere dentro una classe.
Il bullismo non è sempre solo esibizionismo, noia,eccessiva vivacità…. è anchè una valvola di sfogo per chi, a volte subisce delle ingiustizie in casa e non potendo interaggire con l’adulto, applica la sua risalva sul suo coetaneo,in cui,probabilmente vede un riflesso di se stesso.
Nel particolare,caro Andrea
( perchè sei veramente una persona che stimo tanto)
a Lettomanoppello sono state molte le denuncie fatte a scuola da genitori i cui ragazzi erano sottoposti alle angherie di ragazzini più grandi.
La scuola non può intervenire se non si colgono le persone sul fatto o se non c’è da parte del genitore una denuncia alle autorità.
Forse tu ,ancora giovane,non puoi capire come può essere frustrante x un genitore,sapere che un figlio ha una situazione di disagio,che gli impedisce anche di mancare dalla classe per giorni,e non poter fare nulla ,poichè bisogna esporsi in prima persona ,in un paese in cui ci si conosce tutti.
CHIEDI AL DOTTO GIULIANO I DANNI FATTI SEMPLICEMENTE NELLA NOSTRA SCUOLA COME EDIFICIO………..
Non bisogna mettere i figli sotto una campana di vetro,come dici tu,ma fornigli le difese immunitarie che gli permettano di non soccombere ol più forte o di divenire anche lui,a sua volta,un “cannefice”(con tutte le accezioni del termine)
Luciana Conte
FABRIZIO DO VOLENTIERI,AL QUESITO SULLA PERSONA CHE HAI NOMINATO.
L’UNICO MODO E’ FARE UN T.S.O.(trattamento ospedaliero obbligatorio)
fatto o da un familiare,se il figlio si rifiuta di curarsi o dalle autorità territoriali.
Solo se un paziente psichiatrico attenua con una cura farmacologica i sintomi più cruenti della sua malattia,può essere curabile e rieducato alla socialità.
Purtroppo apro una parentesi,in generale,ma in un paese di 3000 ANIME(come dici tu) è difficile che una famiglia ammetta di avere un paziente psichiatrico in casa,per vergogna,x mancanza di educazione nella società alla diversità-
Il paziente psichiatrico e la sua famiglia diventano STIGMATIZZATI,poichè la “follia” viene relegata sempre ad accezioni negative del termine(omicidi,appunto,gesti inconsulti)e diventa così difficile parlare di se con altri ma soprattutto interaggire con la situazione locale.
Mai si è parlati di follia dicendo di FRIENDRICH,NIETZSCHE,SCHUMANN,LIGABUE,CAMPAGNA,VAN GOGH o la straordinaria poetessa ADA MERINI,che in modo indelebile hanno arriccchito il nostro patrimonio culturale,ma si parla di persone che arricchiscono la nostra cronaca con fatti spiacevoli.
Spero di aver chiarito un pò la tua agnosia a riguardo
luciana conte
Sono daccordo con talete importante un programma che coinvolga a 360° anche i diversamente abili per farli divenire parte integrante del nostro centro e ci vuole un servizio che assista i minori con problemi. Perché, secondo me, criminalizzare o ghettizzare non ha mai portato a soluzioni. Dovremmo affrontare il problema cercando di capire come si possa agire. Bisogna smettere di piangersi addosso dicendo “tanto funziona così” o chiudersi pensando “se non importa a loro, a me cosa vuoi che importi”.
Cambiare un’modo di pensiero è difficile, ma soprattuto ci vuole tempo, anni, decenni.
Qualcuno suggeriva di educare la famiglia… per educare ci vogliono anni… bene, la famiglia (dei bambini) del futuro siamo noi, no? Perciò mai si inizia e mai si arriva. Voi che ne dite?
Signori miei, aspettavo ansiosamente l’apertura del tema sociale.
Sono anni che faccio Volontariato su quasi tutti i livelli di assistenza sociale e vorrei sollevare un tema: Servizio Civile.
Personalmente ho curato diversi Progetti per l’Impiego di Personale in Servizio Civile, a livello locale e Regionale. Nonostante la forte diminuzione di fondi attribuito all’Ufficio Nazionale per Il Servizio Civile però, tale realtà (secondo il mio parere) può rappresentare tanto per la nostra Realtà.
Lettomanoppello, da quello che so, non è ancora accreditata come sede per l’impego di personale in SCN, ma l’iter burocratico è, ve lo assicuro, non molto complicato.
Mi rivolgo ai vari commentatori di questa sezione: il problema c’è, è indubbio, in tutta Italia; e nella nostra realtà magari si nota ancora di più.
Io lancio una proposta, già sperimentata sulla mia pelle al Nord e qui da noi in Abruzzo: ragazzi in Servizio Civile (costo zero, paga lo stato) asseganti mediante progetto al comune, con relativa attivazione di un centro di ascolto itinerante.
Ragazzi che, con l’aiuto di qualche esperto del settore, meglio ancora se volontario (talete, che ne pensi?) organizzano nelle nostre scuole incontri, discussioni e quant’altro. Giovani un pò più grandi degli utenti che, oltre a prestare un servizio utile, percepiscono un piccolo indennizzo (€ 430 mensili per 30 ore settimanali) e hanno agevolazioni per l’inserimento nel mondo del lavoro.
Al di fuori di queste attività potrebbero accompagnare i ragazzi sugli scuolabus, fare assistenza per l’attraversamento pedonale davanti le scuole (non lontano da noi, a Pescara, c’è la figura del nonno tutor: anziani che aiutano in questa attività).
E ancora organizzare mostre fotografiche, giochi educativi….
grazie del sito, questi siti li conosco a mena dito perchè sto preparando anche una tesi a riguardo,ed ho spulciato in questi mesi un pò dappertutto rafforzando ulteriormente le mie scelte di vita e lavorative.
IL mondo del diversamente abile è un mondo a cui ci si può avvicinare solo se lo si conosce,solo se si hanno basi,altrimenti si fanno solo danni.
Serve formazione anche per chi vuole solo interaggire ,poichè la sola propenzione per i rapporti umani non bastano.
Mi sono accorta in questi anni ,che anche coloro che fanno solo le pulizie in questi luoghi devono avere un minimo di formazione,poichè si rischia,magari di dire,ad uno schizzofrenico con deliri di persecuzione………….”ho sentito che si diceva di te”.
NUE mi piace molto il tuo approccio e condivido a pieno le tue iniziative…..io quando “ero ancora giovane” non potendo agire in altro modo con l’azione cattolica ho cercato di coinvolgere i ragazzi in situazioni diverse da quelle vissute nella quotidianità,ho parlato e riparlato di droga,di prevenzione,ma anche di profillatici( rischiando la scommunica!!!!!)
i ragazzi vanno educati alla vita,alle loro difficoltà ma vanno coinvolti,responsabilizzati….POICHE’ QUESTO MONDO E’ il LORO
NUE,PER QUALSIASI INIZIATIVA POSSA NASCERE A RIGUARDO IO SONO CON VOI,e se non nasceranno la altri …iniziamo noi a dare l’imput
Da quello che dice la legge 6 marzo 2001 n°64, per l’attivazione del Servizio Civile, i requisiti sono questi (art.2):
a) assenza di scopo di lucro;
b) capacità organizzativa e possibilità d’impiego in rapporto al servizio civile volontario;
c) corrispondenza tra i propri fini istituzionali e le finalità di cui all’articolo 1;
d) svolgimento di un’attività continuativa da almeno tre anni;
Quindi, come dice NUE, non dovrebbe essere difficile ottenere l’autorizzazione. Ora, il SC non è utile solo come forma di assistenza per il disagio sociale, ma, come sappiamo, abbraccia gli ambiti più svariati. Se ne parlerà sicuramente anche nell’ambito del punto “Cultura e associazionismo”, ma possiamo iniziare il dibattito anche qui!!!
eccomi di nuovo…visto che Nicola mi ha esortata a continuare con le proposte (e lo ringrazio per la solidarietà) quello che mi viene in mente lo dirò sui punti specifici del programma.
Luciana, una volta l’anno scorso sei venuta ad un incontro parrocchiale per parlare delle tossicodipendenze. è una formula che si potrebbe ripetere, se davvero si potrà creare un centro di aggregazione per i giovani. Si potrebbe stabilire in quest’ambito -magari- una serata al mese dedicata a temi diversi riguardanti il sociale: il mondo della tossicodipendenza, ma anche quello della sensibilizzazione nei confronti dei diversamente abili, delle famiglie in difficoltà… il tutto a scopo informativo e formativo, invitando esperti del settore. Poi credo che saranno i ragazzi stessi, quelli più sensibili, a farsi venire nuove idee e a dare la propria disponibilità per mettere in pratica quello che avranno imparato.
Ciao Anna, a mio parere fare degli incontri, creare un centro di aggregazione, sarebbe già un primo passo. Sono convinto che informare i ragazzi e le famiglie sui problemi sociali, senza ne banalizzare ne demonizzare, possa dare i suoi buoni frutti anche se dopo tempo.
Lo strumento potrebbero essere esperti, esperienze altrui, “non imposizione” e qualntaltro. A mio parere, bisognerebbe far capire che alcune cose non sono SOLO illegali (il proibito si sa che affascina), ma hanno anche e soprattutto delle conseguenze a livello fisico e mentale.
Portare giovani menti ad autoconvincersi (più che ad imparare la pappardella) di determinate cose è un’iniziativa davvero interessante, ma anche molto faticoso.
Diamoci da fare!
Per quanto riguarda il dibattito in corso sono daccordo con Anna.
Credo ci sia bisogno di mobilitarsi affinchè si creino momenti di incontro per PARLARE delle problematiche esistenti; solo così, cnoscendo i problemi, si può pensare di risolverli. Per risolverli bisogna organizzarsi per creare associazioni culturali, momenti ricreativi etc in maniera del tutto disinteressata.
SONO D’ACCORDISSIMO CON TE,
TI CONOSCEVO GIA’ DA TEMPO OLTRE CHE PER LA TUA SENSIBILITA’,ANCHE PER LA TUA PRATICITA’ NEI CONFRONTI DELLE COSE……………….IO SONO CON VOI
NUE IO NON SO CHI TU SIA MA SEI UNA PERSONA STRAODINARIA,E SI CAPISCE GIA’ COINVOLTA IN PRIMA PERSONA…..UNIAMOCI E COSTRUIAMO QUALCOSA INSIEME
Ciao fabri, i soldi dove si trovano? Basta che i soldi che sono stati destinati per infrastrutture (edilizie inutili) siano destinati per progetti più interessanti, come questi. E ti dico che bastano i soldi di un’infrastruttura per realizzarne anche più di uno di questi progetti nel sociale! Il punto qual’è? E’ che le tematiche per cui si danno finanziamenti sono, molte volte, chiuse. Nel senso che ad esempio per questo periodo ci sono finanziamenti per chi realizza progetti nell’ambito, che so, della CULTURA. Ora, per quell’ambito ce ne sono 100000000 di progetti possibili e immaginabili. Non per forza dev’essere un progetto di costruzione edile, come una biblioteca. Capito cosa intendo?
so che i soldi si trovano ma come fai a re-indirizzarli?
se ci chiedamo perche’ vengono fatte tutte quelle opere orribili a lettomanoppello chiediamoci anche CHI CI GUADAGNA (davvero importante) nel fare queste cose???
tipo chi progetta, chi costruisce (l’edificatore!!!), chi ci lavora….ed avrai la risposta
Fabrizio Cardinale,
a quest’ora del mattino non puoi porre domande simili, potresti far andare di traverso il caffè a più di una persona!!
Pensi che sia possibile a Lettomanoppello (e non) rendere veramente trasparente ogni procedura di progettazione, assegnazione ed esecuzione di opere? Forse si…. con un terremoto amministrativo.
le responsabilità vanno ricercate nel sistema, nel modo di vivere,nel mondo che ci circonda e ci sovrasta,nell’imbecillità di chi ci fa credere che fare l’impennata con la moto è figo mentre l’applicarsi allo studio è sbagliato , etc. etc etc. cara talete,hai mai cavalcato il serpente? per favore lasciamo perdere la famiglia perchè non ha responsabilità . perchè i ragazzi si drogano e gli adulti affogano nell’alcool?
MEFISTO
la famiglia non ha responsabilità? mandi in fumo anni di storia della psichiatria da freaud a fagioli. Tutto ha inizio nella famiglia mefisto,è un circolo chiuso,si riporta nella vita quotidiana il vissuto familiare,le difese immunitarie che questa riesce a trasmettere.
Se seguissi i convegni di luciano galante (alcolisti anonimi) si parla addirittura dell’ereditarietà dell’alcooldipendenza,della famigliarità in soggetti che hanno storie di abuso di alcool in casa.
Non avrò mai cavalcato il serpente ma ho visto molti caderci e farsi molto male nel farlo.
E’ facile ,ed è un luogo comune,parlare di sistema…..come se questo fosse un luogo virtuale che detta le sue leggi,
il sistema siamo NOI,
BASTA DELEGARE TUTTI I MALI ALLA SOCIETA’……la prima cellula della società è la famiglia,è li che tutto ha inizio,dalla tossicodipendenza,all’alcoolismo,alla omosessualità,al delinquere,all’anaffettività,alla bulimia,all’anoressia..noi genitori anche inconsapevolmente facciamo danni irreparabili.
Mefisto posso affrontare anche personalmente con te queste argomentazioni,dalla teoria ai casi clinici vissuti in prima persona.
PERO’ PER CORTESIA SMETTIAMO DI DIRE PER TUTTO E’ COLPA DEL SISTEMA,STE FRASI SESSANTOTTINE LASCIAMOLE AI NOSTALGICI DEL PERIODO,ANDIAMO AVANTI E USCIAMO FUORI DAGLI STEREOTIPI
Probabilmente mefisto di riferisce al sistema come al luogo dove anche le famiglie vengono influenzate. Il sistema influenza la famiglia, la famiglia i figli.
La società è rappresentabile tramite un grafo, dove i nodi sono le persone, e gli archi sono i collegamenti tra queste persone. L’influenza che una persona riceve dal mondo esterno è dovuta a molti fattori, quali, ad esempio, la capacità che una persona ha di convincere un altra, la quale deve avere un fattore alto di influenzabilità, per far sì che l’idea di un altro attecchisca.
Non ho studiato bene questo sistema, ma posso ipotizzare che la famiglia influenza i figli maggiormente nei primi anni della sua vita, semplicemente perchè i suoi collegamenti (archi in entrata), non sono numerosi, e la pesona (figlio) è più influenzabile. Mano a mano che si va avanti, i collegamenti crescono, e le influenze vengono sempre più dall’esterno, e una volta diventati genitori, è la società che influenza la famiglia.
Quindi secondo me, non c’è chi ha ragione e chi ha torto.
Lo studio scientifico è sempre la soluzione migliore, e penso che la teoria dei grafi applicata alla società sia una grande cosa!!!
Penso ad esempio che l’anoressia sia un problema legato molto più ai media (società) che alla famiglia, la quale è più responsabile, probabilmente, nel caso di anaffettività.
ZIJUWA
IO NON PARLO MAI per avere ragione o torto,mi piace il confronto,specie sulle cose che conosco,che studio e che vivo.
Tutti siamo potenziali anoressici,tossici,alcoolisti,assassini ma c’è sempre quell’input che ci trasforma da esseri in potenza ad esseri in atto.
L’anoressia nasce in famiglia,tantonto è vero che solitamente insieme al malato seguono una terapia cognitivo comportamentale anche i genitori.
L’anoressica,perchè sono una minima percentuale è maschile, nasce in potenza già nell’allattamento;una madre anaffettiva cresce una figlia anoressica,il padre che non può sostituire l’affettività materna in modo adeguato.L’allattamentonon è visto non solo come momento di nutrimento ma con atto in cui si trasmette anche se stessi.
NON BISOGNA PARLARE PER SENTITO DIRE,MI HANNO DETTO…HO LETTO…HO SENTITO…..bisogna VIVERE VIVERE VIVERE e non lo finirò mai di dire il paziente per poter parlare di TOSSICO,ANORESSICO,BULIMICO,PAZIENTE PSICHIATRICO e non per frasi fatte.
La società detta le sue leggi,indubbiamente,ma se c’è un IO forte non ci sono leggi che tengono.
La questione “famiglia” è vera, è scientificamente provata. Eppure io ho conosciuto ragazzi usciti da comunità di recupero (come il Ceis di Pescara) che, con l’aiuto di psicologi ed operatori, sono riusciti a ricostruirsi una personalità ed una vita e a svincolarsi (anche con sofferenza, anche se con la possibilità di ricadere) dai modelli negativi familiari.
Non dico che potremmo impiantare qui un progetto simile, ma attraverso l’informazione (vedi proposta sopra) e con persone qualificate che potrebbero mettersi a disposizione un tot di tempo a settimana per parlare con i ragazzi, prima di tutto si potrebbe far capire che qualcuno li prende sul serio e vuole aiutarli, e poi si potrebbe informare e mettere in contatto chi ne avesse bisogno con questo genere di aiuti e comunità che esistono nei centri cittadini.
Primo commento in questo sito in una sezione che mi sta particolarmente a cuore.Ringrazio Nicola x l’invito
Sostengo a pieno la necessità di attivare progetti x il Servizio Civile,dando la possibilità a chi nn ha ancora i mezzi e la preparazione necessaria x prendere contatto col mondo del lavoro e al contempo offrire aiuto e sostegno a disagiati e non solo.
Nel nostro paesino non funziona un bel niente,mi rifiuto di pensare che noi giovani nn possiamo fare qualcosa di reale e concreto x portare la nostra energia e rinnovare queste istituzioni che continuano a trascinarsi su pregiudizi e dottrine ignoranti.
Il primo passo è SENSIBILIZZARE,prevedere incontri nelle scuole,coinvolgere attivamente alunni,famiglie,docenti.Il Comune dovrebbe farsi carico di inserire uno sportello aperto nelle scuole con uno psicologo disponibile almeno 1 volta a settimana.
Sappiamo benissimo che nonostante siamo 4 gatti è molto elevata la percentuale di chi manifesta comportamenti antisociali,alcool,droga e quant’altro.
Ci sono problemi in famiglia,ok…ma è pur vero che tante volte mi sono sentita dire ” TANTO QUI NON C’E’ ALTRO DA FARE,ALMENO Mi SBRONZO E PASSO LA SERATA”… bisogna amaramente riconoscere che la nostra è la realtà di un paesino,simile a quella di tanti altri…e i risultati si vedranno dopo anni e anni di insistente EDUCAZIONE ALLA SALUTE.
voliamo basso ragazzi, non v’è alcun bisogno di sfoggiare cultura su questioni così delicate.siamo forse il frutto di intere generazioni di ubriaconi?più che la psicoanalisi bisogna conoscere la storia.
no io nn penso che siamo il frutto di generazioni di ubriaconi, ma nn possiamo nasconderci dietro un dito.
Ognuno ha la sua esperienza “lettese”, io minima nn essendoci quasi mai,ma x quel po’ che vivo quando ritorno mi rendo conto che la situazione è al degrado fra i giovani adolescenti.Non siamo GLI UNICI,ovvio,ma ovunque ci si attiva x offrire spazi e opportunità.
Sicuramente negli ultimi anni qualcosa è stato fatto,aprire la ludoteca,offrire ripetizioni…e quant’altro.
E poi credo che la cultura e la formazione su settori specifici siano un ottimo strumento e punto di partenza x costruire qcs
E’ senz’altro un punto di partenza parlare di educazione alla salute partendo dalle scuole arrivando alle famiglie,ma non sono d’accordo con te quando di parla di una psicologa comunale, o meglio l’idea non attecchirebbe nella nostra realtà.
E’ assurdo pensare che in un paese di poco più di tremila amine chi ha problemi si possa rivolgere ad uno psicologo,specie, se messo a disposizione dal comune.
C’ è ancora il pregiudizio che chi si serve dello psicologo è matto,chi si serve dello psicologo ha un problema.
SE qualcuno riconoscesse di avere un problema di qualsiasi natura essa fosse dall’alcool alla droga,alla deviazia alla violenza in famiglia già avrebbe compiuto un primo passo,ma la realtà di un piccolo centro impedisce questo puoichè si è additati….divendo oggetto di stigma sociale.
Prima di pensare ad uno psicologo messo a disposizione del popolo dal comune ci sono una marea di passi da fare,inanzittutto EDUCARE la gente che avere un problema in famiglia non E’ UNA VERGOGNA o UNA PUNIZIONE DIVINA PER QUALCOSA DI SBAGLIATO CHE SI E’ FATTI IN QUALCHE VITA PRECEDENTE.
luciana conte
RISPONDO A METISTO
mi sono imbattuta con te varie volte,per questioni riguardanti il sociale,credo chi parli di problematiche che ha studiato ,vissuto,confrontato e fatte proprie non sfoggi necessariamente cultura,ma parli dellle proprie esperienze e credo che proprio questo era anche l’intento di alessia…ma come il mio del resto.
Una cosa mi colpisce di te,credo che tu sia molto più giovane di me,vivi forse più da vicino la realtà giovanile lettese
a me fà una tristezza immensa pensare che si parli dei giovani come un campione umano irrecuperabile.
Io credo che da noi,al di la della droga,alcool,follia ci sia una BELLA GIOVENTU’ LETTESE e ne è la prova i confronti nati su questo blog.
Lettomanoppello caspita non è solo droga,alcool, devianza non può un numero di persone condizionare una realtà sociale facendoci definire come una succursale di san patrignano.
METISTO,VENIAMO DA UNA CULTURA DI BEONI…PUODARSI ,MA ANCHE DA UNA TRADIZIONE DI LAVORATORI,AMANTI DELLA MUSICA,DELLA POESIA ,DELL’ARTE…CERCHIAMO TANTO PER RIMANERE IN ARGOMENTO DI VEDERE IL BICCHIERE MEZZO PIENO.
LETTOMANOPPELLO HA UNA BELLA GIOVENTU’ E MOLTI SI SONO FATTI CONOSCERE ANCHE IN QUESTO BLOG,USCENDO DAI BARRRRRRRRRRR
Prova a essere più realista. Ci chiediamo c’è il problema a Lettmanoppello?
Risposte:
-1 siamo ipocriti sappiamo che il rpoblema c’è, ma diciamo a tutti che le cose vanno bene, ma così mentiamo a noi stessi, diamo un’immagine distorta della nostra realtà, e chi purtroppo viaggia male continua a viaggiare male.
-2 prendiamo atto della situazione ma ci rassegnamo, pensando che sono questioni che devono affrontare altri (famiglie, Servizi sociali, o altro).
3- SAREBBE AUSPICABILE, abbattiamo le cortine del disagio, della paura, di quello che gli altri possono pensare e iniziamo a FARE. Bisogna fare qualcosa. E’ vero i disagi ci sono e derivano da veri aspetti, e la PREVENZIONE diviene l’obiettivo secondo me fondamentale. Se capiamo che il male parte perchè i ragazzi stanno sulla strada, cerchiamo di torglieli e di metterli dove è più opportuno: ludoteca, palestra, sport, oratorio, e tutto ciò può avere un’influsso culurale.
Scusate il ragionamento terra terra, ma credo che è evidente che qualcosa non va, altrimenti non staremmo nemmeno qui a parlare….ripeto bisogna impegnarsi a FARE tutti insieme, famiglie, associazioni, istituzioni, scuola.
Giuseppe Ferrante.
Ciao Luciana,sono d’accordo con te sul fatto che la psicologa comunale sia vissuta come una presenza ingombrante e che ci sia ancora vergogna e stigmatizzazione…io cmq proponevo una figura scolastica.
E’ poco e forse utopico ma istituire ad esempio una buca delle lettere al’interno degli edifici scolastici in cui raccogliere bigliettini anonimi x esporre o quantomeno accennare a situazioni più o meno discutibili potrebbe essere un primo passo.
Un piccolo esempio forse può chiarire le idee…
ricordo che alle medie una mia amichetta con problemi pesanti in casa si confidò con me,nn sapeva a chi rivolgersi…innocentemente le dissi di chiamare il Telefono Azzurro…avrò avuto forse 12,13 anni…non aggiungo altro…
Caio Alessia..quello che dici lo condivido..nella nostra realtà alcune figure, iniziative vengono prese con una certa distanza. Proprio per questo forse sarebbe il caso di prendere iniziative mirate a cambiare di netto lo stato delle cose altrimenti sarà sempre così. Non dobbiamo preoccuparci del fatto che la psicologa a scuola potrebbe essere vista male..se è utile per i ragazzi si deve introdurre questa figura..è solo un esempio, voglio dire che bisognerebbe avere il”coraggio” di prendere iniziative che sono utili anche se a qualcuono possono non piacere.
cosa significa togliere i ragazzi dalla strada? il problema è l’illegalità data da leggi proibizionistiche, e a causa di queste leggi le famiglie sono in frantumi.
mi intrometto nonostante il commento non sia rivolto a me…
scusa mefisto ma come fai a dire che le leggi siano il problema???
sono d’accordo sul fatto che l’eccessivo proibizionismo non fa altro che alimentare la criminalità nascosta senza risolvere il problema alla radice…ma se un giorno tuo figlio spacciasse tu daresti la colpa alla legge?
non credi che dovresti interrogarti su dove hai sbagliato come padre?
Il problema quando c’è è sempre nell’individuo,nella sua storia e nella sua famiglia.
Non è il proibizionismo che ci porta sulla cattiva strada,ognuno di noi fortunatamente ha la possibilità di SCELTA.
E ammesso che qcn in condizioni più disagiate questa possibilità non ce l’abbia..beh la causa del problema sarebbe da ricercare proprio in quelle stesse condizioni.
il problema lo trovi nei padri e nelle madri che si prostituiscono per un posto di lavoro il problema è nella politica. plaudo tutti i ragazzi che si rifiutano di vendersi ed emigrano.ricordatevi che vi sono dei genitori che non hanno la coscienza rattrappita.
Ciao Mefisto,
i problemi non dipendono solo dalle leggi, ma soprattutto da quello che ogni giorno ci circonda, ed è sempre stato così. Il disagio nasce da una determinata condizione e mi pare logico che, per eliminare il disagio bisogna rintracciare, analizzare ed estirpare quella condizione negativa. Per fare questo, visto che non abbiamo “poteri legilsativi”, dobbiamo agire diversamente creando una sinergia che possa contribuire al miglioramento. Infine ci tengo a sottolineare che la violenza giovanile, il disagio, il lassismo, e tutto ciò che di negativo avvolge il mondo giovanile, dagli anni del dopo guerra ad oggi sono stati sempre presenti -a tal proposito ti consiglio di leggere “ragazzi di vita” o “una vita violenta” di Piepaolo Pasolini- e la responsabilità è sempre stata di chi è rimasto a guardare e di chi potendo fare qualcosa non ha fatto niente.
e cosa c’entra ora ammazzarsi di lavoro???
è garanzia di essere bravi genitori???
ma dai…se dobbiamo discutere seriamente è un conto…se dobbiamo invocare i politici x giustificare i comportamenti antisociali allora stiamo ridicolizzando l’esistenza stessa di questo forum!!!
Scusa Mefisto, ma non ti seguo più. Parli di troppe cose contemporaneamente…! Il disagio sociale è una questione, la meritocrazia è altra cosa.
Ragionare a 360°un’ottimomo, girare intorno al nocciolo della questione non penso sia una buona cosa.
ti leggo sempre molto attentamente e credo che ci sia molto di più di quello che dici dietro le tue parole…ecco tu sei una di quelle persone con la quale mi piacerebbe confrontarmi fuori dal forum,perchè nel tuo parlare a volte contorto vedo MOLTO di più.
ALESSIA
Ti potrei parlare di un episodio successomi direttamente lo scorso anno scolastico.
La scuola al di là di quello che si voglia far credere non è pronta a fronteggiare le problematiche del disagio giovanile,forse perchè gli insegnanti presenti(provenienti da lauree di vecchio ordinamento) non vengono da una formazione fatta a 360° comprendenti solo materie d’insegnamento e non con basi psico-pedagogiche .
Molte volte si trovano in situazioni che non sanno gestire,specie se ci sono casi problematici in classe con situazioni di disagio familiare gravi(tossicodipendenza,alcooldipendenza,disoccupazione).
Ho assistito ad un episodio in cui gli insegnanti di fronte a denuncie fatte da genitori avevano timore d’intervenire delegando o il genitore stesso o il preside,appunto perchè si aveva paura di esporsi.
La presenza di un mediatore con funzioni da psicologo sarebbe una buona idea,ma ti ricordo nuovamente che lo “strizzacervelli”viene visto come una figura da tenere alla larga perchè può sapere e DIRE AD ALTRI il tuo problema.
Bisogna formare gli insegnanti affinchè sappiano ricoscere ed intervenire sul disagio,poichè questi rappresentano delle figure non estranee all’ambiente scolastico e quindi oggetto di “confessioni”.
GIUSEPPE
Io non ho mai negato che in paese ci fossero delle problematiche sociali,tanto è vero mi sono trovata coinvolta in prima persona a parlare con i ragazzi in incontri organizzati dala parocchia,ma lo facevo anche durante il catechismo,parlando di problematiche presenti sul territorio, però non mi vaa quando si catalogano i ragazzi di lettoamoppello solo per le caratteristiche negative,eludendo il positivo che c’è in ogniuno di loro.
RIFACCIO UN DISCORSO RETORICO,E’ VERO CHE BISOGNA PREVENIRE,EDUCARE,COMBATTERE,TROVARE ALTERNATIVE….MA MAI
E M A R M A R G I N A R E. Fermiamoci qualche volta a parlare con chi è hai margini della società!
luciana
Ciao Luciana,
Certo che nei ragazzi c’è del positivo, ma sai benissimo che la natura dell’uomo “tende ad andare verso un dove”. E’ un po’ come la storia di pinocchio col gatto e volpe: dobbiamo fare in modo che i ragazzi tirino fuori il meglio e questo significa che dobbiamo essere più forti di chi invece vuole tirare fuori il peggio.
Sul fatto di non emarginare, io faccio sempre l’esempio della vetrina del negozio: dietro la vetrina c’è un manichino, un pezzo di plastica vestito con abiti dal valore di centinaia di euro, mentre dall’altro lato c’è il barbone, il mendicate con i suoi stracci puzzolenti. Chi ci chiede di più? Io solo solo che il manichino è sempre al suo posto e il barbone pure…!
Ciao giuseppe Ferrante.
attenzione al “dobbiamo fare in modo che i ragazzi…ecc”. Noi dobbiamo fornire solo strumenti. Se gli adolescenti si rendono conto che stai cercando di “tirarli”, da una parte o dall’altra, reagiscono con un rifiuto, mentre è essenziale renderli consapevoli di poter fare da soli…In una qualsiasi forma di supporto -psicologico, sociale ecc.- non bisogna dimenticare che sono loro al centro dell’attenzione, non ciò che noi vorremmo tirare fuori da loro. Ascoltare, sostenere, ma poi dare gli strumenti perchè possano esprimere davvero la propria personalità e camminare con le proprie gambe.
Ciao “cara” Anna,
il mio “tirare fuori” è rivolto essenzialmente a 2 aspetti:
1- non va abbassata la guardia e non dobbiamo pensare che stiamo facendo il massimo:sono molte le iniziative che hanno una valenza positiva, ma come è evidente ci sono molte risposte negativa. Allora cosa non va?.
2- nenche “il tirarli da una parte o dell’altra” è la cosa a cui volevo alludere.
Sono convinto che i ragazzi vanno supportati e incentivati a saper decidere da soli, solo che può capitare “l’anomalia”, cioè quando il ragazzo consapevolmente vuole fare qualcosa di sbagliato, percorrere una strada cattiva: credo che in questo caso l’unica cosa da fare è agire energicamente e con decisione.
il disagio non è dato dalla solitudine ma dai rapporti. quello che viene a mancare è la capacità di cercare nelle sfumature,e questo genera rapporti carichi solo di collere e di ipocrisie.il male sta nel sistema capitalistico e l’anomalia sta nel sistema non nei ragazzi.non puntiamo il dito contro chi decide di fumarsi uno spinello ma abbracciamoli e lottiamo affinchè essi possano farlo senza doversi nascondere.
MEFISTO….ho riletto più volte il tuo commento….attonità!!!!!!!!!!!!!!! veramente credevo che per formazione,fossi io quella utopica per antonomasia,ma mi devo ricredere…e quando si fanno discorsi di sistema e capitalismo mi scendono le braccia.Il sistema ti ricordo che siamo noi,io tu insieme a qualche milione di persone…quando tu parli di sistema sembra una cosa avulsa da noi…..capitalismo…ultimamente ho letto e rivalutato marx,ma credo che molte volte storpiamo il suo pensiero ad nostro uso e costume..usandolo come meglio ci conviene.
Tu sei una persona che personalmente stimo molto,e credo che molte volte il tuo dire è una sorta di provocazione…è come se volessi dare uno scossone per muovere altro.
Non mi dire che che la solutudine,l’emarginazione non portano ad essere più deboli rispetto rispetto al disagio sociale in genere.
Chi usa droga,inizie per gioco,molte volte è per curiosità,fare gruppo trovandosi in una situazione che poi non riesce più a gestire,divenendo limitato non solo nell’agire ma anche nella cerchia delle amicizie.Solitamente l’emarginato,tossico,matto( li cito sempre perchè sono parte di me) il detenuto è circondato solo da persone simili.Spesso mi sono chiesta e non solo perchè la mia formazione mi ha portato a farlo,se i tanti ex ragazzi abituati a delinquere,dopo essere usciti dal carcere avrebbero trovato persone diverse ad accoglierle la loro vita sarebbe potuta mutare.
Invece non è così,chi è in una situazione di disagio,difficilmente è in compagnia,e se lo è ,è solo con persone simili.
La solitudine,unita all’ignoranza è il grande male del nostro secolo.
La collera e l’ipocrisia può essere superata dal sentirsi cmq oggetto di attenzione,positiva o negativa che sia…l’indifferenza no.
Il discorso dello spinelli,non lo condivido in modo assoluto,sia perchè vivo la situazione di chi ha iniziato con uno spinello…e sia perchè chi si rifugia in una situazione artificiale,qualsiasi essa sia…è solo…anche in mezzo ad un mondo intero.
luciana
ho letto molti commenti delle amministrazioni su pdn
per recuperare i soldi della mancata entrata dell’ici, le amministrazioni invece di pagare spese inutili taglieranno per il sociale
cioe’ ai deboli verra’ a mancare ancora di piu’ il sostegno da parte delle amministrazioni locali per colpa di un governo che diceva di voler aiutare i deboli
uno scandalo ma vabbe’…….spero me lo permetterai di dire che lo trovo uno schifo anche se nn sono a lettomanoppello
Ieri volevo rispondere a Mefisto, ma avevo problemi con la connessione. Sono lieta che lo abbia fatto Luciana, ma vorrei aggiungere una riflessione sul concetto di dipendenza.
Un mio carissimo amico, che ho conosciuto quando ormai era uscito dalla droga, mi disse che quello che ti spinge a farti è prima di tutto “una rabbia sconfinata”. La non accettazione della propria situazione (soprattutto familiare: qui il sistema può passare in secondo piano) è alla base della vera dipendenza, che non è fisica ma psicologica.
Se le cose stessero diversamente, lo “spinello” probabilmente non sarebbe un dramma, visto che -normalmente- non provoca crisi di astinenza paragonabili a quelle da droghe pesanti (ma Luciana mi impressionò una volta, raccontando di un paziente che aveva manifestato i sintomi della schizofrenia proprio a partire da una canna, ed è una cosa su cui riflettere…).
Credo però che sia necessario investigare sulle cause del consumo di droghe, leggere o pesanti che siano…e credo anche che la prima causa non sia la curiosità o la voglia di fare una bravata, quanto un disagio più profondo, la volontà di fuggire dalla propria realtà (anche quando i ragazzini si illudono di trovare accoglienza in un gruppo…in cui però per entrare devi farti le canne per forza!) e una personalità fragile, incapace di stare in piedi da sola, dunque predisposta alla dipendenza.
quindi io casualmente stasera potrei imbattermi in una canna?
ma dai…io spesso mi sono ritrovata in gruppetti in cui la canna (e anche altro) erano la regola,ma non ho mai avuto nè curiosità nè bisogno o voglia.
Evidentemente la casualità su di me non ha avuto effetto.
Mefisto attento con queste provocazioni pungenti xchè un giorno potresti rinforzare comportamenti inopportuni in qualche giovincello,sono convinta che in fondo sei d’accordo con tutte le riflessioni che sono state fatte qui sopra.
Ps.godetevi Grignani anche x me!ahahahah!
asilo,elementari,medie,poi improvvisamente ci si ritrova sballottati a pescara o chieti o popoli dove se si è sfortunati ci si ritrova a far parte di un gruppo che fa uso di droghe o di alcol.
MEfisto
è stata forse una casualità,ma l’accoglienza del mio paziente scortato dalla polizia penitenziaria l’ho fatta io.
Andrea non aveva ancora 18 anni,quando è arrivato nella mia struttura scortato da 3 agenti,poikè definito soggetto socialmente pericoloso.Lui è stato un campioncino del ciclismo a livelli nazionali,ma di botto dopo uno spinello,fumato durante un campeggio ha iniziato a manifestare comportamenti antisociali poi è stata fatta la diagnosi “Schizzofrenia paranoidea”.Andrea era la prima canna che ci faceva in vita sua,da quella sera la sua vita è mutata;si sentiva minacciato,inseguito,tutti tramavano contro di lui,tanto che ha deciso di massacrare di botte mamma,padre e sorella minore.Diventato una furia umana e non potendo neanche farmacologicamente controllare la sua rabbia è stato arrestato ,dopo 2 mesi di carcere è venuto da noi.
Emiliano,3 di quattro fratelli,una sola canna…”disturbo borderline”,credeva che fosse stato adottato ,perchè una voce apparsa all’improvviso di diceva questo.Arrestato dopo aver spaccato casa e picchiato la madrea con cui viveva e portato da noi,dove x mesi ha richiesto l’analisi del dna,x vedere se la sua voce dicesse il vero.
Giampiero,italo-americano…lo riconosci perchè porta sempre le cuffiette con musica assordante per coprire la voce di un suo amico,conosciuto a new york 30 anni fà,gli fece fare uno spinello e da quel giorno la schizzofrenia unito al bipolarismo si è impossessato di lui.La CANNA..unica della sua vita la fece a 14 anni,ora ne ha 44 e non ha smesso più di sentire quel suo amico che è morto 15 anni fà.
Potrei continuare Mefisto parlandoti di Adamo, Marco, Sonia, Vanessa, Silvia…….ma potrebbero essere TUTTE CASUALITA’
VI RIPETO PASSATE UNA SOLA GIORNATA CON ME…E CAPIRETE
Come no Luciana, durante l’inverno i tuoi convegni in oratorio erano interessanti, e soprattutto molto forti e davvero in grado di far riflettere. Purtroppo questi sono gli effetti devastanti dell’uso di droghe che ci fanno capire come sia fondamentale distogliere i ragazzi da questa “casualità” agendo prima e non dopo, con una forte attività di prevenzione.
Ciao Alessia, per quello che ne so io mi pare di no. Esiste un centro di ascolto L.A.A.D.(Lega Abruzzese Anti Droga) che è stato inaugurato da più di un anno ma non ha mai funzionato…perchè…impossibile saperlo…!
Alessia
un bell’incontro ci fù molto tempo fà,alla teleferica con il dottor Cordova,un bell’incontro il cui testimonial vi sembrerà stranissimo ma era ‘NDUCCIO ( è molto impegnato nel sociale e spesso partecipa a questi incontri sfruttando l’attrattiva della sua popolarità), ce ne fù un altro presso il ristorante la noce,con il dottor Galante sull’alcoolismo e il disagio giovanile.
Il fatto Alessia che quando ci sono queste tipologie di incontri difficilmente c’è una presenza giovanile cospicua, in molti pensano che non abbiamo bisogno di consigli( per molti è data dalla spavalderia dell’età che ci si crede impermeabili a tutto) ci si trova gente anziana, di mezza età e qualche giovane.
Io spesso ho usato il circuito chiesa,oratorio perchè i giovani che venivano e ne erano davvero tanti ,chi per un motivo e chi per un altro , non sempre xchè ferventi cattolici,per intenderci…..tornavano a casa pieni di domande…e il chiedersi è RIFLETTERE E CHIEDERSI.
Spesso ho incontrato molti genitori che mi chiedevano di cosa avessi parlato perchè i figli erano desiderosi di tornare di nuovo.
I ragazzi sono un grande potenziale umano,ma sentono, captano quando “li vuoi fregare”…nel senso che quello che fai non è per il puro piacere di condividere una esperienza di vita, ma un modo per ottenere qualcosa, per giudicarli o per puntare il dito.
Ciao ciao ALESSIA……è un vero peccato non averti conosciuto prima
luciana
Lucià, non sapevo di queste iniziative che se rirpoposte non possono che fare bene. Però ci vorrebbe qualcosa di più continuativo nel territorio che davvero venga sentito vicino dai ragazzi e dalla popolazione in generale. L’incontro saltuario pur positivo, non riesce a diventare punto di riferimento.
Non mancherà occasione di beccarsi di persona sia con Giuseppe che con Luciana (anche se te Luciana non penso di conoscerti neanche di vista)…cmq facevo questa domanda xchè io oramai mi sono allontanata dalla chiesa da moltissimi anni,nonostante abbia trascorso lì dentro tutta la mia infanzia,e paradossalmente ora da “atea” penso che sarebbe meglio organizzarli in contesti diversi.
Qui a Roma ho frequentato il servizio della Caritas che si occupava dei detenuti di Rebibbia e la mia esperienza è stata negativa xchè fra le tante cose negli incontri di formazione non mancava occasione x sviolinare la dottrina cattolica…Non conosco il modo in cui si svolgono gli incontri all’oratorio quindi non sto giudicando,mi era solo sorto questo dubbio.
Nn è detto che s debba aiutare solo se motivati da certi principi e forse l’idea che l’aiuto venga dal circuito chiesa e dai suoi contorni contribuisce ad allontanare ancora di più il classico spaccone…credo.
Ciao Alessia,
devi considerare che Lettomanoppello è un piccolo paese e chiaramente ogni iniziativa intrapresa va sostenuta. Non so da quando manchi o se sei tornata ultimamente, ma c’è un forte appiattimento sociale, fenomeno purtroppo sempre più vistoso e aggiungo pericoloso.
Al di là di opinioni personali non ho una preparazione che mi consente di capire fino in fondo tali problematiche. Con questo voglio dire che l’importante è fare qualcosa per evitare il peggio, e in oratorio gli incontri sul tema della droga svolti da una persona preparata ed esperta in tale materia, -Luciana Conte-, hanno rappresentato davvero una goccia d’acqua nel deserto.
non lo metto in dubbio,non stavo sminuendo nulla anzi sono rimasta piacevolmente colpita xchè non me l’aspettavo che finalmente il paese si svegliasse dal sonno beato in cui era calato.
Suggerivo però la possibilità di ampliare il bacino d’utenza anche a chi non frequenta un certo tipo di ambiente.Penso sia un’azione troppo limitata a una cerchia ristretta di ragazzi.L’oratorio purtroppo non raggiungerà mai certi individui,la scuola si.
Io poi fantastico sempre sulla possibilità di creare un nuovo spazio,uno spazio neutro o cmq andare a rompere le scatole al preside delle scuole medie x permettere progetti di intervento a scopo puramente informativo.
Sono tante le cose che possono essere fatte…anche predisporre un banchetto nella ludoteca con depliant informativi,opuscoli e (ora si scatena il putiferio) preservativi.Questo potrebbe essere un bel progetto di prevenzione da presentare a chi di dovere x ottenere l’accreditamento x il servizio civile.Perchè queste realtà cosi banali e semplici restano ancorate solo alle città?Io penso che qui nel forum ci sia la stoffa buona x attivarsi nel concreto su un progetto simile,non è detto che si giunga a qualcosa,ma almeno tentarci e ritentarci.Prima o poi la spunteremo.I ragazzi se vengono stimolati senza pregiudizio e lasciati liberi di esprimersi come meglio credono si fanno avanti.Fidatevi che anche il più tossico dei tossici x curiosità si avvicinerà e farà anche qualche domanda.Ho fatto il tirocinio in un centro diurno x tossicodipendenti e so di cosa sto parlando.
sin dal tempo dei tempi esiste la marijuana e popolazioni antiche lo fumavano o lo bevevano ed era anche un modo per rinsaldare pace ed amicizia(non era un problema).il problema comincia a sorgere quando un’americano benpensante chiede al governo degli u.s.a.di mettere al bando certe sostanze(una vera manna dal cielo per la mafia).vedete ragazzi, sò perfettamente che anche fumandosi uno spinello può portare alla follia,ma la vera responsabile la troviamo nella proibizione e nel mercato che vi ruota attorno.il fumo che gira è tagliatissimo e questo distrugge le menti,ma,se i ragazzi che ne vogliono fare uso potessero acquistarne in farmacia molti drammi psichici scomparirebbero.se veramente sentiamo questo come problema,dobbiamo lottare contro il proibizionismo perchè è un passo fondamentale
Cara ALESSIA…da cattolica credo che il cristianesimo in primis debba essere vissuto e non solo ostentato con sermoni e moralismo.
Io in questi ultimi anni ho fatto questo ho messo in pratica la parola di Cristo ,più che leggerla sola…il donarsi in modo gratuito senza aspettarsi nulla in cambio.Nel mio catechismo,ho fatto la catechista per 9 anni,con adolescenti ho sempre cercato di parlare di argomenti attuali ,perchè vivere da cristiano è vivere nel rispetto di se e degli altri…ANNA sa di cosa parlo,delle belle iniziative che ci hanno portati al confronto con altre realtà e non solo quelle locali.
Alessia le tue iniziative sono tutte interessanti e non preoccuperti se si parla di preservativi,perchè io l’ho fatto nel mio catechismo,quando mi venivano fatte confidenze sui primi approcci al sesso….poichè prim a di velere bene bisogne volersi bene.
Mefisto,la mariuana entra nella storia dei popoli per motivi diversi,si cercava una sorta di estasi per avvicinarsi alle divinità,un obblio che permettesse di innazarsi al di sopra degli uomini.
Parlare di antiproibizionismo in Italia è ridicolo,perchè non si può da un giorno all’altro impiantare una nuova cultura,ciò porterebbe allinizio ad un uso incontrollato della sostanza,specie su coloro che magari non ne avevano fatto uso solo per timore della legge.
Il fumo che gira come dici tu,ha poko della mariuana,ma molto di droghe di sintesi, che portano a “BRUCIARE” inevitabilmente i neuroni.
Per una sorta di legge di mercato la canna subito dopo viene soppiantata da droghe pesanti…facendo diventare il momento “ludico” del ragazzo che x gioco si fa una canna in una ricerca spasdmodica di roba.
Quello che era un modo di socializzare,fare gruppo,divertirsi ben presto diventa dipendenza da una sensazione di benessere apparente,non siamo più in grado di essere felici,e di godere degli attimi perchè cerchiamo SOLO SOLO SOLO nelle droga la risposta a tutto.
Luciana
Mefisto….ho soluzione ribadisco….una giornata in “azienda agricola…struttura psichiatrica territoriale”
BRUCIARE? beh, ragazzi andiamo piano. Il vizio non è stato mai un partito sano! Questo nessuno lo può negare.
Per quanto riguarda il discorso sulla psicologia posso essere d’accordo, ma quando si usano certe parole bisogna parlare con la cognizione di causa. Bruciare? che è bruciare?! Allora diciamo che un bicchierino di superalcolico ti DEVASTA il fegato (e BRUCIA le cellule celebrali) o che una sigaretta di INCENERISCE i polmoni.
Una persona che ha approfondito l’argomento è Giancarlo Arnao, medico, nato a Milano nel 1926 vive a Roma. Impegnato nella ricerca sulla politica della droga dai primi anni settanta, è stato fra i promotori del Convegno “Libertà e droga”, tenuto a Roma nel 1973. Alla fine del 1987 è stato uno dei fondatori del GORA (Coordinamento Radicale Antiproibizionista), e nel marzo 1989 della Lega Internazionale Antiproibizionista. Membro dell’EMNDP (European Movement for the Normalization of Drug Policy) di Rotterdam e della Redazione di “The Internatìonal Joumal of Drug Policy” di Liverpool. Ha pubblicato numerosi articoli su riviste italiane e straniere, e una serie di libri: “Rapporto sulle droghe” (1976 Erba proibita - Rapporto su hashish e marihuana” (1978-19E ‘988); “La droga perfetta - Rapporto sul tabacco - il dilemma eroina” (1985) (tutti da Feltrinelli, Milano) “Proibito capire - Proibizionismo e politiche di controllo sociale” (1990). EGA Tonno; co-autore con Manconi, L. (a cura di ): “Legalizzare la droga: una ragionevole proposta di sperimentazione” (1991), Feltrinelli. Milano: “Cocaina e crack; usi, abusi e costumi” (1993), Feltrinelli, Milano.
si dovrebbe analizzare meglio l’esperienza olandese o quella svizzera (sull’eroina) e vedere che il numero dei (drogati) non è aumentato.critico l’intolleranza e questi facili schematismi ,questi è inutile discutere perchè io conosco il problema perchè ho studiato e quindi conosco la materia.è buona cosa parlare di aziende agricole se questo significa per i ragazzi occupazione,ma nemmeno questo è facile per i ragazzi di lettomanoppello perchè i nostri amministratori non hanno mai fatto una scelta netta per la crescita del nostro paese: NON SIAMO Né CARNE Né PESCE.resto della convinzione che il solo modo che si ha per affrontare la questione droga è l’antiproibizionismo .
“resto della convinzione che il solo modo che si ha per affrontare la questione droga è l’antiproibizionismo .”
sono completamente d’accordo se si segue il metodo educativo olandese
difatti la fini-giovanardi ha avuto come unico effetto di rimpire le carceri per giustificare poi il successivo indulto
il proibizionismo serve solo a riempire le tasche della criminalita’ organizzata e nulla piu’ e dei poltici che fanno affari con la mafia (tipo schifani, dell’utri ed il nostro amatissimo presidente del consiglio!!!)
l’efficacia tentacolare del proibizionismo polarizza l’enfasi del capitalismo.così non c’è alcuna occasione,dominano i passi:ESCREMENTI.viva la libertà.
qui si dimentica una cosa fondamentale:dietro la droga ci sono IL DISAGIO,I PROBLEMI PSICHICI,SITUAZIONI FAMILIARI DRAMMATICHE!!!
e qui ancora a parlare e riparlare di questa benedetta politica,di questo benedetto proibizionismo!
non stiamo discutendo sulla singola cannetta saltuaria.Qui in paese ci sono ragazzi che vanno al Ser.T!
Ma li vogliamo aprire questi occhi o no?
Ci facciamo gestire la vita dalle cariche alte o abbiamo una nostra personalità?
io se voglio drogarmi xchè penso che la mia vita faccia schifo non sto lì a pensare se Berlusca è d’accordo o meno.
(PS….qui nessuno sta sfoggiando la proprio laurea,ma ognuno contribuisce con parte delle sue conoscenze x pensare a un’azione concreta..d’altronde è questo lo scopo di questo forum).
STEFANO ROSSO,ho usato il termine bruciare perchè molto spesso su questo blog si viene accusati di” VOLARE ALTO”, facendo sfoggio della propria cultura, quindi mi sono permessa di usare uno slang più immediato ma che comunque desse nell’immediato la pericolosità e la quasi sempre irreversibilità del fenomeno.Ti ringrazio per la mole di testi citati,ma STEFANO a volte non bisogna solo citare,leggere,fare copia ed incolla e parlare per sentito dire ma bisogna vivere sulla propria pelle il vissuto di chi per l’uso anche sporadico di droga si trova in un situazione in cui è posssibile tornare in dietro.
MEFISTO….quando parlo di “azienda agricola” al di là del nome non c’è dietro un esperienza lavorativa fatta da pazienti psichiatrici con doppia diagnosi,ma la collocazione di una struttura protetta ( a volte necessità per la protezione ma anche pericolosità del paziente),noi non siamo ne carne e ne pesce PERCHE’ SPERIAMO SEMPRE CHE QUALCUNO SI ADOPERI PER NOI,QUALCUNO CI INBOCCHI IL POSTO DI LAVORO,CHE IL POLITICO DI TURNO NECESSARIAMENTE CI INSERISCA IN UN AMBIENTE LAVORATIVO.
Molte attività lavorative possono nascere con l’imprenditoria giovanile,femminile,con gli sgravi fiscali attuati dalle aziende per i lavoratori svantaggiati socialmente.
Siamo abituati male,perchè cerchiamo nella politica sempre la risposta ai nostri problemi entrando così in uno stato d’inezia in cui non ci si muove perchè forse qualcuno lo farà per noi,si ambisce ai posti “sicuri” anche se non abbiamo ne le capacità e la cultura per farlo
MEFISTO chi si sballa non certo è soddisfatto di quello che ha,che trova che vive,perchè se così fosse tutti quanti ne faremmo uso.
SE si cerca di alterare le proprie sensazioni psico-fisiche con sostanze che possano dare una sensazione di benessere,oblio,loquacità,espensività,onnipotenza forse alla nostra vita in toto c’è qualcosa che non va.
Se ci si muove come automi in cerca della sostanza di turno che ci permetta di poter stare bene,o meglio di poter vivere,perdendo capacità critiche,d’interazione,di relazione,sociali forse qualcosa ci è sfuggito di mano……LA VITA E LA DIGNITA’ NECESSARIA PER VIVERLA ANCHE TRA TUTTE LE DIFFICOLTA’ DI QUESTO MONDO
luciana
Premetto che non sono laureato, ma penso di poter dire la mia.
Partiamo dagli effetti delle droghe: positivi…? non credo….!
In tutti i casi in cui il fisico umano “recepisce” una sostanza, si ha una reazione: si tratta dell’effetto collaterale, fenomeno spesso legato alle medicine, ma anche a tutte le altre sostanze che entrano in contatto con il nostro corpo.
Nella specificità delle droghe, sappiamo che fanno male e negarlo è da ipocriti. Se poi il discorso è traslato sul piano del proibizionismo in virtù di impostazioni politiche, siamo messi male. Basti pensare a come vengono approcciati in Italia tali problemi…..anche li politica è diventa aspetto referenziale (è venuto fuori anche dai precedenti post, e diceva bene Alessia).
Sul modello olandese, so che c’è la possibilità di usare droghe dette “leggere”, ma allo stesso tempo c’è una forte attività di informazione e prevenzione, e i consumatori sono una minoranza.
Esportare il modello olandese in Italia? Non credo sia possibile perchè si profilerebbe una situazione inversa all’attuale dove ancora una volta la politica è la vera protagonista, chiaramente in negativo.
Ragazzi, al di là delle ideologie e delle opinioni sul proibizionismo, cercherò di fare una bella proposta da tutto questo.
Bisogna trovare, secondo me, una soluzione che possa dare i suoi frutti. Difficilmente lì darà nel breve periodo, ma bisogna provarci?
Siete informati sull’argomento?
Qualcuno ricorda quando da piccoli vi spiegavano cos’era la DROGA?
“Non prendere caramelle dagli sconosciuti”, questo è l’emblema della campagna antidroga che ci hanno fatto da piccoli!
Sapete bene qual’è la differenza tra le droghe e gli effetti che provocano? Oppure, come dicono le pubblicità progresso… “la droga uccide”?
Non vi sentite presi in giro dal fatto che ci trattano come ebeti…. sin da piccoli?
Ok, non è che si può fare una rivoluzione a livello statale, ma nel nostro piccolo possiamo informare la popolazione, specialmente dai più piccoli, spiegare bene (chi di dovere, chi ha la conoscenza e le capacità) come vanno le cose e non limitarci a “la droga uccide”! Bisogna dire le cose come stanno! Un ragazzo senza informazione si lascia più facilmente influenzare da un’altro ragazzo (anch’esso senza informazione), pur essendo tutti e due in buona fede.
La maggior parte delle volte non sanno neanche loro cosa stanno effettivamente facendo a se stessi.
“La droga uccide” ma io non sono morto, perciò la pubblicità è una cazzta, perciò continuo a fumare, a bere o a impasticcarmi.
Si deve far sapere a cosa si va incontro, per ogni cosa.
Sarebbe come giocare a poker senza conoscere le regole…. si rischia di perdere tutto se ci vai con tanti contanti! Oppure capisci in tempo come si gioca, ti studi da solo le regole e le tattiche, e torni a giocare. Ma questa volta ti porti solamente i soldi che sei disposto a perdere.
Propongo sin dalle elementari di introdurre un programma di sensibilizzazione sull’argomento, patrocinato dal comune di lettomanoppello, che sia supplemetare a quella ordinaria. Una specie di integrazione all’istruzione.
Caro Mefisto, voglio essere oggettivo, è vero pure che gli unici che hanno provato a fare un’azione in questi termini sono stati proprio quelli della parrocchia, c’è da riconoscerlo!
Il problema sta nel fatto che il problema non venga ne considerato, ne quantomeno, proposto dalle istituzioni “laiche” (nel senso non promotori di un pensiero religioso).
E difficile realizzare una cosa del genere? Secondo me è fattibilissimo. Abbiamo fior fiori di psicologi, fior fori di esperienze vissute all’attivo, fior fior di medici. Che ci manca? L’organizzazione? Non penso. Penso invece che manchi la voglia. Sicuramente non è un’attività così redditizia per un’amministrazione ma ci guadagnerebbe la comunità.
devo rispondere a fabrizio cardinale , come fai a die certe cose su un programma come questo ,fa meno male una canna che l’ alcol , piu dipendenza la nicotina che una canna. allora viva le canne,mi sembra di capire, ti assicuro che nn è come dici tu io purtroppo vedo da piu di 25 anni gli effetti d canne alcl droghe di tutti tipi, vedo genitori piangere che tu neanche immagini nn dico che l alcol fa bene no assolutamente ma certamente nn le classifico come fai tu ragazzi nn credete a cio’che dicono delle canne e delle droghe o alcol voi nn dovete dipendere da nulla vivete la realta’ al naturale senza aver bisogno di nulla x sognare usate il cervello .MI RACCOMANDO A VOI INTELLETTUALI QUANDO SCRIVETE DOVE TUTTI POSSONO LEGGERE STATE ATTENTI A CIO’ CHE DITE XCHE’ L’ ACCESSO A QUESTO BLOG è PER TUTTI ANCHE A RAGAZZI CHE HANNO DUBBI SULLE DROGHE E VOI PIU’ INTELLIGENTI NN ILLUDETELI
Nicola Di Mascio perché secondo te ci sono ragazzi che hanno dubbi sulle droghe? Perché nessuno gliele ha mai spiegate. Hanno solo detto che fa male. Ma in quest’insieme di DROGA ci dobbiamo mettere però tutto… non solo quello che per lo stato è illegale. Sono d’accordo con te, c’è il bisogno di sapere a cosa si va incontro. E penso che noi collettività abbiamo anche il pensiero distorto dall’informazione. Perciò largo agli esperti (non è sarcastica, ma un’invito sincero)
mefisto ora vieni a scrivere bisogna parlarne?ma non avevi manifestato dissenso su qualsiasi proposta ripiegando tutto sulla politica proibizionistica?cmq Stefano Rosso ha centrato il problema che avevo sottolineato,cioè che ogni forma di intervento sul sociale spesso passa solo x le mani della chiesa.
Io personalmente non sto demonizzando nulla,ho 26 anni non sono una rimbambita ottusa,non sono credente,sono circondata da amici che sniffano x passare un esame all’università e da altri che fumano canne come fossero sigarette..ma ho visto anche ragazzi quasi coetanei finiti in cella e poi passati in comunità e sarei stata una FESSA se non avessi rivalutato le mie opinioni sulla questione DROGA.Perchè non la smettiamo di snobbare e proviamo a dialogare senza preconcetti?Nelle altre sezioni mi pare che ci siano persone informatissime sulla questione informatica,amministrazione,leggi ecc…xchè lì si prende x oro colato quanto detto dai cosiddetti intellettuali?
Io più che cultura cattolica qui dentro inizio a sentire ostilità x partito preso verso chi ha una preparazione nel campo psicologico.Non riesco a capirne il motivo sinceramente e penso che mi stia confrontando con persone anche adulte e padri di famiglia.Sono veramente delusa.
Alessia, Talete:
mi date una vostra opinione sulla proposta che ho cercato di tirar fuori qualche post fa? E’ fattibile? Cosa e quanto ci vuole per realizzarla? Alessia, io non sono deluso, perché quantomeno c’è un confronto tra persone e non solo ipocrisia e frasi fatte.
Alessia e Stefano hanno ragione sulla priorità dell’informazione. I due piani di intervento (bambini, attraverso le scuole; adulti e giovani, attraverso tutti i canali che Alessia ha elencato) dovrebbero essere paralleli.
Si potrebbe pensare ad una collaborazione da parte di psicologi ed assistenti sociali (mi vengono in mente Alessia, Luciana, Donatella, credo anche Marianna Di Biase…ce ne sono vari a Lettomanoppello), che potrebbero mettere a disposizione un paio d’ore a settimana a testa.
Già avevo fatto questa proposta…però vorrei allargare un po’il discorso, perchè quello della droga non è l’unico problema che abbiamo qui. Bisognerebbe fare una campagna informativa su vari problemi sociali:
1. capita spesso di trovarsi alle prese con ragazzi e bambini che hanno situazioni familiari drammatiche (e questo predispone ai problemi di cui sopra), e una persona comune, che non ha NESSUN tipo di preparazione in questo campo, ci mette un po’ a capire come comportarsi. Sono rimasta allibita quando mi hanno detto che nel 2008, in questo paese (non in Africa) esistono ancora mariti che picchiano le mogli… Ci vorrebbe un consultorio, o qualcosa del genere.
2. stesso discorso per i diversamente abili, o per chi soffre di malattie rare (fisiche o mentali): ci sono persone che all’improvviso spariscono dalla circolazione e poi si viene a sapere che hanno problemi seri di salute. A questo punto, sono sempre la famiglia ed i conoscenti stretti ad occuparsene.
Una singola persona, dall’esterno, ha spesso dubbi su come aiutare (c’è anche la paura di essere inopportuni), ma se ammalati e famiglie potessero chiedere aiuto ad una struttura o ad operatori qualificati non si troverebbero più così emarginati.
3. Un altro argomento (questo non lo definisco “problema”, anzi può avere risvolti molto positivi) da affrontare sarebbe offrire anche agli stranieri (soprattutto extracomunitari) residenti nel comune la possibilità di socializzare ed integrarsi: so che nella scuola primaria già si fanno diverse cose, ma per quanto riguarda la vita di tutti i giorni ho l’impressione che alcune famiglie siano piuttosto “defilate”. Sarebbe bello organizzare giornate di scambio culturale, che ne pensate?
dietrologie,deontologie professionali,ma l’esperienza di chi ha fatto uso di stupefacenti dove la mettiamo?in confronto all’uso smodato che si ha di alcol il problema spinello è marginale, e se anna si chide come mai a lettomanoppello si picchiano le mogli,la risposta la trova affrontando il problema alcol che è il vero dramma.siamo e forse lo siamo per retaggio un paese, alcolista.
Se le droghe servono ad “aiutare” chi è in difficoltà, rifugiandosi in esse….la Chiesa e le religioni a cosa servono? Non è forse anche il credere un modo per allontanarsi dalla realtà e di andare alla ricerca di una via più facile per vivere? Quel’è il vantaggio reale che mi porta la religione?
Essere cristiano…ok…ci posso comunque stare, perchè Cristo ha potuto dare anche dei buoni modelli di vita.
Essere cattolico vuol dire essere ipocrita…la Chiesa cattolica non paga le tasse, ostenta ricchezza, il Vangelo secondo Matteo recita “E’ più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”…ma poi si vede il Papa uscire nei suoi dicorsi con abiti e gioielli la magliaia di euro…..per fare il battesimo? offerta…ma con un minimo…ricordo che qualche anno fa venivano chieste almeno 50 euro…sennò niente da fare.
E io dovrei prendere consigli di vita da chi è all’interno di questo gruppo e si fa prendere in giro!??! NO. Come si fa a fare lezioni sui preservativi se poi è l’istutuzione religiosa stessa che non vuole che si usino!?!? Non capisco.
Nel 1995 in una conferenza la delegata vaticana Mary Ann Glendon disse: ” La Santa Sede non appoggia in alcun modo la contraccezione o l’uso dei profilattici, sia come sistema di pianificazione familiare sia nei programmi per la prevenzione dell’HIV/AIDS.”.
Sappiamo i danni storici che ha fatto la Chiesa…crociate, inquisizione, libri proibiti….a proposito, Galileo è uscito di galera? Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II ha chiesto perdono “per i peccati dei cattolici attraveso i secoli”. Nella “Gionata del perdono” però ha chiesto perdono a Dio…non alle vittime. ASSURDO!
Le soluzioni non si trovano affidandoci a cose inventate. Poi si finisce per credere nelle streghe….attenzione credere, ma soprattutto, far credere. Perchè secondo voi la gente in difficoltà cerca le soluzioni in persone come quelle che in tv fanno le carte, maghi o roba simile? Perchè quando si è in difficoltà si perde il senso della ragione, ci si affida a chi dice…”vieni da me se vuoi una mano, se vuoi che tutto si risolva”. Io propongo ai cattolici di rileggere le parole di Cristo, degli apostoli…in modo che, pur credendo, ci si renda conto di stare dentro un’istituzione corrotta.
So dell’esistenza di un centro di ascolto a Lettomanoppello, sapete dirmi se è aperto? se è mai stato aperto?
Cosa si fa per creare attività per i giovani a Lettomanoppello? So poi, vivendo in questo mondo, nella vita reale, che da quando lo Stato a messo leggi più repressive equiparando le droghe leggere alle droghe pesanti,il numero di persone che fanno uso di queste ultime è notevolmente aumentato. La scuola può essere uno dei mezzi migliori per far capire i danni delle droghe, alcol compreso, il quale è molto ben pubblicizzato nelle televisioni, nei media in generale; le rubriche sui vini ormai sono un’ossessione. Una volta mi è capitato di sentire…non so se anche a voi…la rubrica forse era “Gusto”…”questo è un vino adatto ai giovani”…ma sono pazzi? L’alcol è una delle principali cause di morte (diretta e indiretta) in Europa e nel mondo…voglio chiedere ai “buonpensanti”…siete astemi? Spero di si. Potrete ribattere: “ma un bicchiere ogni tanto va anche bene”……”anche una canna ogni tanto”. Non ci si deve solo affidare a cos’è legale e cosa non lo è per sapere se è bene fare una determinata attività.
Spero che voi di LiberaScelta possiate cambiare le cose, creando un’idea nuova (anche diversa dalla mia…abbastanza estremista) e permettendo a giovani e non giovani di vivere una vita di maggior qualità e consapevolezza.
@fabrizio
sì ci sono, per lo più albanesi, macedoni, e provenienti da Paesi musulmani. Sono brave persone, non sarebbe sbagliato cercare di farli sentire più accolti.
@mefisto
hai perfettamente ragione sull’uso smodato di alcool, ma io credo più alla responsabilità delle singole persone (o anche nuclei familiari) che alla genetica…forse tu intendi proprio questo. L’ideale sarebbe agire su tutti e due i problemi, non credo serva minimizzare sulle “canne”.
@galileo galilei
perchè questo attacco frontale contro il credere? tu non condividi, ma non puoi entrare nella testa di uno che crede, dunque non puoi sapere che motivazioni ha… la fede ti porta a fare un discorso opposto a quello che fai tu: non è un modo per fuggire, ma per entrare nella realtà senza negarne nulla, non scaricando su altri la sofferenza ma guardandola in faccia, perchè sai che ha un senso e non sei solo a portarla, e a volte caricandoti dei pesi degli altri come Qualcuno ha fatto con te.
Per me e per tanti altri non si tratta di cose inventate, ma di realtà concreta che si vive e per cui si vive. Io credo che la Chiesa è stata inventata da Gesù, come comunità in cui ognuno dovrebbe sentirsi a casa…capisco che questa immagine spesso discorda da quella reale, ma mi sento chiamata in causa, perchè mi sento parte di questa comunità.
Per finire, molti giovani (anche ex tossici) hanno trovato una nuova vita proprio dandosi un senso, cristiano oppure semplicemente laico: hanno ritrovato la capacità di reggersi in piedi da soli, senza droghe o alcool o altro, iniziando a sentirsi utili e spendendo il proprio tempo per gli altri. Per te questo vuol dire crearsi un mondo a parte?
e che si dovrebbe fare per gli albanesi a letto?
magari una festa locale delle tradizoni del paese con l’aquila a 2 teste?
galileo nn facciamo troppe polemiche sul vaticano, si sa che e’ una istituzione che succhia soldi allo stato italiano (9 miliardi di euro l’anno) e li toglie a chi ne avrebbe bisogno per pagare cose inutili come insegnanti di religione o cotruzione di nuove chiese ma che ci vuoi fare?
ogni Paese ha il suo freno a mano, in italia abbiamo quello pero’ c’e’ gente che ha sentimento altruisitco e religioso e pone il proprio tempo a disposizione degli altri e magari se offendi le sprecarie della chiesa se ne risente
quindi facciamo che si puo’ criticare una istituzione inutile ed ipocrita come il vaticano ma nn offendiamo la religione che merita rispetto nonostante certi amministratori….e che Dio abbia pieta’ di loro e gli italiani gli tolgano l’8 per mille
Ciao ragazzi!
sono d’accordo con la proposta di un incontro con gli stranieri presenti nel nostro comune…mi sembra già di averlo scritto da qualche parte. Sarebbe un modo per crescere, per far capire a tutti come loro sono arrivati qui, per far scoprire nuovi pensieri, ecc ecc. Sarebbe un discorso adatto alle scuole, ma da proporre anche come incontro pubblico aperto a tutti.
Non sono d’accordo con Anna quando dice che il credere è un modo di “entrare nella realtà senza negarne nulla”…..scusa…ma Dio non è una figura astratta, forse la figura astratta per eccellenza? Naturalmente io non voglio entrare nel merito di questa discussione, era solo una mia riflessione. Ognuno crede in ciò che vuole!
Questi giorni cercherò di informarmi di più sul centro d’ascolto aperto (?) nel nostro comune. Io non l’ho mai visto aperto. Durante l’inaugurazione era presente un’ambulanza che permetteva ai genitori di portare i loro figli a fare il drug test; ai genitori o direttamente ai ragazzi (naturalmente). Non capisco l’utilità di questa cosa, e mi sembra infatti che sia stata un flop. Ho scritto già che la soluzione delle cose non sta a valle, ma a monte. E’ sicuramente utile risolvere problemi già esistenti, ma ancora meglio è minimizzarli in partenza.
Il problema della non conoscenza da parte dei giovani è fondamentale. Pure fondamentale è permettere ai ragazzi di fare sport, suonare, ecc. Cercare, ad esempio, di acquistare degli stumenti musicali per le scuole. E’ stato pubblicato l’articolo sul “gioco dei 9″, e sono ben 500.000 euro. Qualche migliaio di euro si potrebbe investire in attività per i giovani (e non solo). Anzi, magari imparare ai giovani la progettazione degli edifici, visto che questi nostri architetti non sono molto bravi! si lamentano tutti! ;-P
investire nel sociale significa cambiare le priorità, non è più possibile mettere così pochi fondi per la cultura, ma perchè ciò accada c’è bisogno di gente giovane ai posti di comando,persone con prospettive diverse. siamo governati da persone arcane.
STEFANO ROSSO vedi un pò la nuova campagna pubblicitaria anti droga che andrà in onda a fine mese……la televisione la usdato lo stesso termine fuorviante……POTEVO CHIEDERE I diritti d’autore!
Cara talete, hai colto proprio il punto. La mia critica era soprattutto per questo tipo di pubblicita’…mica spiega qualcosa, no!
Ci trattano solo come ebeti! Con simpatia, spero che i diritti di autore tu non li voglia veramente… io non me ne vanterei!
morire d’alcol,morire di droghe,inebriandosene.L’AUTODISTRUZIONE E’.non credo ai ragazzi che dicono che lo fanno solo per divertimento,ma credo nella loro libertà di farlo:LA VITA e’ LA LORO.tutto questo porta senza dubbio tantissima sofferenza all’interno delle famiglie,ma resta il fatto che L’AUTODISTRUZIONE E’.
STEFANO
la televisione non ci tratta come ebeti, dipende dal modo in cui si vive la comunicazione di massa,dal grado di percettibilità dei messaggi;cmq si cerca di usare un linguaggio immediato coglibile da tutti e non solo da chi ha un ampio bagaglio culturale alle spalle.Era questo essenzialmente quello che mi piace dire con uno slang più recepibile da tutti in primis dai giovani.Se parla di “svoltare”, di “scimmia”, di “schizzo” di “trip” è un modo per essere visti dai giovani non come dei professoroni che trovano dietro una cattedra ma delle persone che hanno ben in mente la drammaticità di un problema anche nel linguaggio…………..non chiederò i diritti d’autore solo perchè non aspiro alla notorietà………..ahahahahah
MEFISTO
credo che tu possa essere un grande patrimonio d’umanità se riuscissi a convergere il tuo vissuto in modo diverso, acomunicare la positività di un tuo vissuto di vita.Non puoi parlare di libertà all’autodistruzione,perchè non c’è libertà nel far dipendere la propria esistenza da una sostanza,di qualsiasi natura sia.
Mefisto non c’è libertà nel finire in carcere perchè ho un bisogno assurdo di roba e quindi uccido,rubo,spaccio,mi prostituisco,vendo la mia dignità di essere umano in nome di una parvenza di benessere che dura meno di 3 ore. Libertà all’autodistruzione è
-fare l’autostop al bivio di Letto per andarsi a procurare una dose?
-fare il genitore vendendosi oggetti dei figli per una dose?
-libertà è vagare per il paese in cerca di soldi?
-libertà è minacciare un genotore che non ti da soldi?
-libertà è avere una crisi d’astinenza in casa mentre i tuoi figli piangono perchè non comprendono?
-libertà è fatti perquisire casa perchè hai rubato del rame?
la più grande libertà che abbiamo è il vivere senza soccombere alle difficoltà della vita,vivere IN MODO LIBERO,senza dipendere la sensazioni artificiali.
luciana
QUANTI DANNI ARRECA LA DIPENDENZA NATA DALLA VOGLIA DI TRASGRESSIONE, DALLA VOGLIA DI SENTIRSI LIBERI DI AUTODISTRUGGERSI PER POI RIMANERE PRIGIONIERI DEL PROPRIO DESIDERIO DI ESSERI LIBERI,
ce ne stiamo qui a sfiorare (se pur marginalmente) meandri e tematiche del proibizionismo e dell’antiproibizionismo tralasciando il vero quesito: CHE FARE? in che termini l’amministrazione comunale può sghettizzare il ragazzo che magari a causa della sua ossessione all’outonomia si ritrova ( con grande vergogna) a dover chiedere soldi alla famiglia perchè non riesce a trovare lavoro e la sua grande sete di autonomia si riduce a trsgressioni facili come quello dell’addentrarsi nei meandri dello spino. per prima cosa diamo un lavoro ai ragazzi perchè è il primo passo che li porta fuori dal TRIP.
mi guardo attorno e vedo tanti ragazzi e ragazze che fanno uso di stupefacenti e vi assicuro che il numero è elevatissimo.fanno tutti finta di non vedere e i nostri amministratori non si chiedono il :CHE FARE?chiedo ai nostri amministratori di creare una COOP.dove inserire i ragazzi di lettomanoppello per dare loro una prospettiva futura.facciamo qualcosa subito perchè c’è il fortissimo rischio di ritrovarci in un paese psicotico a causa della impossibilità di progettare il proprio futuro e a causa dell’assunzione di droghe.
Non è più sufficiente gabbare leggi e sanzioni per mantenere una “libera circolazione delle droghe”, per mantenerne vivo lo smercio e il conseguente acquisto, da parte dei soliti commercianti di morte, degli instancabili ricercatori di sogni e doppiezze interiori.
Ora il pianeta degli anni corti, dei ragazzini dalle gambe larghe e le mani in tasca, smanetta su internet, basta guardare su alcuni blogs e accorgersi dei tanti ragazzi che perdono tempo e sonno, a raccontarsi il proprio sballo, il trip appena concluso, da iniziare a breve, per l’ennesima volta.
Ognuno spinge avanti l’altro, ciascuno affascina l’altro, imprudenti al salto in avanti, che a gioco lungo non fa sconti a nessuno, neppure di fronte a due occhi spaventati costretti alla ritirata.
Droga a valanga, la solita, quella nuova, adesso anche le erbe, definite droghe finte, eppure sono sostanze devastanti, per quantità e modalità di uso, contengono principi attivi, causano effetti somiglianti alle sostanze di sempre, occorre predisporsi a quali diagnosi verranno individuate.
Hanno nomi sempre meno uguali, Kratom, spice gold, sniff, per meglio sedurre i nuovi arrivi per l’inferno che verrà, perché statene certi che arriverà.
Adolescenti e droga, come se afferrare una canna, una pasticca, una polvere, fosse semplice più ancora di ottenere un’autorizzazione a trasgredire una norma, e mandare a quel paese una regola.
“Droga e mi calo giù, tutto qui, e non rompetemi l’anima”, questo il leit motiv delle ultime stagioni, l’istanza che sale alta da un quattordicenne, che formato lo è dalla play station, dalla voglia di uscire dalla propria periferia adolescenziale.
Parlando con un ragazzo sospeso per qualche giorno da scuola, non una parola importante sull’accaduto, sull’infrazione commessa, non un sussulto di rimorso, piuttosto un lamento persistente di giustificazioni, completamente assente di motivazioni, distante da un riesame critico dell’evento.
Un ragazzo come tanti altri, educato, pulito, eppure dentro un’insignificanza comportamentale stupefacente, poco interessato alle strade del mondo, alle scelte da fare, certo di farcela a delegare ad altri la fatica dello studio e del rispetto delle regole, un ragazzo preso in mezzo tra internet e il quad nuovo fiammante.
Un adolescente, a farsi una canna o una pipetta di roba da supermercato delle idiozie, è così normale l’indulgenza politica da diventare prassi culturale, fino a essere scandaloso scandalizzarsi, in fin dei conti non occorre esagerare, creare panico, c’è una gioventù capricciosa è vero, ma che verrà ricondotta alla ragione, dalla nostra capacità di confrontarci e dialogare, di mettere in campo strumenti educatici e preventivi efficaci. Intanto però ci muoviamo sui detriti causati da questo disagio, lo facciamo con risposte immediate ma semplicistiche, continuando a fare i conti con quella imperturbabilità del mondo giovanile protesa all’incontro di azioni di vera e propria devianza.
Navi da guerra con le stive piene di codicilli e sicurezza, nel frattempo si oltrepassa il limite della prudenza con gli estratti vegetali che comunque potrebbero contenere sostanze psico attive.
Appare evidente che c’è una accondiscendenza da teatrino del dubbio, per questo dramma persistente che la droga moltiplica e accentua, massacrando i ragazzi e le famiglie, lasciati senza difese, privati persino dell’ultima certezza, quella di meritare un futuro migliore.
BULLISMO UNA VERA E PROPRIA CONTRAPPOSIZIONE CULTURALE
Bullismo in percentuale accettabile, sento dire da qualche tempo, trasgressione da ragazzi, devianza che non è ancora diventata un dato esponenziale, insomma si tratta di una violenza addomesticabile, è tutto sotto controllo, come se la scuola innanzitutto e la famiglia in coda, avessero deciso di stendere un velo su questo argomento.
Bullismo che non è più riconducibile al solo disagio relazionale che assale gli adolescenti e pure qualche adulto idiota, ormai bisogna parlare di una vera e propria contrapposizione culturale: una parte non troppo marginale dei nostri giovani ha deciso di intraprendere un tragitto di vita senza servirsi degli strumenti salvavita che la prudenza e la pazienza impongono, l’esperienza che il mondo adulto gli mette a disposizione.
E’ pesante la sensazione che di bullismo non si debba più parlare, quasi non si trattasse di un cancro, una metastasi culturale da estirpare.
Qualcuno cita inopportunamente altri paesi, altre realtà e altri organigrammi sociali per fare intendere come si dovrebbe operare per risolvere definitivamente l’epidemia; durezza e galera, come in Inghilterra, in America, omettendo però di dire che si tratta di parallelismi assurdi. Infatti sono situazioni e problematiche che non è possibile fotocopiare, e soprattutto in questi paesi, dove si è cercato di “ridurre il danno” attraverso una dose robusta di castigo e punizione statuale, s’è venuta a creare una situazione insostenibile, minori morti ammazzati ai bordi delle strade, carceri stracolme di giovanissimi pronti a morire alla prima occasione.
Atti di bullismo zero, ma allora come è possibile che a ogni corridoio di scuola, angolo di classe, al centro di una piazzetta, dentro un raduno, l’odore della prepotenza si respira senza possibilità di errore.
Come è possibile dialogare sulle problematiche giovanili con un fare e dire sempre più isterico, sempre meno professionale, e di rimando con un uso improprio delle regole e delle civicità calate dall’alto, autoassolvendo il mondo dei grandi da una responsabilità imperdonabile.
Chissà se forse non occorrono meno effetti speciali, mettendo davanti a quanti sono già futuri “carcerati”, persone lacerate dalla sofferenza, da quel dazio pagato e ancora da pagare, testimoni senza più parola che potrebbero spiegare ciò attende coloro che si sentono stoltamente i più furbi.
Opporre alla violenza di un’età bloccata, la storia raccontata in prima persona da chi è diventato vecchio da giovane per quella prepotenza perpetrata, per il male fatto e per la tragedia colpevole che ne è seguita, e non avrà a disposizione un’altra vita per provare a riconsegnare dignità alla propria esistenza.
Insegnanti assenti, educatori distratti, genitori dall’arringa aggressiva, disposti a sferrare schiaffi e gomitate pur di difendere a spada tratta i propri pargoli: forse è il caso di riformare il mondo della maturità diplomata e laureata, quella maturità raggiunta senza troppe fatiche, che quindi reclama altrettante facilità operative, forse è più urgente “insegnare” dapprima ai grandi: per poter arrivare senza fraintendimenti ai più piccoli, l’importanza del rispetto per se stessi e per gli altri. E questo rispetto non è possibile impararlo attraverso la solita formuletta disegnata alla lavagna, semmai con l’esempio autorevole di chi rimane un protagonista positivo del proprio destino.
Quando la trasgressione diventa così feroce e sorda da divenire violenza e quindi devianza, si corre il rischio di banalizzare ogni cosa, anche le persone, le vittime, gli stessi aggressori, affermando che le ragioni sono evidenti e riconducibili a fattori noti.
Eppure nei tanti fatti di cronaca violenta che attraversano il paese, nelle tragedie e nelle ruvidità della realtà che ci scuote, c’è la pretesa di una spiegazione, che vada oltre le solite pantomime elargite a piene mani.
Ci sono atteggiamenti, comportamenti e stili di vita che trasversalmente sono propri di condizioni differenti, di età scompaginate dalle rappresentazioni mediatiche che non concedono tregua al bisogno di ottenere e esaudire.
Adolescenti che sbandano, che urtano sui guard-rail, piombano sulle carreggiate opposte alla loro visuale, in frontali apparentati alla fretta di fuggire via dalle banalità e dalle abitudini vissute come debolezze per sfigati, schiacciati dalla paura di non farcela, per non dover incontrare la scelta obbligante, la responsabilità della fatica e della sofferenza di una emozione, di una passione, di una rinuncia.
Muoiono ragazzi, rimangono a terra donne e bambini, falcidiati dalla disattenzione con cui si sorvola sulle difficoltà a riconoscere nell’immediato una violenza “ingiustificata, gratuita”, stupida fino a renderla insopportabile, come dovrebbe essere per ogni azione svuotata di valori legati al rispetto della dignità umana.
Non sarà certo il ricorso agli slogans, alle minacce, alla galera sempre più facilmente erogabile, che aiuterà a individuare i motivi che muovono le strategie più folli.
Durante un incontro un ragazzo mi ha detto che sono un rigorista esagerato, che non è il caso, in fin dei conti dare un pugno sul naso a qualcuno non è corretto, ma a volte serve, perché conta colpire per primi, e non fidarsi mai di nessuno è anche meglio.
Accadimenti tragici moltiplicano le ansie, le paure, le violenze divengono vissuti quotidiani, è allarme che non cessa di tramortire la ragione, eppure continuiamo a spintonare le eventuali risposte, a spostarle qua e là, come a voler significare che si tratta di mera “sporadicità”, di delinquenza comune, di criminalità di piccolo cabotaggio, lacerazioni autoescludenti in poco tempo.
Un bullo maltratta il compagno, un ragazzino diventa eroe negativo del gruppo dei pari che lo esalta e protegge, giovani dalla guida assassina, altri con la roba in tasca per arrivare a mattina, o meglio iniziare a “vivere” nel week-end, gli altri a violentate donne e atterrare nuclei famigliari.
C’è un grande e impellente bisogno di onestà intellettuale, di risposte condivise, per non assoggettarsi a trame più teatrali che sociali delle urgenze del paese, ai nostri figli è richiesto di esser ben preparati e formati per poter occupare i nostri scranni di buoni educatori, eppure la morale ricorrente è quella del piedistallo inamovibile, perché non c’è tempo da “ buttare via” quello che rimane è asservito al raggiungimento di un benessere finanziario oramai sprovvisto di deroghe.
Giovani aspiranti professionisti dell’ultima meta appaiono sicuri della loro infallibilità, purtroppo scambiata per impunibilità, in questa fossa comune dei sentimenti e delle relazioni che non crescono, dove le motivazioni sono una punteggiatura assente, incontrano il vicolo cieco del reato.
Reale e virtuale non hanno più separatezza come l’inganno che ne scaturisce.
ANALFABETISMI AFFETTIVI E CONTAMINAZIONI SUBLIMINALI
Se mai qualcuno abbia svolto servizio di volontariato in un dormitorio, saprebbe come la figura del clochard sia distante da quella raccontata in certa letteratura romantica, che lo vorrebbe felice e contento del proprio abbrutimento psico-fisico.
Il clochard, il barbone, adagiato sul cartone o sulla panchina è soltanto un uomo solo, impreparato alle nuove sfide, oppresso dalle proprie lentezze e stanchezze, fragile e ultimo davvero, per questo dovrebbe suscitare il rispetto che gli è dovuto.
In quattro si sono adoperati per estinguere il clochard di turno, per arrostirlo e spedirlo all’altro mondo, in quattro per uccidere un uomo inerme e inoffensivo, ma colpevole di essere una persona abbandonata.
Hanno cosparso di benzina una persona adagiata su una panchina, hanno tentato di farne un bel falò, non per fanatismo religioso, nè per razzismo congenito, lo hanno preso di mira perchè tanto è una “cosa” senza valore, anzi un fastidio da scacciare via, in fin dei conti è uno di quelli non bello da vedere, da sloggiare in fretta dai parchi, dalle vicinanze dei cassonetti, dalle chiese, perché no anche delle città illuminate a festa.
Quattro “bravi” ragazzi, ciascuno con il suo bel pedigree, fornito dalla scuola, dal datore di lavoro, dalla famiglia, ognuno con in tasca un pezzo di futuro già bello e confezionato.
Quando si è dei mentecatti in quattro il coraggio lo si trova nella fisicità di un sorriso, di una smorfia, la sfrontatezza dell’intesa è sottotraccia al tubo di birra, di una canna, di uno sniffing, sopra il palcoscenico dove inizia la recita, al nastro di partenza, per la finale assoluta, per uscire finalmente dalla maledetta anonimia, dalle stramaledettamente uguali serate al bar a fare niente, se non a costruire percorsi di guerra mentali, tanto per non restare schiacciati dalla propria insignificanza.
In quattro a pensare di annientare chi sta dietro, per la paura di esser conciati peggio.
Forse accade per assenza di un tempo e di un impegno che riesca a sdoganare l’emozione di una relazione importante, di un incontro da ricercare per non esser costretti alla resa di fronte al niente di una coscienza infantilizzata.
Il barbone brucia, l’adrenalina sale fino a stracciare gli analfabetismi affettivi, le contaminazioni subliminali, il reality non è solamente di casa in tv, nei tiggì, nelle pagine patinate, è qui e ora, e noi finalmente siamo i protagonisti, chi se ne frega se attraverso le sofferenze di un poveraccio.
Emergenza educativa? In questa constatazione c’è tutta l’impresentabilità del mondo adulto, da quello genitoriale a quello professorale, impegnato a fare cassa piuttosto che fatica preventiva, per inchiodare alle proprie responsabilità chi pensa che esistono persone diverse e quindi di minore importanza, di così basso profilo da risultare insopportabili.
Questi quattro “bravi” ragazzi ci fanno comprendere che questa mimetizzazione di normalità malata crea inquietudine, attese, desideri che divengono indicibili, fino a relegare in un angolo una parte di umanità, quella più giovane, inconsapevole di erigere rifiuto e distanza nella comprensione degli altri, soprattutto di quelli meno fortunati.
Cocaina e spinelli, nuove droghe e vecchi merletti, sembra questo il leit motiv con cui i giovani si distinguono a scuola, nella strada, nella vita.
E nonostante il mondo dei grandi, degli educatori, dei genitori, sia consapevole del proprio passato, ci si dimentica che forse o semplicemente siamo cambiati noi nel frattempo.
Droga si, droga no, punire non punire, in carcere, no in comunità, un coacervo di brutte e belle intenzioni, di mappature pedagogiche, di prosa della sordità, ognuno a elevare il proprio ruolo e la propria competenza sopra il disagio che imperversa nei ragazzi.
Disagio, trasgressione, devianza, droga, un modo autistico di interpretare le emozioni, disuniti dall’inganno delle parole adulte, dagli agguati predisposti dalle casate educative, prosopopee e dubitosità senza misure, in una sorta di consueta delegittimazione, di malanno intellettuale.
E ’ proprio un bel vedere e un bel sentire per cercare di evitare contatti devastanti con droghe sempre nuove che invadono il mercato, la pratica sta nell’ addomesticare le “ curiosità e gli obblighi gruppali” dei più giovani, sino al momento dell’accidente che non consente uscite di emergenza. Ma nonostante la sofferenza che trasuda ogni singola esperienza di dipendenza da sostanze, da uno sniffing, da una striscia cocaina, da un buco di eroina, o da lacche e colla di ultimissimo grido, regna incontrastata la regina della conflittualità dialettica, della dialogica furbesca, di una nuova destinazione all’inferno delle speranze, attraverso la menzogna elargita senza alcun dettaglio a tutela, affermando che esistono droghe alternative, droghe che non sono considerate tali, droghe normali.
E’ un dialogo generazionale defraudato di onestà e valori condivisi, a fronte di una produttività che non ammette casse mutue né una dimensione del tempo fruibile, affinché sia possibile generare una reciprocità di maturazione culturale e affettiva.
Sul fronte delle prime linee contro l’uso e l’abuso delle sostanze, c’è davvero molto da dire e fare, soprattutto c’è da non accasciarsi sui fallimenti che la vita ci occasiona senza preavvisi, c’è da fare i conti con il proprio vissuto e con quello di tante altre persone anonime, che aggiungono ragioni e intensità sufficienti a proporre riflessioni che contengono le risposte mancanti.
A 13 o 14 anni la canna tra le dita, il fumo nelle narici, uno stile di vita appena iniziato, salire su un’auto lasciata incostudita, prenderne possesso e con normale divertimento partire all’avventura.
In tre ragazzi sopra quella macchina a fumare e ridere, a calare giù di gusto, a pensare di non essere fatti, anzi di stare bene e lontano dai guai.
Tre ragazzi e la strada che diventa stretta, la notte scambiata per il giorno, d’improvviso la musica è finita, il rumore del motore spento, le risate smorzate in gola, i pensieri paurosamente interrotti.
A 13 o 14 anni ci si esprime con l’esibizione di qualche scaltra giustificazione, di scuse zoppe, per non accollarsi una responsabilità precisa, ma forse, quell’albero non sarebbe passato inosservato, forse quell’ostacolo così ovvio non sarebbe stato interpretato come un semplice impedimento, forse se non ci fossero state le canne a fumarsi il residuo di cervello, forse da quella macchina non ci saremmo trascinati fuori soltanto in due, perdendo per sempre, per tutto il tempo che rimarrà da vivere, un pezzo importante di noi stessi.
La tortura nei riguardi di chicchessia è una ignominia, messa in atto dal branco verso un giovanissimo è qualcosa di ancora più indicibile.
La violenza è compagna di viaggio di molta parte di umanità, in questo caso c’è il gesto di crudeltà fine a se stesso, la ricerca di prevaricazione, il dominio sull’altro, poco importa se ottenuto arrecando dolore al più debole, fragile, indifeso.
Il branco usa tecniche ben collaudate, la bugia, l’inganno, il tradimento, esprime una caratura professionale consona alla sua età, per soggiogare, mettere sotto, rendere schiavizzata del proprio potere la vittima designata.
La baby gang lega un ragazzino a un albero, lo colpisce, gli urina addosso, tra scaracchi e risate sguaiate, poi è gia ora di ritornare a casa, ognuno con il proprio balzello ben calato nelle tasche vuote, e ciascuno conoscerà altre ferite, mentre il dolore del ricordo scaverà nelle carni un solco indelebile.
Di fronte a questi fatti si fa sfoggio di sociologie e pedagogie di intrattenimento: genitori che non sanno più essere educatori, una società che spinge al divertimento e allo sballo infrasettimanale.
Il branco sopravvive a se stesso, costantemente disconnesso dalla quotidianità, dove esistono ancora le regole, quelle che occorre conoscere per poterle rispettare, quell’area libera da sottomissioni precostituite, dove esistono le persone avvero autorevoli, che qualche volta è possibile incocciare, attraverso la fortuità di un incontro, che però obbliga a dedicare tempo e volontà a relazionarsi nella pratica della discussione e dell’ascolto, con quanti ogni giorno rimangono contusi alle arcate sopraciliari, degli altri acciaccati nell’anima.
Violenza e paura di non essere nessuno, paura di non riuscire a essere quel che si vorrebbe, violenza e paura di non essere degni del gruppo, approvati e accettati, protetti da una omertà che consolida la sua egemonia attraverso l’ottenimento di sensazioni forti, immediate, di quelle che “sconvolgono”, ma non affaticano né impegnano più del necessario.
Persino nella infamia di questo gesto, di questa violenza imitata e imitante, di questo atteggiamento mentale terroristico, erede dei bullismi di ieri, c’è inquietante la rivolta sotterranea, la voglia di annichilirsi, di affrancarsi dalla contaminazione di ogni eventuale “fuori quota”, fautori di una normalità insopportabile, dove c’è il rischio di incappare in quell’intelligenza e sensibilità, che non permette ad alcun adolescente, né ad alcun adulto, di disconoscere il valore della dignità umana.
Branco, baby gang, teppisti e bulli, molte le declinazioni, poche le giustificazioni travestite da attenuanti , è violenza che scardina la libertà di crescere insieme, che nega il diritto di essere conformi nel rispetto dell’altro, che disperde il dovere di resistere fino in fondo, per essere degni di vivere con lo sguardo in alto, con il domani ben cucito sulla pelle.
Nuovamente, nei salotti buoni, ritorneranno i soliti volti noti a dannarsi l’anima per tentare di dare una spiegazione plausibile, una causa decodificabile, una possibilità ben articolata per rendere meno ardua la sentenza, la quale non limita alla corresponsabilità di ognuno il peso di questa assenza, ma allarga a ciascuno la colpa, infatti ognuno e ciascuno siamo troppo presi a farci le scarpe con le promesse svuotate di ogni contenuto, siamo bravi a invocare sicurezze, ma persistiamo a non voler vedere a un palmo dal nostro naso.
Musica a palla e movimenti ossessivi, avanti senza fretta, tanto il tempo non esiste più, è lì bloccato, violentato dal futuro negato, nell’ultimo agguato che reclama il dazio più alto da pagare.
Un’altra ragazza è caduta a piombo, con le unghie colorate e le vesti intatte, distesa a terra, senza riuscire a trovare un’ansa dove ritemprarsi, dove rifugiarsi, dove ritrovare finalmente un senso.
Gli adulti nel frattempo fanno finta di non vedere gli altri, quelli con gli occhi spiritati dai capitomboli volanti, che comprano il biglietto per la prima fila e per la roba da calare giù. Stanno a parlare di droghe, di alcol, di disagio, di giovani tramortiti dalla anormalità fatta banalità, senza accorgersi delle ultime volontà di una società malata, sbilanciata per vincere a tutti i costi, perdendo i pezzi migliori.
Rave party e l’attesa racchiusa in un bicchiere, l’ultimo, quello della staffa, calato giù con la roba, così scompare l’urto del fastidio che verrà, senza fare rumore riempirà di attenzione ognuno, in una ossessione illusoriamente liberatoria, che condurrà al prossimo sacrificio.
Un’altra ragazza è morta, titoloni sui giornali e trasmissioni ad alto registro, per sottolineare il pericolo dei rischi estremi, la ferocia del suono che disinibisce, delle sostanze che inventano corsie preferenziali prive di uscite di emergenza.
C’è urgenza di andare alle statistiche che dilaniano le certezze, per non accettare questa partitura scritta sulla pelle dei più giovani, c’è altro da indagare, per arginare quella voglia di scomparire, intesa all’inizio come una semplice boutade, ma a giorni alterni eletta a mito che non viene meno.
La strada da percorrere insieme sta nel mezzo di quel rave party, nel centro di quello spiazzo, dove la storia ci racconta un desiderio di vivere e gioire che non c’è più, di emozioni sparate addosso ai sentimenti, di un senso ripiegato su se stesso, così accartocciato da falsarne l’importanza.
Occorre smetterla con le politiche da neofiti d’accatto, serve raccontarci la nostra storia personale, che a volte non è bella, anzi è una gran brutta storia, ma proprio per questo potrebbe indurci a non guardare più il cielo e pensare che il “destino è cieco e non lo sa “.
Perché siamo noi i protagonisti dei nostri domani, delle nostre speranze di incontrare qualcuno che parla alle stelle di quel cielo, e quelle stelle portano il nostro nome.
In discoteca, al pub, alla festa sulla spiaggia, la droga “cala”, e un’altra ragazza è stramazzata a terra, in coma, senza tanti complimenti.
Questa volta la causa del decesso è l’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy.
E’ incredibile come dopo anni e anni di over-dose, di esplosioni chimiche, di implosioni biologiche, siamo qui a manipolare le parole, a violentare la ragione, a abusare della compostezza di una coscienza annichilita.
C’è una maledetta disinformazione che parte da una comunicazione sonnolenta, ripetuta senza scalfire alcuna emozione, spesso didattica, già vecchia, troppe volte elargita da cattedre impolverate che nulla consentono alla possibilità di liberare la libertà, nel senso di immaginare un percorso di vita denudato dai falsi miti e dalle false aspettative, soprattutto da quella falsa normalità, che maschera nei migliore dei casi una avvenuta dipendenza.
“Non mi calo” per essere contro, per trasgredire e stupire con rumore, “ mi calo” per essere pronto a dire, a fare, a pensare svelto e non dormire.
“Mi calo e basta tutto qui”.
Dieci, mille, diecimila a sbomballarsi, a muoversi in gruppo, in cerchio, in abissi capovolti, ma resi avventurosi, per l’incapacità di parlare, di fare i conti con le parole, che hanno un nome, una storia, persino una vita presa a calci nel sedere.
Questa nuova sostanza è peggio delle altre, non sei in giro come un tossico, additato e contuso dallo sdegno benpensante, no, è magica pasticca che consolida la tua presenza nel consorzio sociale, che nasconde il peso dell’impegno lavorativo, che rende più dolce la linea mediana di una vita banale.
Un nuovo stile di vita, tutti dentro un cubismo astratto, dove ognuno sbanda allegramente, per rendere meno assordante il dovere della puntualità, della costanza, della propria professionalità, in all’erta per l’inizio della nuova settimana, pungente e rancorosa per quella appena conclusa.
E’ necessario riflettere su come stanno emergendo queste nuove sostanze, nelle nuove resistenze sociali, non sempre riconducibili al disagio psicologico, al malessere sociale, a comportamenti violenti e deficit emozionali.
Noi adulti preferiamo conservare la nostra integrità e capacità di educare, caricando i nostri interventi sul versante antisociale dei giovani, ma non facciamo al problema droga un buon servizio di prevenzione, non capiamo che oggi, per la stragrande maggioranza dei ragazzi, “calarsi” è normale, semplice, non è protesta di alcuno né di alcunché, è solamente un modo per stare comodi, tra fatica e divertimento.
E’ semplice perché è lì a portata di mano, non è mai lontana dalle solitudini imposte dal mercato, non crea ansie di irreperibilità né di prestazione, è intesa come una normale e semplice sfida a morire nel silenzio più gettonato, quello degli adulti così irresponsabilmente predisposti a imitarne il distacco generazionale.
A 14 anni non si pensa al carcere, ti ci trovi “dentro” improvvisamente e ne sei respirato e concluso. Sì, ti ci trovi dentro ed é davvero troppo tardi. L’età più bella improvvisamente devastata nell’incontro affascinante e frontale con il mito della trasgressione.
Io me lo ricordo bene, ero impegnatissimo a fare vedere alle autorità di essere un duro, e quando mi stavano portando nel “mio” primo carcere dei minorenni ho pensato ” ecco sto per iniziare finalmente”.
E’ tutto accaduto in una vita precedente? No, é stato ieri.
Quando vago con la mente tra questi fotogrammi impolverati e ingialliti dal tempo, rivedo la mia immagine scomposta e inquieta, mentre i pensieri mi cadono addosso e raccoglierne i cocci è un’ardua impresa.
Gli anni sono trascorsi, uno dopo l’altro, passo dopo passo, uno scarpone chiodato dopo l’altro, fino a giungere a ‘quell’urlo” che ha squarciato la notte.
Qull’urlo che ho tenuto compresso in me, sorvegliato a vista dalla mia incredulità, contenuto nei miei tormenti, divenuto un dono prezioso da custodire.
Svegliarmi nel buio, nel mezzo di una tempesta silenziosa, e due occhi bellissimi scrutarmi, scuotermi. Due occhi lucidi e profondi come l’anima che traspare al di là della coscienza, della ragione che indaga e accusa. Con le mani fredde ed il cuore in gola, il respiro che non esce, il dolore nei polmoni salire alla gola e fare fatica a respirare.
Affannosa ricerca di boccate d’aria mute, imprigionate, incatenate in attimi intensi di vuoto e di pieno, di vita sospesa.
Due occhi come lune inchiodate, un volto che non conosco, ma che sento tutt’intorno.
Due occhi che piangono, rimangono aperti e si distendono verso di me.
Nel silenzio di pietra della cella, I’urlo fuoriesce e taglia di netto il sentiero praticato a occhi bendati, sgretola le abitudini consolidate, i sussurri che impongono i piedistalli e le parole a paravento che non stanno scritte da nessuna parte.
L’urlo esce, assorda, mi discosta e cancella la mia cella, le altre celle, i muri e gli steccati.
L’urlo si espande, rimbalza, si piega, prosegue e non smette la sua corsa, neppure quando sono caduto in ginocchio, spossato, svuotato di me stesso.
Quegli occhi sono sempre lì, velati di pianto, addolciti da un sorriso leggero, come a voler ridurre la distanza siderale che mi separa da questo reale intorno.
Occhi grandi, lucenti, lacrime che parlano di una tristezza felice, di una gioia che non conosco e invece vorrei avvicinare, occhi che rimangono a osservare la mia sorpresa, la mia fragilità.
Occhi bellissimi vestiti di speranza, sguardi che consentono di ricostruire e ritrovare l’uomo, sebbene nella fallibilità umana.
Quella notte sono rimasto in ginocchio tanto tempo, in una sorta di terra di nessuno, sbattendo il viso contro una specie di cortina fatta di barriere materiali e psicologiche, costretto fors’anche dalla mia ostinazione a vivere del mio, in una tragedia che non ha fine, con un passato che assomiglia ad una sera senza luce dove non si può leggere, solo ricordare.
L’urlo ora s’é disperso, quegli occhi tanto amati sono svaniti.
I giorni, e gli anni si inseguono testardi, mi adagio sul futuro che per me é già oggi, in un presente contenuto nel passato, poiché ogni volta che si progetta qualcosa si modifica e si rilegge il proprio passato con occhi e sguardi nuovi.
LO SPINELLO DEL BULLO
Le file di sedie sono tutte occupate, la classe è schierata nel grande salone della Comunità Casa del Giovane di Pavia.
Si è conclusa da poco la visita guidata nei laboratori, il dibattito prende il via dopo la visione di un video, in cui il Responsabile Don Franco Tassone, disegna le tante vite bruciate nella frazione di uno sparo.
Nel salone è scomparso il brusio disturbante, ora c’è tensione dell’ascolto, c’è voglia di capire, di confrontarsi, di accorciare una distanza, e c’è pure chi ha voglia di fare il maledetto per forza: “ mi scusi Vincenzo, non sono d’accordo con lei, io fumo qualche canna, ma non sono certamente un tossicodipendente, credo che l’hascish non faccia male“.
Droghe leggere, droghe pesanti, quali allora le differenze, se a perdere sono sempre i più giovani, quelli che in leggerezza hanno iniziato e con pesantezza si sono perduti.
I tempi mutano, noi cambiamo, e le droghe si misurano con le nostre debolezze, si ammodernano sulle nostre fragilità, cambiano abito mentale nelle nostre rese.
Così è stato venti trenta anni fa per l’eroina-droga-protestataria, così è ai giorni nostri per la droga bianca o in pillole, quella che non consegna più gli uomini ai pugni dritti nello stomaco, ma rende i più giovani attori formidabili di storie inventate da scrittori invisibili.
Giovani rubati in corse folli contro il tempo che non basta mai, per poi rimanere inchiodati ai bordi di qualche rettilineo, o per buona sorte su qualche sedia a rotelle, fino a diventare vecchi per i rimorsi.
Il fumo delle sigarette brucia i polmoni fino a morire di cancro.
Il vino ubriaca fino a morire alcolisti.
Qualche spinello non brucia i polmoni, non rende alcolisti né drogati, ma in quel volo che fa ridere intontiti c’è la sonnolenza della ragione, c’è il via libera della stanchezza che non placca alla discesa, ma avventura senza attenzione, alla disavventura già prossima.
Forse quel ragazzo non ha ancora compreso la differenza tra una vocazione di bullo per forza e il coraggio di scendere dal palcoscenico, fare un passo indietro e comprendere che responsabilità e credibilità, provengono dal vissuto conquistato, sperimentato, dalla conoscenza delle lacerazioni e dagli ideali, non certamente da uno spinello.
Quel giorno la professoressa di Italiano tentava di spiegarci che il destino non è una mera fatalità, bensì siamo noi a tracciarne il senso.
Aveva ragione da vendere, ma io non volli acquistarne neppure un grammo, tant’è che le lanciai una matita, colpendola alle spalle.
“Chi è stato?”. Il silenzio fu l’ unica risposta.
Venne il Preside, minacciò la sospensione per tutti, se non fosse saltato fuori il colpevole, ma il mutismo non consentì dialogo, mentre io mi sentivo fiero della mia bravata, e protetto dal silenzio dei compagni.
Oggi so che fu un errore, scambiare quel silenzio per una forma di solidarietà, oggi che nella Comunità “Casa del Giovane”, mi è capitato di assistere a qualcosa di simile: una storia ripetuta, senza che alcuno riesca a coglierne l’insegnamento.
Un minore ne ha combinata una delle sue, e i coetanei continuano ad ammiccare, tacere, e, peggio, acconsentire, ma scoperto e punito giustamente il colpevole, gli amichetti “solidali” si rigano il volto di lacrime.
E’ sottile, quasi invisibile, il confine che separa il sentimento della solidarietà dall’omertà, ma quest’ultima non ha parentela con ciò che nasce spontaneo verso l’altro, perché la solidarietà è un sentimento che nasce con forza, con amore, con verità, per poi ritirarsi senza clamori. Invece l’omertà è un mezzo per rendere sicura la prepotenza e la prevaricazione.
L’omertà è viltà, per coprire l’ignoranza, è una subcultura che consente di far pagare ad altri il prezzo della propria inadeguatezza.
Ecco che allora diventa prioritario, urgente, intervenire e comprendere che è certamente una sola la via da seguire, cioè quella del sentire il richiamo della solidarietà vera, quel sentimento che ci induce a farci avanti, a non nasconderci, per poter essere responsabili del bene di ciascuno, ammettendo gli errori e cercando di comprenderne il peso.
Non so se oggi, come ieri, questi fraintendimenti dolorosi che assalgono i giovani sono il risultato di una ingiustizia sociale, che moltiplica i casi di emarginazione, di protesta e di disagio.
Però sono certo che non saranno sufficienti solo le parole, solo i libri, a salvare chicchessia dal proprio destino.
Ho imparato che educare significa non tirarsi indietro, ma avanzare con il bagaglio delle proprie esperienze, come somma degli errori, per porsi a diga di ogni facile conclusione: perché solo in questa direzione può esistere una politica sociale che possa partorire giustizia, ricordando che il diritto alla vita e alla tutela di ogni minore passa attraverso un’azione collettiva, dove nessuno può chiamarsi fuori.
Un’azione che è anche fatica, ma va affrontata giorno dopo giorno.
Vincenzo, mi sono convertito alla tua religione…… sei tu il nuovo messia, questi giovani tossici di merda che fanno colazione con le canne il whisky dell’ Illinois e sfrecciano con le loro BMW nelle strade di lettomanoppello,…..
COme si fà? Dovremmo tutti correre nei palazzi con campanili dove i neri pedofili dal colletto bianco ci danno l’estrema unzione con la dolce Vasella della vita Eterna…….
Che Schifo questi giovani che sono tutti Bulli, tutti nerboluti palestrati, tutti ladri raccomandati……menomale che ci sei tu che sai a memoria il Vangelo, che dai del tu ai potenti…….
se solo bastasse raccontare le proprie esperienze io sarei l’uomo più fortunato della terra,ma non è così carissimo vincenzo.tu affronti questi argomenti con un distacco che sa di gelo : SCIOGLITI.
Sarebbe bello che si parlasse sempre usando i propri pensieri, le proprie parole,riflessioni e commenti senza usare quelli degli altri anche se questi collimano e si fondano con i nostri…..sono “le sfumature” anche piccole che ci rendono unici ed irripetibili……
luciana
ultimo da 35 anni e so bene perchè, nulla da obiettare.
Messia, sapiente, a memoria il Vangelo? Distacco che sa di gelo?
Nuovamente nulla da obiettare, solamente raccontare un storia, anzi una gran brutta storia, e poi tentare uno sguardo in alto, per non riconfermare che “nel paese delle bugie, la verità è una malattia”.
Nessuno ha ragione da solo e nessuno si salva da solo, forse potrebbe essere questa la premessa per qualsiasi ri-costruzione.
In una scuola lombarda per svolgere il tema: bullismo, che fare ?
C’è una grande difficoltà ad ammettere questa forma di disagio, e perfino una non troppo velata presunzione a negarne la presenza in casa propria.
Che ciò non si verifichi in tutti gli istituti scolastici è chiaramente una cosa buona, ma svolgere un intervento educativo, una forma diretta di prevenzione, per conoscerne i lati oscuri, quelli meno avvistabili persino da chi è deputato a ben vedere e meglio leggere una eventuale forma di disagio nei giovani, ritengo sia altrettanto buona cosa da svolgere tutti insieme.
Ho incontrato ragazzi vivaci e pronti al gioco, ma soprattutto ho avuto modo di apprezzarne la partecipazione, l’attenzione e collaborazione a fare i conti con eventuali forme bullistiche.
Allievi e docenti attenti a considerare nel rispetto delle distanze che sottendono i ruoli e i significati delle parole, lo sforzo di crescere insieme, di non dare forfet sotto il peso della fatica, quella che attende il ragazzo impegnato nello studio, e l’adulto-educatore a modificare un apprendimento sociale a volte irresponsabile.
Raccontare a una classe di adolescenti posizionati al nastro di partenza, l’importanza di custodire la propria libertà, nel rispetto che ci vuole per mantenerla inalterata, farlo anche dove non c’è violenza né prevaricazione, quanto meno per non ritrovarsi smarriti e privi di strumenti a difesa se improvvisamente dovesse accadere, o solo perché conoscere significa non avere paura di affrontare i pericoli e le conseguenze.
Occorre parlare di queste cose, farne materia di confronto, bisogna costringere a uscire dal proprio fatalismo come dalla disattenzione, raccontare come un bullo, un violento, un prepotente, è artefice di tre grandi ingiustizie, che relegano la giustizia a fare da palo alla propria inefficienza.
Tre ingiustizie che occultano l’anormalità quotidiana, la prima riguarda la vittima, quello etichettato a sfigato, lacerato e contuso nell’anima, che subisce la violenza senza ricevere il sollievo irrinunciabile della riparazione.
La seconda ingiustizia concerne i compagni-complici nel silenzio, quelli che sono fiancheggiatori per paura e disamore per la verità, perché costa impegno e fatica, ma abbatte l’infamia dell’omertà, che fa pagare il prezzo più alto agli innocenti.
La terza ingiustizia colpisce l’eroe negativo, lo pseudo-furbo del gruppo, quello che non è mai escluso, ma sempre al centro della commedia da recitare, ma spesso apparire sulla pelle dei più deboli con l’arma della violenza, significa perdere contatto con la realtà: allora la panoramica muta sembianze, la visuale non è più la stessa, e la caduta conseguente si fa dirompente, tutta dentro una finzione del silenzio inaccettabile.
Bulli di una società disarcionata dalle sue regole, che invece sono terra fertile per fare ottenere all’albero della vita radici profonde, da non spiantare alla prima folata di vento.
Ritorno da quella scuola con una grande speranza, in forza dei tanti insegnanti, degli educatori, delle persone formate alla pazienza della speranza, che non ci consente di abituarci mai ad una scuola disabitata di amore e di fiducia.
“Nessuno ha ragione da solo e nessuno si salva da solo”. Se la ragione è dimostrabile, nel tempo chi l’ha verrà salvato….si spera almeno!!! Prima la terra era piatta…poi c’è stato un pazzo che ha pensato che non fosse così. Da vivo non avrà vissuto bene…da morto si spera un pò meglio. Con questo per dire che non bisogna avere la presunzione di avere la soluzione definitiva ai problemi.
Non penso che la scuola sia disabitata di amore e di fiducia…di solito chi si occupa di bambini lo fa con passione ed amore, ma forse poi, viste le condizioni di lavoro, si scoraggia. Non viviamo certo nella migliore delle società, si potrebbe fare di meglio, ma penso che alcuni problemi siano sempre esistiti, come quello del bullismo. Poi un bel giorno i media non si sa per quale motivo ti bombardano di notizie, di accadimenti assurdi, provocando in questo caso il panico tra gli adulti, e la voglia di provare nei più giovani. E’ un pò come la storia delle violenze sessuali. Da qualche tempo, anche se le statistiche dicono che i reati in Italia sono diminuiti, si è creato questo panico, misto ad attacchi contro gli stranieri. La probabilità che una ragazza sia vittima di violenze oggi è, statisticamente, minore alla probabilità dello stesso accadimento nel passato. Di fatto oggi si è creata la paura e le ragazze sono molto più intimorite di prima quando sono all’aperto, quando devono tornare a casa. In generale si pone un problema, guarda caso, di comunicazione.
Immaginate ora, dopo questo bombardamento dei media, un’amministrazione comunale che voglia invece andare controcorrente, che inviti ad esempio un gruppo di romeni integrati nella società italiana a parlare della loro esperienza di vita. Teoricamente non ci sarebbe nulla di male, sarebbe una possibilità di crescita collettiva. Secondo voi però, non si creerebbero malumori nella cittadinanza? Le persone più sensibili ai mezzi di comunicazione sarebbero d’accordo con questa decisione degli amministratori? Io ho i miei forti dubbi, ma per questo lo farei, per far capire al “sensibile” che sta sbagliando, che il romeno è come l’italiano (il quale, tra l’altro, non è certo ben visto all’estero). Anche perchè chi fosse in disaccordo andrebbe contro la Costituzione; sarebbe forse meno italiano del romeno.
Se riuscissimo a far capire alle persone (giovani e non) che un maggior numero di persone felici farà più felici anche loro stessi, allora qualche problema si risolverebbe.
Basta con chi ne sa più dell’altro, con chi vuole fare il “professore”.
Se al posto di fare le cantilene, di dire “questo non si fa”, di fare temi sui bulli, si cercasse di creare comunicazione, compartecipazione nelle attività studentesche, spingere lo studente a sviluppare quelle che sono le sue vere doti, non si raggiungerebbe un risultato migliore?
Questo lo chiedo agli esperti in materia, visto che io non ne so molto.
…non riesco ad inserirmi in un discorso che sa di artificioso;la riflessione lasciamola ai salotti…penso ci sia bisogno di intraprendenza e creatività x proporre non soluzioni magiche,ma piccole azioni concrete.
Scusate ma sono contraria al filosofare.
ho riletto con piacere il tutto e mi sono accorto che vi si intrecciano esperienze di chi l’ha vissuto direttamente e chi lo vive per professione,e mi piacerebbe dare ai ragazzi che non navigano la possibilità di leggere le cose che abbiamo detto e le cose che diremo.se c’è un ragazzo o una ragazza che si prende l’impegno di stampare il tutto, potremmo fare un’opera di divulgazione.
2 Settembre 2008 alle 20:46
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2 Settembre 2008 alle 21:42
Ho letto il vistro programma e vi parlo di ipotetico caso ma poi non tanto fantasmagorico:un ragazzo con problemi familiari importanti diventa il bullo della scuola, riapplica in classe tutte quelle dinamiche che vive giornalmente a casa, dove, si spaccia , si ruba, si vive son la legge del più forte (ossia colui che minaccia, alza le mani,insulta,punta un taglierino).
Ora indubbiamente ci vuole un servizio che assista i minori con problemi,
ma è altrettanto vero che bisogna iniziare a fare una campagna di sensibizzazione, nelle scuole, nei centri aggregativi,nei luoghi pubblici ,con la presenza di forze dell’ordine,con personale adatto (formato e non improvvisato,secondo esigenze politiche) in modo che i ragazzi vengano educati alla cultura della legalità.
E’ importante un programma che coinvolga a 360 gradi anche i diversamente abili x farli divenire parte integrante del nostro centro.
MI viene da dire in tono polemico,combattiamo chi vediamo spacciare in ogni angolo e alla luce del giorno,senza timore alcuno,non giriamoci dall’altra parte……………LETTOMANOPPELLO SIAMO NOI, nessuno investirà per noi se non siamo noi a farlo
Luciana Conte
3 Settembre 2008 alle 08:40
su questo sono d’accordo con talete
il bullismo e’ un vero problema perche’ se uno e’ bullo da piccolo poi da grande sara’ un cattivo cittadino
ma che fare?
il bullismo e’ un problema a livello nazionale e la scuola non basta da sola (poi vediamo la riforma della gelmini che pensa solo al colore dei grembiulini allora stiamo freschi!!!)
la televisione (che passa molto tempo coi ragazzi con la sua tv spazzatura) e le famiglie sono latitanti
ma che fare?
per lo spaccio denunciare non basta, tanto si sa chi sono in paese e dove si riforniscono (scafa? torre dei passeri? roccamorice? rancitelli? zanni?)
questo e’ un problema serio ma le soluzioni?
bastera’ la scuola?
e se si facesse anche una scuola per educare le famiglie dei bulletti?
bye
fab
3 Settembre 2008 alle 09:25
lucia’ una domanda
hai detto che g di biase non segue cure farmacologiche ne permette di andare al cim
come si fa a “costringere” letteralemente uno simile a farsi curare?
cosa possono fare le istituzioni per costringerlo?
non vorrei che dopo la scena dell’accetta possa succedere in futuro qualcosa di davvero spiacevole per la comunita’
grazie per la risposta
saluti
fab
3 Settembre 2008 alle 09:58
Riguardo al bullismo esprimo una mia personalissima opinione: sono i mass media che ingigantiscono il fenomeno. Ammetto che le mie annate scolastiche sono state buone annate ma le precedenti non pensi siano state migliori di quelle che si sente adesso. Il mio parere è quello di voler far crescere questi ragazzini all’interno di “cappe di vetro”, farli diventare come quelli della pubblicità della Kinder. Bè, vi parlo di esperienza personale…essenzialmente alla scuola media inferiore io sarei dovuto essere un bullo (chiedere ad Antonio Ricci) e lui la vittima: se solo ci penso mi fa ridere. Non sono uno psicologo ma secondo me, nella mente di un ragazzino, se sente tutte le sere in TV che suoi coetanei hanno distrutto una scuola, nella sua mente scatta un istinto emulativo e sapete cosa fa il pomeriggio o la sera dopo quando si vede con gli amici? Distruggono la scuola. Purtroppo siamo arrivati ad una informazione selvaggia, si danno notizie senza sapere le conseguenze.
Se diciamo che il bullismo è “una piaga” dei nostri ultimi anni facciamo come i nonni che all’ascoltare in TV che la moglie ha ucciso il marito rimangono scandalizzati e dicono:”Eh il mondo di oggi…”. Il mondo è sempre stato quello e i mariti si ammazzavano anche 60 anni fa, solo che non si sapeva!!! Le informazioni che arrivavano a Lettomanoppello provenivano da Scafa, San Valentino..al massimo Pescara e Chieti…e in caso di eventi catastrofici, ma proprio cose immani, da Roma. Adesso su Studio Aperto si sa che una donnina di Milano ha perso il cane!
Fate un pò voi…
3 Settembre 2008 alle 10:08
Ricordando quegli anni meravigliosi… denuncio tardi di essere stato vittima di bullismo: Giacomo De Sanctis, alle elementari mi picchiava e io piangevo. In quinta elementare siamo diventati amici inseparabili. E lo siamo tutt’ora. Qundi, care mamme, non vi preoccupate più di tanto se vostro figlio ogni tanto torna a casa piangendo perchè “ha fatto a botte” con un suo coetaneo. E’ normale, e gli farà bene…anche perchè probabilmente sono gli unici schiaffi fisici che riceverà nella sua vita!
3 Settembre 2008 alle 11:34
andrea non mi paragonare il bullismo di un paesello di montagna (di 3000 anime) con quello di qualsiasi citta’
secondo me il rapporto non regge (certo c’e’ la spettacolarizzazione come dici te)…
…pero’ ti ricordo che a bari dei ragazzini si sono fatti consegnare in 4 mesi 4000 euro da un ragazzino di 14 anni che rubava dalla cassaforte dei genitori
non pensiamo alla famiglia del mulino bianco ma i ragazzi di oggi sono dei selvaggi
basta vedere quello che e’ successo a roma con l’arrivo dei napoletani, secondo te a quelli da piccoli gli hanno dato qualche schiaffo i genitori o gli insegnanti?
salutame la madunnina
fab
3 Settembre 2008 alle 12:32
La questione bullismo secondo me viene spettacolarizzata troppo, ha ragione Andrea. Però non è solo una questione italiana. Negliu Usa è una costante visto che ogni tanto qualcuna imbraccia il fucile e a scuola fa una strage. A Londra si prendono a coltellate.
Non so dire cosa non va, ma di sicuro i modelli imposti hanno una responsabilità enorme.
Giuseppe.
3 Settembre 2008 alle 14:38
Rispondo ad Andrea a Giuseppe,perchè sono concorde in pieno con FAbrizio ….BISOGNA EDUCARE LA FAMIGLIA
Andrea il bullismo dentro le nostre scuole hai ragione a volte è emulazione,ma a volte sono dinaniche assurde che esprimono un malessere verso il mondo,malessere probabilmente nato in casa e fatto esplodere dentro una classe.
Il bullismo non è sempre solo esibizionismo, noia,eccessiva vivacità…. è anchè una valvola di sfogo per chi, a volte subisce delle ingiustizie in casa e non potendo interaggire con l’adulto, applica la sua risalva sul suo coetaneo,in cui,probabilmente vede un riflesso di se stesso.
Nel particolare,caro Andrea
( perchè sei veramente una persona che stimo tanto)
a Lettomanoppello sono state molte le denuncie fatte a scuola da genitori i cui ragazzi erano sottoposti alle angherie di ragazzini più grandi.
La scuola non può intervenire se non si colgono le persone sul fatto o se non c’è da parte del genitore una denuncia alle autorità.
Forse tu ,ancora giovane,non puoi capire come può essere frustrante x un genitore,sapere che un figlio ha una situazione di disagio,che gli impedisce anche di mancare dalla classe per giorni,e non poter fare nulla ,poichè bisogna esporsi in prima persona ,in un paese in cui ci si conosce tutti.
CHIEDI AL DOTTO GIULIANO I DANNI FATTI SEMPLICEMENTE NELLA NOSTRA SCUOLA COME EDIFICIO………..
Non bisogna mettere i figli sotto una campana di vetro,come dici tu,ma fornigli le difese immunitarie che gli permettano di non soccombere ol più forte o di divenire anche lui,a sua volta,un “cannefice”(con tutte le accezioni del termine)
Luciana Conte
3 Settembre 2008 alle 14:53
FABRIZIO DO VOLENTIERI,AL QUESITO SULLA PERSONA CHE HAI NOMINATO.
L’UNICO MODO E’ FARE UN T.S.O.(trattamento ospedaliero obbligatorio)
fatto o da un familiare,se il figlio si rifiuta di curarsi o dalle autorità territoriali.
Solo se un paziente psichiatrico attenua con una cura farmacologica i sintomi più cruenti della sua malattia,può essere curabile e rieducato alla socialità.
Purtroppo apro una parentesi,in generale,ma in un paese di 3000 ANIME(come dici tu) è difficile che una famiglia ammetta di avere un paziente psichiatrico in casa,per vergogna,x mancanza di educazione nella società alla diversità-
Il paziente psichiatrico e la sua famiglia diventano STIGMATIZZATI,poichè la “follia” viene relegata sempre ad accezioni negative del termine(omicidi,appunto,gesti inconsulti)e diventa così difficile parlare di se con altri ma soprattutto interaggire con la situazione locale.
Mai si è parlati di follia dicendo di FRIENDRICH,NIETZSCHE,SCHUMANN,LIGABUE,CAMPAGNA,VAN GOGH o la straordinaria poetessa ADA MERINI,che in modo indelebile hanno arriccchito il nostro patrimonio culturale,ma si parla di persone che arricchiscono la nostra cronaca con fatti spiacevoli.
Spero di aver chiarito un pò la tua agnosia a riguardo
luciana conte
3 Settembre 2008 alle 16:08
Sono daccordo con talete importante un programma che coinvolga a 360° anche i diversamente abili per farli divenire parte integrante del nostro centro e ci vuole un servizio che assista i minori con problemi. Perché, secondo me, criminalizzare o ghettizzare non ha mai portato a soluzioni. Dovremmo affrontare il problema cercando di capire come si possa agire. Bisogna smettere di piangersi addosso dicendo “tanto funziona così” o chiudersi pensando “se non importa a loro, a me cosa vuoi che importi”.
Cambiare un’modo di pensiero è difficile, ma soprattuto ci vuole tempo, anni, decenni.
Qualcuno suggeriva di educare la famiglia… per educare ci vogliono anni… bene, la famiglia (dei bambini) del futuro siamo noi, no? Perciò mai si inizia e mai si arriva. Voi che ne dite?
3 Settembre 2008 alle 18:46
Una domanda per TALETE.
Come giudichi quello che è successo a Lettomanoppello riguardo al tema AMBULANZA? Cosa ne pensi?
4 Settembre 2008 alle 00:07
Signori miei, aspettavo ansiosamente l’apertura del tema sociale.
Sono anni che faccio Volontariato su quasi tutti i livelli di assistenza sociale e vorrei sollevare un tema: Servizio Civile.
Personalmente ho curato diversi Progetti per l’Impiego di Personale in Servizio Civile, a livello locale e Regionale. Nonostante la forte diminuzione di fondi attribuito all’Ufficio Nazionale per Il Servizio Civile però, tale realtà (secondo il mio parere) può rappresentare tanto per la nostra Realtà.
Lettomanoppello, da quello che so, non è ancora accreditata come sede per l’impego di personale in SCN, ma l’iter burocratico è, ve lo assicuro, non molto complicato.
Mi rivolgo ai vari commentatori di questa sezione: il problema c’è, è indubbio, in tutta Italia; e nella nostra realtà magari si nota ancora di più.
Io lancio una proposta, già sperimentata sulla mia pelle al Nord e qui da noi in Abruzzo: ragazzi in Servizio Civile (costo zero, paga lo stato) asseganti mediante progetto al comune, con relativa attivazione di un centro di ascolto itinerante.
Ragazzi che, con l’aiuto di qualche esperto del settore, meglio ancora se volontario (talete, che ne pensi?) organizzano nelle nostre scuole incontri, discussioni e quant’altro. Giovani un pò più grandi degli utenti che, oltre a prestare un servizio utile, percepiscono un piccolo indennizzo (€ 430 mensili per 30 ore settimanali) e hanno agevolazioni per l’inserimento nel mondo del lavoro.
Al di fuori di queste attività potrebbero accompagnare i ragazzi sugli scuolabus, fare assistenza per l’attraversamento pedonale davanti le scuole (non lontano da noi, a Pescara, c’è la figura del nonno tutor: anziani che aiutano in questa attività).
E ancora organizzare mostre fotografiche, giochi educativi….
Che ne dite? Parliamone….
4 Settembre 2008 alle 14:18
si è parlato di TSO. Luciana ecco un link interessante:
http://isole.ecn.org/antipsichiatria/autotutTSO.html
4 Settembre 2008 alle 15:54
NUE
grazie del sito, questi siti li conosco a mena dito perchè sto preparando anche una tesi a riguardo,ed ho spulciato in questi mesi un pò dappertutto rafforzando ulteriormente le mie scelte di vita e lavorative.
IL mondo del diversamente abile è un mondo a cui ci si può avvicinare solo se lo si conosce,solo se si hanno basi,altrimenti si fanno solo danni.
Serve formazione anche per chi vuole solo interaggire ,poichè la sola propenzione per i rapporti umani non bastano.
Mi sono accorta in questi anni ,che anche coloro che fanno solo le pulizie in questi luoghi devono avere un minimo di formazione,poichè si rischia,magari di dire,ad uno schizzofrenico con deliri di persecuzione………….”ho sentito che si diceva di te”.
NUE mi piace molto il tuo approccio e condivido a pieno le tue iniziative…..io quando “ero ancora giovane” non potendo agire in altro modo con l’azione cattolica ho cercato di coinvolgere i ragazzi in situazioni diverse da quelle vissute nella quotidianità,ho parlato e riparlato di droga,di prevenzione,ma anche di profillatici( rischiando la scommunica!!!!!)
i ragazzi vanno educati alla vita,alle loro difficoltà ma vanno coinvolti,responsabilizzati….POICHE’ QUESTO MONDO E’ il LORO
NUE,PER QUALSIASI INIZIATIVA POSSA NASCERE A RIGUARDO IO SONO CON VOI,e se non nasceranno la altri …iniziamo noi a dare l’imput
5 Settembre 2008 alle 10:24
Da quello che dice la legge 6 marzo 2001 n°64, per l’attivazione del Servizio Civile, i requisiti sono questi (art.2):
a) assenza di scopo di lucro;
b) capacità organizzativa e possibilità d’impiego in rapporto al servizio civile volontario;
c) corrispondenza tra i propri fini istituzionali e le finalità di cui all’articolo 1;
d) svolgimento di un’attività continuativa da almeno tre anni;
Quindi, come dice NUE, non dovrebbe essere difficile ottenere l’autorizzazione. Ora, il SC non è utile solo come forma di assistenza per il disagio sociale, ma, come sappiamo, abbraccia gli ambiti più svariati. Se ne parlerà sicuramente anche nell’ambito del punto “Cultura e associazionismo”, ma possiamo iniziare il dibattito anche qui!!!
Ecco il link dove vedere la legge: http://www.camera.it/parlam/leggi/01064l.htm
5 Settembre 2008 alle 10:30
eccomi di nuovo…visto che Nicola mi ha esortata a continuare con le proposte (e lo ringrazio per la solidarietà) quello che mi viene in mente lo dirò sui punti specifici del programma.
Luciana, una volta l’anno scorso sei venuta ad un incontro parrocchiale per parlare delle tossicodipendenze. è una formula che si potrebbe ripetere, se davvero si potrà creare un centro di aggregazione per i giovani. Si potrebbe stabilire in quest’ambito -magari- una serata al mese dedicata a temi diversi riguardanti il sociale: il mondo della tossicodipendenza, ma anche quello della sensibilizzazione nei confronti dei diversamente abili, delle famiglie in difficoltà… il tutto a scopo informativo e formativo, invitando esperti del settore. Poi credo che saranno i ragazzi stessi, quelli più sensibili, a farsi venire nuove idee e a dare la propria disponibilità per mettere in pratica quello che avranno imparato.
5 Settembre 2008 alle 11:11
Ciao Anna, a mio parere fare degli incontri, creare un centro di aggregazione, sarebbe già un primo passo. Sono convinto che informare i ragazzi e le famiglie sui problemi sociali, senza ne banalizzare ne demonizzare, possa dare i suoi buoni frutti anche se dopo tempo.
Lo strumento potrebbero essere esperti, esperienze altrui, “non imposizione” e qualntaltro. A mio parere, bisognerebbe far capire che alcune cose non sono SOLO illegali (il proibito si sa che affascina), ma hanno anche e soprattutto delle conseguenze a livello fisico e mentale.
Portare giovani menti ad autoconvincersi (più che ad imparare la pappardella) di determinate cose è un’iniziativa davvero interessante, ma anche molto faticoso.
Diamoci da fare!
5 Settembre 2008 alle 12:11
Per quanto riguarda il dibattito in corso sono daccordo con Anna.
Credo ci sia bisogno di mobilitarsi affinchè si creino momenti di incontro per PARLARE delle problematiche esistenti; solo così, cnoscendo i problemi, si può pensare di risolverli. Per risolverli bisogna organizzarsi per creare associazioni culturali, momenti ricreativi etc in maniera del tutto disinteressata.
5 Settembre 2008 alle 15:03
vivi stai attento o ti puoi beccare una querela
quello che dici e’ pesante e se non provato puoi passare qualche guaio
ricorda che l’indirizzo ip puo’ esssere registrato e tutti sono rintracciabili
ciao
fab
5 Settembre 2008 alle 15:30
ANNA
SONO D’ACCORDISSIMO CON TE,
TI CONOSCEVO GIA’ DA TEMPO OLTRE CHE PER LA TUA SENSIBILITA’,ANCHE PER LA TUA PRATICITA’ NEI CONFRONTI DELLE COSE……………….IO SONO CON VOI
NUE IO NON SO CHI TU SIA MA SEI UNA PERSONA STRAODINARIA,E SI CAPISCE GIA’ COINVOLTA IN PRIMA PERSONA…..UNIAMOCI E COSTRUIAMO QUALCOSA INSIEME
CIAO FABRI’
5 Settembre 2008 alle 15:47
bè ho citato un solo nome… Poi prova a chiedere alla asl di scafa cosa sanno riguardo a questa questione!
5 Settembre 2008 alle 15:49
http://www.terzaeta.com/serv/med_di_bae_ed_emer/medico_di_famiglia.html
PER TUTTI!
6 Settembre 2008 alle 01:25
vivi io lo dico per te…
e’ un consiglio
la proposta di anna e’ interessante, quella della mensa non so…
certo se si po’ dare una mano a chio sta’ peggio tanto meglio ma i soldi dove di trovano?
6 Settembre 2008 alle 13:46
Ciao fabri, i soldi dove si trovano? Basta che i soldi che sono stati destinati per infrastrutture (edilizie inutili) siano destinati per progetti più interessanti, come questi. E ti dico che bastano i soldi di un’infrastruttura per realizzarne anche più di uno di questi progetti nel sociale! Il punto qual’è? E’ che le tematiche per cui si danno finanziamenti sono, molte volte, chiuse. Nel senso che ad esempio per questo periodo ci sono finanziamenti per chi realizza progetti nell’ambito, che so, della CULTURA. Ora, per quell’ambito ce ne sono 100000000 di progetti possibili e immaginabili. Non per forza dev’essere un progetto di costruzione edile, come una biblioteca. Capito cosa intendo?
10 Settembre 2008 alle 07:10
ciao vivi,
guarda che la mia e’ una domanda retorica
so che i soldi si trovano ma come fai a re-indirizzarli?
se ci chiedamo perche’ vengono fatte tutte quelle opere orribili a lettomanoppello chiediamoci anche CHI CI GUADAGNA (davvero importante) nel fare queste cose???
tipo chi progetta, chi costruisce (l’edificatore!!!), chi ci lavora….ed avrai la risposta
ciao
fab
10 Settembre 2008 alle 07:44
Fabrizio Cardinale,
a quest’ora del mattino non puoi porre domande simili, potresti far andare di traverso il caffè a più di una persona!!
Pensi che sia possibile a Lettomanoppello (e non) rendere veramente trasparente ogni procedura di progettazione, assegnazione ed esecuzione di opere? Forse si…. con un terremoto amministrativo.
10 Settembre 2008 alle 08:25
ciao mario,
infatti non lo credo …ma almeno fammelo sperare!!!
basta vedere cosa e’ successo all’area di risulta a pescara con toto per capire come funziona l’appalto pubblico
ah ah ah
ciao
fab
11 Settembre 2008 alle 14:36
le responsabilità vanno ricercate nel sistema, nel modo di vivere,nel mondo che ci circonda e ci sovrasta,nell’imbecillità di chi ci fa credere che fare l’impennata con la moto è figo mentre l’applicarsi allo studio è sbagliato , etc. etc etc. cara talete,hai mai cavalcato il serpente? per favore lasciamo perdere la famiglia perchè non ha responsabilità . perchè i ragazzi si drogano e gli adulti affogano nell’alcool?
11 Settembre 2008 alle 22:34
MEFISTO
la famiglia non ha responsabilità? mandi in fumo anni di storia della psichiatria da freaud a fagioli. Tutto ha inizio nella famiglia mefisto,è un circolo chiuso,si riporta nella vita quotidiana il vissuto familiare,le difese immunitarie che questa riesce a trasmettere.
Se seguissi i convegni di luciano galante (alcolisti anonimi) si parla addirittura dell’ereditarietà dell’alcooldipendenza,della famigliarità in soggetti che hanno storie di abuso di alcool in casa.
Non avrò mai cavalcato il serpente ma ho visto molti caderci e farsi molto male nel farlo.
E’ facile ,ed è un luogo comune,parlare di sistema…..come se questo fosse un luogo virtuale che detta le sue leggi,
il sistema siamo NOI,
BASTA DELEGARE TUTTI I MALI ALLA SOCIETA’……la prima cellula della società è la famiglia,è li che tutto ha inizio,dalla tossicodipendenza,all’alcoolismo,alla omosessualità,al delinquere,all’anaffettività,alla bulimia,all’anoressia..noi genitori anche inconsapevolmente facciamo danni irreparabili.
Mefisto posso affrontare anche personalmente con te queste argomentazioni,dalla teoria ai casi clinici vissuti in prima persona.
PERO’ PER CORTESIA SMETTIAMO DI DIRE PER TUTTO E’ COLPA DEL SISTEMA,STE FRASI SESSANTOTTINE LASCIAMOLE AI NOSTALGICI DEL PERIODO,ANDIAMO AVANTI E USCIAMO FUORI DAGLI STEREOTIPI
luciana conte
12 Settembre 2008 alle 00:04
Probabilmente mefisto di riferisce al sistema come al luogo dove anche le famiglie vengono influenzate. Il sistema influenza la famiglia, la famiglia i figli.
La società è rappresentabile tramite un grafo, dove i nodi sono le persone, e gli archi sono i collegamenti tra queste persone. L’influenza che una persona riceve dal mondo esterno è dovuta a molti fattori, quali, ad esempio, la capacità che una persona ha di convincere un altra, la quale deve avere un fattore alto di influenzabilità, per far sì che l’idea di un altro attecchisca.
Non ho studiato bene questo sistema, ma posso ipotizzare che la famiglia influenza i figli maggiormente nei primi anni della sua vita, semplicemente perchè i suoi collegamenti (archi in entrata), non sono numerosi, e la pesona (figlio) è più influenzabile. Mano a mano che si va avanti, i collegamenti crescono, e le influenze vengono sempre più dall’esterno, e una volta diventati genitori, è la società che influenza la famiglia.
Quindi secondo me, non c’è chi ha ragione e chi ha torto.
Lo studio scientifico è sempre la soluzione migliore, e penso che la teoria dei grafi applicata alla società sia una grande cosa!!!
Penso ad esempio che l’anoressia sia un problema legato molto più ai media (società) che alla famiglia, la quale è più responsabile, probabilmente, nel caso di anaffettività.
12 Settembre 2008 alle 14:55
ZIJUWA
IO NON PARLO MAI per avere ragione o torto,mi piace il confronto,specie sulle cose che conosco,che studio e che vivo.
Tutti siamo potenziali anoressici,tossici,alcoolisti,assassini ma c’è sempre quell’input che ci trasforma da esseri in potenza ad esseri in atto.
L’anoressia nasce in famiglia,tantonto è vero che solitamente insieme al malato seguono una terapia cognitivo comportamentale anche i genitori.
L’anoressica,perchè sono una minima percentuale è maschile, nasce in potenza già nell’allattamento;una madre anaffettiva cresce una figlia anoressica,il padre che non può sostituire l’affettività materna in modo adeguato.L’allattamentonon è visto non solo come momento di nutrimento ma con atto in cui si trasmette anche se stessi.
NON BISOGNA PARLARE PER SENTITO DIRE,MI HANNO DETTO…HO LETTO…HO SENTITO…..bisogna VIVERE VIVERE VIVERE e non lo finirò mai di dire il paziente per poter parlare di TOSSICO,ANORESSICO,BULIMICO,PAZIENTE PSICHIATRICO e non per frasi fatte.
La società detta le sue leggi,indubbiamente,ma se c’è un IO forte non ci sono leggi che tengono.
12 Settembre 2008 alle 15:36
La questione “famiglia” è vera, è scientificamente provata. Eppure io ho conosciuto ragazzi usciti da comunità di recupero (come il Ceis di Pescara) che, con l’aiuto di psicologi ed operatori, sono riusciti a ricostruirsi una personalità ed una vita e a svincolarsi (anche con sofferenza, anche se con la possibilità di ricadere) dai modelli negativi familiari.
Non dico che potremmo impiantare qui un progetto simile, ma attraverso l’informazione (vedi proposta sopra) e con persone qualificate che potrebbero mettersi a disposizione un tot di tempo a settimana per parlare con i ragazzi, prima di tutto si potrebbe far capire che qualcuno li prende sul serio e vuole aiutarli, e poi si potrebbe informare e mettere in contatto chi ne avesse bisogno con questo genere di aiuti e comunità che esistono nei centri cittadini.
16 Settembre 2008 alle 14:47
Primo commento in questo sito in una sezione che mi sta particolarmente a cuore.Ringrazio Nicola x l’invito
Sostengo a pieno la necessità di attivare progetti x il Servizio Civile,dando la possibilità a chi nn ha ancora i mezzi e la preparazione necessaria x prendere contatto col mondo del lavoro e al contempo offrire aiuto e sostegno a disagiati e non solo.
Nel nostro paesino non funziona un bel niente,mi rifiuto di pensare che noi giovani nn possiamo fare qualcosa di reale e concreto x portare la nostra energia e rinnovare queste istituzioni che continuano a trascinarsi su pregiudizi e dottrine ignoranti.
Il primo passo è SENSIBILIZZARE,prevedere incontri nelle scuole,coinvolgere attivamente alunni,famiglie,docenti.Il Comune dovrebbe farsi carico di inserire uno sportello aperto nelle scuole con uno psicologo disponibile almeno 1 volta a settimana.
Sappiamo benissimo che nonostante siamo 4 gatti è molto elevata la percentuale di chi manifesta comportamenti antisociali,alcool,droga e quant’altro.
Ci sono problemi in famiglia,ok…ma è pur vero che tante volte mi sono sentita dire ” TANTO QUI NON C’E’ ALTRO DA FARE,ALMENO Mi SBRONZO E PASSO LA SERATA”… bisogna amaramente riconoscere che la nostra è la realtà di un paesino,simile a quella di tanti altri…e i risultati si vedranno dopo anni e anni di insistente EDUCAZIONE ALLA SALUTE.
17 Settembre 2008 alle 09:08
voliamo basso ragazzi, non v’è alcun bisogno di sfoggiare cultura su questioni così delicate.siamo forse il frutto di intere generazioni di ubriaconi?più che la psicoanalisi bisogna conoscere la storia.
17 Settembre 2008 alle 11:10
no io nn penso che siamo il frutto di generazioni di ubriaconi, ma nn possiamo nasconderci dietro un dito.
Ognuno ha la sua esperienza “lettese”, io minima nn essendoci quasi mai,ma x quel po’ che vivo quando ritorno mi rendo conto che la situazione è al degrado fra i giovani adolescenti.Non siamo GLI UNICI,ovvio,ma ovunque ci si attiva x offrire spazi e opportunità.
Sicuramente negli ultimi anni qualcosa è stato fatto,aprire la ludoteca,offrire ripetizioni…e quant’altro.
E poi credo che la cultura e la formazione su settori specifici siano un ottimo strumento e punto di partenza x costruire qcs
18 Settembre 2008 alle 16:29
RISPONDO AD ALESSIA
E’ senz’altro un punto di partenza parlare di educazione alla salute partendo dalle scuole arrivando alle famiglie,ma non sono d’accordo con te quando di parla di una psicologa comunale, o meglio l’idea non attecchirebbe nella nostra realtà.
E’ assurdo pensare che in un paese di poco più di tremila amine chi ha problemi si possa rivolgere ad uno psicologo,specie, se messo a disposizione dal comune.
C’ è ancora il pregiudizio che chi si serve dello psicologo è matto,chi si serve dello psicologo ha un problema.
SE qualcuno riconoscesse di avere un problema di qualsiasi natura essa fosse dall’alcool alla droga,alla deviazia alla violenza in famiglia già avrebbe compiuto un primo passo,ma la realtà di un piccolo centro impedisce questo puoichè si è additati….divendo oggetto di stigma sociale.
Prima di pensare ad uno psicologo messo a disposizione del popolo dal comune ci sono una marea di passi da fare,inanzittutto EDUCARE la gente che avere un problema in famiglia non E’ UNA VERGOGNA o UNA PUNIZIONE DIVINA PER QUALCOSA DI SBAGLIATO CHE SI E’ FATTI IN QUALCHE VITA PRECEDENTE.
luciana conte
18 Settembre 2008 alle 16:46
RISPONDO A METISTO
mi sono imbattuta con te varie volte,per questioni riguardanti il sociale,credo chi parli di problematiche che ha studiato ,vissuto,confrontato e fatte proprie non sfoggi necessariamente cultura,ma parli dellle proprie esperienze e credo che proprio questo era anche l’intento di alessia…ma come il mio del resto.
Una cosa mi colpisce di te,credo che tu sia molto più giovane di me,vivi forse più da vicino la realtà giovanile lettese
a me fà una tristezza immensa pensare che si parli dei giovani come un campione umano irrecuperabile.
Io credo che da noi,al di la della droga,alcool,follia ci sia una BELLA GIOVENTU’ LETTESE e ne è la prova i confronti nati su questo blog.
Lettomanoppello caspita non è solo droga,alcool, devianza non può un numero di persone condizionare una realtà sociale facendoci definire come una succursale di san patrignano.
METISTO,VENIAMO DA UNA CULTURA DI BEONI…PUODARSI ,MA ANCHE DA UNA TRADIZIONE DI LAVORATORI,AMANTI DELLA MUSICA,DELLA POESIA ,DELL’ARTE…CERCHIAMO TANTO PER RIMANERE IN ARGOMENTO DI VEDERE IL BICCHIERE MEZZO PIENO.
LETTOMANOPPELLO HA UNA BELLA GIOVENTU’ E MOLTI SI SONO FATTI CONOSCERE ANCHE IN QUESTO BLOG,USCENDO DAI BARRRRRRRRRRR
luciana conte
18 Settembre 2008 alle 16:51
Prova a essere più realista. Ci chiediamo c’è il problema a Lettmanoppello?
Risposte:
-1 siamo ipocriti sappiamo che il rpoblema c’è, ma diciamo a tutti che le cose vanno bene, ma così mentiamo a noi stessi, diamo un’immagine distorta della nostra realtà, e chi purtroppo viaggia male continua a viaggiare male.
-2 prendiamo atto della situazione ma ci rassegnamo, pensando che sono questioni che devono affrontare altri (famiglie, Servizi sociali, o altro).
3- SAREBBE AUSPICABILE, abbattiamo le cortine del disagio, della paura, di quello che gli altri possono pensare e iniziamo a FARE. Bisogna fare qualcosa. E’ vero i disagi ci sono e derivano da veri aspetti, e la PREVENZIONE diviene l’obiettivo secondo me fondamentale. Se capiamo che il male parte perchè i ragazzi stanno sulla strada, cerchiamo di torglieli e di metterli dove è più opportuno: ludoteca, palestra, sport, oratorio, e tutto ciò può avere un’influsso culurale.
Scusate il ragionamento terra terra, ma credo che è evidente che qualcosa non va, altrimenti non staremmo nemmeno qui a parlare….ripeto bisogna impegnarsi a FARE tutti insieme, famiglie, associazioni, istituzioni, scuola.
Giuseppe Ferrante.
18 Settembre 2008 alle 18:42
Ciao Luciana,sono d’accordo con te sul fatto che la psicologa comunale sia vissuta come una presenza ingombrante e che ci sia ancora vergogna e stigmatizzazione…io cmq proponevo una figura scolastica.
E’ poco e forse utopico ma istituire ad esempio una buca delle lettere al’interno degli edifici scolastici in cui raccogliere bigliettini anonimi x esporre o quantomeno accennare a situazioni più o meno discutibili potrebbe essere un primo passo.
Un piccolo esempio forse può chiarire le idee…
ricordo che alle medie una mia amichetta con problemi pesanti in casa si confidò con me,nn sapeva a chi rivolgersi…innocentemente le dissi di chiamare il Telefono Azzurro…avrò avuto forse 12,13 anni…non aggiungo altro…
18 Settembre 2008 alle 19:34
Caio Alessia..quello che dici lo condivido..nella nostra realtà alcune figure, iniziative vengono prese con una certa distanza. Proprio per questo forse sarebbe il caso di prendere iniziative mirate a cambiare di netto lo stato delle cose altrimenti sarà sempre così. Non dobbiamo preoccuparci del fatto che la psicologa a scuola potrebbe essere vista male..se è utile per i ragazzi si deve introdurre questa figura..è solo un esempio, voglio dire che bisognerebbe avere il”coraggio” di prendere iniziative che sono utili anche se a qualcuono possono non piacere.
19 Settembre 2008 alle 11:57
cosa significa togliere i ragazzi dalla strada? il problema è l’illegalità data da leggi proibizionistiche, e a causa di queste leggi le famiglie sono in frantumi.
19 Settembre 2008 alle 12:21
mi intrometto nonostante il commento non sia rivolto a me…
scusa mefisto ma come fai a dire che le leggi siano il problema???
sono d’accordo sul fatto che l’eccessivo proibizionismo non fa altro che alimentare la criminalità nascosta senza risolvere il problema alla radice…ma se un giorno tuo figlio spacciasse tu daresti la colpa alla legge?
non credi che dovresti interrogarti su dove hai sbagliato come padre?
Il problema quando c’è è sempre nell’individuo,nella sua storia e nella sua famiglia.
Non è il proibizionismo che ci porta sulla cattiva strada,ognuno di noi fortunatamente ha la possibilità di SCELTA.
E ammesso che qcn in condizioni più disagiate questa possibilità non ce l’abbia..beh la causa del problema sarebbe da ricercare proprio in quelle stesse condizioni.
19 Settembre 2008 alle 12:37
il problema lo trovi nei padri e nelle madri che si prostituiscono per un posto di lavoro il problema è nella politica. plaudo tutti i ragazzi che si rifiutano di vendersi ed emigrano.ricordatevi che vi sono dei genitori che non hanno la coscienza rattrappita.
19 Settembre 2008 alle 12:47
Ciao Mefisto,
i problemi non dipendono solo dalle leggi, ma soprattutto da quello che ogni giorno ci circonda, ed è sempre stato così. Il disagio nasce da una determinata condizione e mi pare logico che, per eliminare il disagio bisogna rintracciare, analizzare ed estirpare quella condizione negativa. Per fare questo, visto che non abbiamo “poteri legilsativi”, dobbiamo agire diversamente creando una sinergia che possa contribuire al miglioramento. Infine ci tengo a sottolineare che la violenza giovanile, il disagio, il lassismo, e tutto ciò che di negativo avvolge il mondo giovanile, dagli anni del dopo guerra ad oggi sono stati sempre presenti -a tal proposito ti consiglio di leggere “ragazzi di vita” o “una vita violenta” di Piepaolo Pasolini- e la responsabilità è sempre stata di chi è rimasto a guardare e di chi potendo fare qualcosa non ha fatto niente.
Giuseppe Ferrante
19 Settembre 2008 alle 12:58
e cosa c’entra ora ammazzarsi di lavoro???
è garanzia di essere bravi genitori???
ma dai…se dobbiamo discutere seriamente è un conto…se dobbiamo invocare i politici x giustificare i comportamenti antisociali allora stiamo ridicolizzando l’esistenza stessa di questo forum!!!
19 Settembre 2008 alle 13:27
è scottante ma lo si affronta a trecentosessanta gradi.
19 Settembre 2008 alle 13:32
Scusa Mefisto, ma non ti seguo più. Parli di troppe cose contemporaneamente…! Il disagio sociale è una questione, la meritocrazia è altra cosa.
Ragionare a 360°un’ottimomo, girare intorno al nocciolo della questione non penso sia una buona cosa.
19 Settembre 2008 alle 18:24
MEFISTO
ti leggo sempre molto attentamente e credo che ci sia molto di più di quello che dici dietro le tue parole…ecco tu sei una di quelle persone con la quale mi piacerebbe confrontarmi fuori dal forum,perchè nel tuo parlare a volte contorto vedo MOLTO di più.
ALESSIA
Ti potrei parlare di un episodio successomi direttamente lo scorso anno scolastico.
La scuola al di là di quello che si voglia far credere non è pronta a fronteggiare le problematiche del disagio giovanile,forse perchè gli insegnanti presenti(provenienti da lauree di vecchio ordinamento) non vengono da una formazione fatta a 360° comprendenti solo materie d’insegnamento e non con basi psico-pedagogiche .
Molte volte si trovano in situazioni che non sanno gestire,specie se ci sono casi problematici in classe con situazioni di disagio familiare gravi(tossicodipendenza,alcooldipendenza,disoccupazione).
Ho assistito ad un episodio in cui gli insegnanti di fronte a denuncie fatte da genitori avevano timore d’intervenire delegando o il genitore stesso o il preside,appunto perchè si aveva paura di esporsi.
La presenza di un mediatore con funzioni da psicologo sarebbe una buona idea,ma ti ricordo nuovamente che lo “strizzacervelli”viene visto come una figura da tenere alla larga perchè può sapere e DIRE AD ALTRI il tuo problema.
Bisogna formare gli insegnanti affinchè sappiano ricoscere ed intervenire sul disagio,poichè questi rappresentano delle figure non estranee all’ambiente scolastico e quindi oggetto di “confessioni”.
GIUSEPPE
Io non ho mai negato che in paese ci fossero delle problematiche sociali,tanto è vero mi sono trovata coinvolta in prima persona a parlare con i ragazzi in incontri organizzati dala parocchia,ma lo facevo anche durante il catechismo,parlando di problematiche presenti sul territorio, però non mi vaa quando si catalogano i ragazzi di lettoamoppello solo per le caratteristiche negative,eludendo il positivo che c’è in ogniuno di loro.
RIFACCIO UN DISCORSO RETORICO,E’ VERO CHE BISOGNA PREVENIRE,EDUCARE,COMBATTERE,TROVARE ALTERNATIVE….MA MAI
E M A R M A R G I N A R E. Fermiamoci qualche volta a parlare con chi è hai margini della società!
luciana
19 Settembre 2008 alle 18:37
Ciao Luciana,
Certo che nei ragazzi c’è del positivo, ma sai benissimo che la natura dell’uomo “tende ad andare verso un dove”. E’ un po’ come la storia di pinocchio col gatto e volpe: dobbiamo fare in modo che i ragazzi tirino fuori il meglio e questo significa che dobbiamo essere più forti di chi invece vuole tirare fuori il peggio.
Sul fatto di non emarginare, io faccio sempre l’esempio della vetrina del negozio: dietro la vetrina c’è un manichino, un pezzo di plastica vestito con abiti dal valore di centinaia di euro, mentre dall’altro lato c’è il barbone, il mendicate con i suoi stracci puzzolenti. Chi ci chiede di più? Io solo solo che il manichino è sempre al suo posto e il barbone pure…!
Ciao giuseppe Ferrante.
20 Settembre 2008 alle 17:48
attenzione al “dobbiamo fare in modo che i ragazzi…ecc”. Noi dobbiamo fornire solo strumenti. Se gli adolescenti si rendono conto che stai cercando di “tirarli”, da una parte o dall’altra, reagiscono con un rifiuto, mentre è essenziale renderli consapevoli di poter fare da soli…In una qualsiasi forma di supporto -psicologico, sociale ecc.- non bisogna dimenticare che sono loro al centro dell’attenzione, non ciò che noi vorremmo tirare fuori da loro. Ascoltare, sostenere, ma poi dare gli strumenti perchè possano esprimere davvero la propria personalità e camminare con le proprie gambe.
20 Settembre 2008 alle 18:54
Ciao “cara” Anna,
il mio “tirare fuori” è rivolto essenzialmente a 2 aspetti:
1- non va abbassata la guardia e non dobbiamo pensare che stiamo facendo il massimo:sono molte le iniziative che hanno una valenza positiva, ma come è evidente ci sono molte risposte negativa. Allora cosa non va?.
2- nenche “il tirarli da una parte o dell’altra” è la cosa a cui volevo alludere.
Sono convinto che i ragazzi vanno supportati e incentivati a saper decidere da soli, solo che può capitare “l’anomalia”, cioè quando il ragazzo consapevolmente vuole fare qualcosa di sbagliato, percorrere una strada cattiva: credo che in questo caso l’unica cosa da fare è agire energicamente e con decisione.
Ciao Giuseppe.
23 Settembre 2008 alle 19:34
l’anomalia sta nel fatto che i ragazzi sono soli.
23 Settembre 2008 alle 20:05
Sono lasciati soli.
30 Settembre 2008 alle 09:43
il disagio non è dato dalla solitudine ma dai rapporti. quello che viene a mancare è la capacità di cercare nelle sfumature,e questo genera rapporti carichi solo di collere e di ipocrisie.il male sta nel sistema capitalistico e l’anomalia sta nel sistema non nei ragazzi.non puntiamo il dito contro chi decide di fumarsi uno spinello ma abbracciamoli e lottiamo affinchè essi possano farlo senza doversi nascondere.
2 Ottobre 2008 alle 19:43
MEFISTO….ho riletto più volte il tuo commento….attonità!!!!!!!!!!!!!!! veramente credevo che per formazione,fossi io quella utopica per antonomasia,ma mi devo ricredere…e quando si fanno discorsi di sistema e capitalismo mi scendono le braccia.Il sistema ti ricordo che siamo noi,io tu insieme a qualche milione di persone…quando tu parli di sistema sembra una cosa avulsa da noi…..capitalismo…ultimamente ho letto e rivalutato marx,ma credo che molte volte storpiamo il suo pensiero ad nostro uso e costume..usandolo come meglio ci conviene.
Tu sei una persona che personalmente stimo molto,e credo che molte volte il tuo dire è una sorta di provocazione…è come se volessi dare uno scossone per muovere altro.
Non mi dire che che la solutudine,l’emarginazione non portano ad essere più deboli rispetto rispetto al disagio sociale in genere.
Chi usa droga,inizie per gioco,molte volte è per curiosità,fare gruppo trovandosi in una situazione che poi non riesce più a gestire,divenendo limitato non solo nell’agire ma anche nella cerchia delle amicizie.Solitamente l’emarginato,tossico,matto( li cito sempre perchè sono parte di me) il detenuto è circondato solo da persone simili.Spesso mi sono chiesta e non solo perchè la mia formazione mi ha portato a farlo,se i tanti ex ragazzi abituati a delinquere,dopo essere usciti dal carcere avrebbero trovato persone diverse ad accoglierle la loro vita sarebbe potuta mutare.
Invece non è così,chi è in una situazione di disagio,difficilmente è in compagnia,e se lo è ,è solo con persone simili.
La solitudine,unita all’ignoranza è il grande male del nostro secolo.
La collera e l’ipocrisia può essere superata dal sentirsi cmq oggetto di attenzione,positiva o negativa che sia…l’indifferenza no.
Il discorso dello spinelli,non lo condivido in modo assoluto,sia perchè vivo la situazione di chi ha iniziato con uno spinello…e sia perchè chi si rifugia in una situazione artificiale,qualsiasi essa sia…è solo…anche in mezzo ad un mondo intero.
luciana
2 Ottobre 2008 alle 23:44
@luciana
purtoppo devo darti una brutta notizia
ho letto molti commenti delle amministrazioni su pdn
per recuperare i soldi della mancata entrata dell’ici, le amministrazioni invece di pagare spese inutili taglieranno per il sociale
cioe’ ai deboli verra’ a mancare ancora di piu’ il sostegno da parte delle amministrazioni locali per colpa di un governo che diceva di voler aiutare i deboli
uno scandalo ma vabbe’…….spero me lo permetterai di dire che lo trovo uno schifo anche se nn sono a lettomanoppello
salut’
fab
3 Ottobre 2008 alle 14:57
Ieri volevo rispondere a Mefisto, ma avevo problemi con la connessione. Sono lieta che lo abbia fatto Luciana, ma vorrei aggiungere una riflessione sul concetto di dipendenza.
Un mio carissimo amico, che ho conosciuto quando ormai era uscito dalla droga, mi disse che quello che ti spinge a farti è prima di tutto “una rabbia sconfinata”. La non accettazione della propria situazione (soprattutto familiare: qui il sistema può passare in secondo piano) è alla base della vera dipendenza, che non è fisica ma psicologica.
Se le cose stessero diversamente, lo “spinello” probabilmente non sarebbe un dramma, visto che -normalmente- non provoca crisi di astinenza paragonabili a quelle da droghe pesanti (ma Luciana mi impressionò una volta, raccontando di un paziente che aveva manifestato i sintomi della schizofrenia proprio a partire da una canna, ed è una cosa su cui riflettere…).
Credo però che sia necessario investigare sulle cause del consumo di droghe, leggere o pesanti che siano…e credo anche che la prima causa non sia la curiosità o la voglia di fare una bravata, quanto un disagio più profondo, la volontà di fuggire dalla propria realtà (anche quando i ragazzini si illudono di trovare accoglienza in un gruppo…in cui però per entrare devi farti le canne per forza!) e una personalità fragile, incapace di stare in piedi da sola, dunque predisposta alla dipendenza.
3 Ottobre 2008 alle 16:26
.io non credo alla predisposizione ma alla casualità.
4 Ottobre 2008 alle 08:45
quindi io casualmente stasera potrei imbattermi in una canna?
ma dai…io spesso mi sono ritrovata in gruppetti in cui la canna (e anche altro) erano la regola,ma non ho mai avuto nè curiosità nè bisogno o voglia.
Evidentemente la casualità su di me non ha avuto effetto.
Mefisto attento con queste provocazioni pungenti xchè un giorno potresti rinforzare comportamenti inopportuni in qualche giovincello,sono convinta che in fondo sei d’accordo con tutte le riflessioni che sono state fatte qui sopra.
Ps.godetevi Grignani anche x me!ahahahah!
4 Ottobre 2008 alle 11:21
asilo,elementari,medie,poi improvvisamente ci si ritrova sballottati a pescara o chieti o popoli dove se si è sfortunati ci si ritrova a far parte di un gruppo che fa uso di droghe o di alcol.
4 Ottobre 2008 alle 11:36
MEfisto
è stata forse una casualità,ma l’accoglienza del mio paziente scortato dalla polizia penitenziaria l’ho fatta io.
Andrea non aveva ancora 18 anni,quando è arrivato nella mia struttura scortato da 3 agenti,poikè definito soggetto socialmente pericoloso.Lui è stato un campioncino del ciclismo a livelli nazionali,ma di botto dopo uno spinello,fumato durante un campeggio ha iniziato a manifestare comportamenti antisociali poi è stata fatta la diagnosi “Schizzofrenia paranoidea”.Andrea era la prima canna che ci faceva in vita sua,da quella sera la sua vita è mutata;si sentiva minacciato,inseguito,tutti tramavano contro di lui,tanto che ha deciso di massacrare di botte mamma,padre e sorella minore.Diventato una furia umana e non potendo neanche farmacologicamente controllare la sua rabbia è stato arrestato ,dopo 2 mesi di carcere è venuto da noi.
Emiliano,3 di quattro fratelli,una sola canna…”disturbo borderline”,credeva che fosse stato adottato ,perchè una voce apparsa all’improvviso di diceva questo.Arrestato dopo aver spaccato casa e picchiato la madrea con cui viveva e portato da noi,dove x mesi ha richiesto l’analisi del dna,x vedere se la sua voce dicesse il vero.
Giampiero,italo-americano…lo riconosci perchè porta sempre le cuffiette con musica assordante per coprire la voce di un suo amico,conosciuto a new york 30 anni fà,gli fece fare uno spinello e da quel giorno la schizzofrenia unito al bipolarismo si è impossessato di lui.La CANNA..unica della sua vita la fece a 14 anni,ora ne ha 44 e non ha smesso più di sentire quel suo amico che è morto 15 anni fà.
Potrei continuare Mefisto parlandoti di Adamo, Marco, Sonia, Vanessa, Silvia…….ma potrebbero essere TUTTE CASUALITA’
VI RIPETO PASSATE UNA SOLA GIORNATA CON ME…E CAPIRETE
4 Ottobre 2008 alle 11:47
Come no Luciana, durante l’inverno i tuoi convegni in oratorio erano interessanti, e soprattutto molto forti e davvero in grado di far riflettere. Purtroppo questi sono gli effetti devastanti dell’uso di droghe che ci fanno capire come sia fondamentale distogliere i ragazzi da questa “casualità” agendo prima e non dopo, con una forte attività di prevenzione.
4 Ottobre 2008 alle 13:51
scusate la mia ignoranza dovuta all’assenza dal paese…ma sono stati mai organizzati incontri tematici AL DI FUORI del circuito CHIESA?
4 Ottobre 2008 alle 15:05
Ciao Alessia, per quello che ne so io mi pare di no. Esiste un centro di ascolto L.A.A.D.(Lega Abruzzese Anti Droga) che è stato inaugurato da più di un anno ma non ha mai funzionato…perchè…impossibile saperlo…!
Ciao Ciao Alessia.
4 Ottobre 2008 alle 16:36
Alessia
un bell’incontro ci fù molto tempo fà,alla teleferica con il dottor Cordova,un bell’incontro il cui testimonial vi sembrerà stranissimo ma era ‘NDUCCIO ( è molto impegnato nel sociale e spesso partecipa a questi incontri sfruttando l’attrattiva della sua popolarità), ce ne fù un altro presso il ristorante la noce,con il dottor Galante sull’alcoolismo e il disagio giovanile.
Il fatto Alessia che quando ci sono queste tipologie di incontri difficilmente c’è una presenza giovanile cospicua, in molti pensano che non abbiamo bisogno di consigli( per molti è data dalla spavalderia dell’età che ci si crede impermeabili a tutto) ci si trova gente anziana, di mezza età e qualche giovane.
Io spesso ho usato il circuito chiesa,oratorio perchè i giovani che venivano e ne erano davvero tanti ,chi per un motivo e chi per un altro , non sempre xchè ferventi cattolici,per intenderci…..tornavano a casa pieni di domande…e il chiedersi è RIFLETTERE E CHIEDERSI.
Spesso ho incontrato molti genitori che mi chiedevano di cosa avessi parlato perchè i figli erano desiderosi di tornare di nuovo.
I ragazzi sono un grande potenziale umano,ma sentono, captano quando “li vuoi fregare”…nel senso che quello che fai non è per il puro piacere di condividere una esperienza di vita, ma un modo per ottenere qualcosa, per giudicarli o per puntare il dito.
Ciao ciao ALESSIA……è un vero peccato non averti conosciuto prima
luciana
4 Ottobre 2008 alle 17:01
Lucià, non sapevo di queste iniziative che se rirpoposte non possono che fare bene. Però ci vorrebbe qualcosa di più continuativo nel territorio che davvero venga sentito vicino dai ragazzi e dalla popolazione in generale. L’incontro saltuario pur positivo, non riesce a diventare punto di riferimento.
4 Ottobre 2008 alle 18:45
Non mancherà occasione di beccarsi di persona sia con Giuseppe che con Luciana (anche se te Luciana non penso di conoscerti neanche di vista)…cmq facevo questa domanda xchè io oramai mi sono allontanata dalla chiesa da moltissimi anni,nonostante abbia trascorso lì dentro tutta la mia infanzia,e paradossalmente ora da “atea” penso che sarebbe meglio organizzarli in contesti diversi.
Qui a Roma ho frequentato il servizio della Caritas che si occupava dei detenuti di Rebibbia e la mia esperienza è stata negativa xchè fra le tante cose negli incontri di formazione non mancava occasione x sviolinare la dottrina cattolica…Non conosco il modo in cui si svolgono gli incontri all’oratorio quindi non sto giudicando,mi era solo sorto questo dubbio.
Nn è detto che s debba aiutare solo se motivati da certi principi e forse l’idea che l’aiuto venga dal circuito chiesa e dai suoi contorni contribuisce ad allontanare ancora di più il classico spaccone…credo.
4 Ottobre 2008 alle 20:28
Ciao Alessia,
devi considerare che Lettomanoppello è un piccolo paese e chiaramente ogni iniziativa intrapresa va sostenuta. Non so da quando manchi o se sei tornata ultimamente, ma c’è un forte appiattimento sociale, fenomeno purtroppo sempre più vistoso e aggiungo pericoloso.
Al di là di opinioni personali non ho una preparazione che mi consente di capire fino in fondo tali problematiche. Con questo voglio dire che l’importante è fare qualcosa per evitare il peggio, e in oratorio gli incontri sul tema della droga svolti da una persona preparata ed esperta in tale materia, -Luciana Conte-, hanno rappresentato davvero una goccia d’acqua nel deserto.
5 Ottobre 2008 alle 08:38
non lo metto in dubbio,non stavo sminuendo nulla anzi sono rimasta piacevolmente colpita xchè non me l’aspettavo che finalmente il paese si svegliasse dal sonno beato in cui era calato.
Suggerivo però la possibilità di ampliare il bacino d’utenza anche a chi non frequenta un certo tipo di ambiente.Penso sia un’azione troppo limitata a una cerchia ristretta di ragazzi.L’oratorio purtroppo non raggiungerà mai certi individui,la scuola si.
Io poi fantastico sempre sulla possibilità di creare un nuovo spazio,uno spazio neutro o cmq andare a rompere le scatole al preside delle scuole medie x permettere progetti di intervento a scopo puramente informativo.
Sono tante le cose che possono essere fatte…anche predisporre un banchetto nella ludoteca con depliant informativi,opuscoli e (ora si scatena il putiferio) preservativi.Questo potrebbe essere un bel progetto di prevenzione da presentare a chi di dovere x ottenere l’accreditamento x il servizio civile.Perchè queste realtà cosi banali e semplici restano ancorate solo alle città?Io penso che qui nel forum ci sia la stoffa buona x attivarsi nel concreto su un progetto simile,non è detto che si giunga a qualcosa,ma almeno tentarci e ritentarci.Prima o poi la spunteremo.I ragazzi se vengono stimolati senza pregiudizio e lasciati liberi di esprimersi come meglio credono si fanno avanti.Fidatevi che anche il più tossico dei tossici x curiosità si avvicinerà e farà anche qualche domanda.Ho fatto il tirocinio in un centro diurno x tossicodipendenti e so di cosa sto parlando.
5 Ottobre 2008 alle 08:41
sin dal tempo dei tempi esiste la marijuana e popolazioni antiche lo fumavano o lo bevevano ed era anche un modo per rinsaldare pace ed amicizia(non era un problema).il problema comincia a sorgere quando un’americano benpensante chiede al governo degli u.s.a.di mettere al bando certe sostanze(una vera manna dal cielo per la mafia).vedete ragazzi, sò perfettamente che anche fumandosi uno spinello può portare alla follia,ma la vera responsabile la troviamo nella proibizione e nel mercato che vi ruota attorno.il fumo che gira è tagliatissimo e questo distrugge le menti,ma,se i ragazzi che ne vogliono fare uso potessero acquistarne in farmacia molti drammi psichici scomparirebbero.se veramente sentiamo questo come problema,dobbiamo lottare contro il proibizionismo perchè è un passo fondamentale
6 Ottobre 2008 alle 12:24
Cara ALESSIA…da cattolica credo che il cristianesimo in primis debba essere vissuto e non solo ostentato con sermoni e moralismo.
Io in questi ultimi anni ho fatto questo ho messo in pratica la parola di Cristo ,più che leggerla sola…il donarsi in modo gratuito senza aspettarsi nulla in cambio.Nel mio catechismo,ho fatto la catechista per 9 anni,con adolescenti ho sempre cercato di parlare di argomenti attuali ,perchè vivere da cristiano è vivere nel rispetto di se e degli altri…ANNA sa di cosa parlo,delle belle iniziative che ci hanno portati al confronto con altre realtà e non solo quelle locali.
Alessia le tue iniziative sono tutte interessanti e non preoccuperti se si parla di preservativi,perchè io l’ho fatto nel mio catechismo,quando mi venivano fatte confidenze sui primi approcci al sesso….poichè prim a di velere bene bisogne volersi bene.
Mefisto,la mariuana entra nella storia dei popoli per motivi diversi,si cercava una sorta di estasi per avvicinarsi alle divinità,un obblio che permettesse di innazarsi al di sopra degli uomini.
Parlare di antiproibizionismo in Italia è ridicolo,perchè non si può da un giorno all’altro impiantare una nuova cultura,ciò porterebbe allinizio ad un uso incontrollato della sostanza,specie su coloro che magari non ne avevano fatto uso solo per timore della legge.
Il fumo che gira come dici tu,ha poko della mariuana,ma molto di droghe di sintesi, che portano a “BRUCIARE” inevitabilmente i neuroni.
Per una sorta di legge di mercato la canna subito dopo viene soppiantata da droghe pesanti…facendo diventare il momento “ludico” del ragazzo che x gioco si fa una canna in una ricerca spasdmodica di roba.
Quello che era un modo di socializzare,fare gruppo,divertirsi ben presto diventa dipendenza da una sensazione di benessere apparente,non siamo più in grado di essere felici,e di godere degli attimi perchè cerchiamo SOLO SOLO SOLO nelle droga la risposta a tutto.
Luciana
Mefisto….ho soluzione ribadisco….una giornata in “azienda agricola…struttura psichiatrica territoriale”
6 Ottobre 2008 alle 21:47
BRUCIARE? beh, ragazzi andiamo piano. Il vizio non è stato mai un partito sano! Questo nessuno lo può negare.
Per quanto riguarda il discorso sulla psicologia posso essere d’accordo, ma quando si usano certe parole bisogna parlare con la cognizione di causa. Bruciare? che è bruciare?! Allora diciamo che un bicchierino di superalcolico ti DEVASTA il fegato (e BRUCIA le cellule celebrali) o che una sigaretta di INCENERISCE i polmoni.
Una persona che ha approfondito l’argomento è Giancarlo Arnao, medico, nato a Milano nel 1926 vive a Roma. Impegnato nella ricerca sulla politica della droga dai primi anni settanta, è stato fra i promotori del Convegno “Libertà e droga”, tenuto a Roma nel 1973. Alla fine del 1987 è stato uno dei fondatori del GORA (Coordinamento Radicale Antiproibizionista), e nel marzo 1989 della Lega Internazionale Antiproibizionista. Membro dell’EMNDP (European Movement for the Normalization of Drug Policy) di Rotterdam e della Redazione di “The Internatìonal Joumal of Drug Policy” di Liverpool. Ha pubblicato numerosi articoli su riviste italiane e straniere, e una serie di libri: “Rapporto sulle droghe” (1976 Erba proibita - Rapporto su hashish e marihuana” (1978-19E ‘988); “La droga perfetta - Rapporto sul tabacco - il dilemma eroina” (1985) (tutti da Feltrinelli, Milano) “Proibito capire - Proibizionismo e politiche di controllo sociale” (1990). EGA Tonno; co-autore con Manconi, L. (a cura di ): “Legalizzare la droga: una ragionevole proposta di sperimentazione” (1991), Feltrinelli. Milano: “Cocaina e crack; usi, abusi e costumi” (1993), Feltrinelli, Milano.
Mi sembra un po’ ferrato sull’argomento. Trovate il libro qui
http://www.mariuana.it/cannabis_uso_e_abuso/cannabis_uso_e_abuso.htm
7 Ottobre 2008 alle 09:44
a proposito vogliamo ricordare che chi provoca incidenti mortali solitamente e’ ubriaco o sotto l’effetto di cocaina e non di una canna?
boh
7 Ottobre 2008 alle 10:50
si dovrebbe analizzare meglio l’esperienza olandese o quella svizzera (sull’eroina) e vedere che il numero dei (drogati) non è aumentato.critico l’intolleranza e questi facili schematismi ,questi è inutile discutere perchè io conosco il problema perchè ho studiato e quindi conosco la materia.è buona cosa parlare di aziende agricole se questo significa per i ragazzi occupazione,ma nemmeno questo è facile per i ragazzi di lettomanoppello perchè i nostri amministratori non hanno mai fatto una scelta netta per la crescita del nostro paese: NON SIAMO Né CARNE Né PESCE.resto della convinzione che il solo modo che si ha per affrontare la questione droga è l’antiproibizionismo .
7 Ottobre 2008 alle 11:13
@mefisto 54
“resto della convinzione che il solo modo che si ha per affrontare la questione droga è l’antiproibizionismo .”
sono completamente d’accordo se si segue il metodo educativo olandese
difatti la fini-giovanardi ha avuto come unico effetto di rimpire le carceri per giustificare poi il successivo indulto
il proibizionismo serve solo a riempire le tasche della criminalita’ organizzata e nulla piu’ e dei poltici che fanno affari con la mafia (tipo schifani, dell’utri ed il nostro amatissimo presidente del consiglio!!!)
ciao
7 Ottobre 2008 alle 12:05
l’efficacia tentacolare del proibizionismo polarizza l’enfasi del capitalismo.così non c’è alcuna occasione,dominano i passi:ESCREMENTI.viva la libertà.
7 Ottobre 2008 alle 16:18
qui si dimentica una cosa fondamentale:dietro la droga ci sono IL DISAGIO,I PROBLEMI PSICHICI,SITUAZIONI FAMILIARI DRAMMATICHE!!!
e qui ancora a parlare e riparlare di questa benedetta politica,di questo benedetto proibizionismo!
non stiamo discutendo sulla singola cannetta saltuaria.Qui in paese ci sono ragazzi che vanno al Ser.T!
Ma li vogliamo aprire questi occhi o no?
Ci facciamo gestire la vita dalle cariche alte o abbiamo una nostra personalità?
io se voglio drogarmi xchè penso che la mia vita faccia schifo non sto lì a pensare se Berlusca è d’accordo o meno.
(PS….qui nessuno sta sfoggiando la proprio laurea,ma ognuno contribuisce con parte delle sue conoscenze x pensare a un’azione concreta..d’altronde è questo lo scopo di questo forum).
7 Ottobre 2008 alle 16:33
MA VERAMENTE CREDI CHE CI SI SBALLA PERCHÈ LA VITA FA SCHIFO?MA LI VOGLIAMO APRIRE QUESTI OCCHI?
7 Ottobre 2008 alle 16:36
era tanto x dire!pensavo fosse evidente la frase ironica….
7 Ottobre 2008 alle 17:13
STEFANO ROSSO,ho usato il termine bruciare perchè molto spesso su questo blog si viene accusati di” VOLARE ALTO”, facendo sfoggio della propria cultura, quindi mi sono permessa di usare uno slang più immediato ma che comunque desse nell’immediato la pericolosità e la quasi sempre irreversibilità del fenomeno.Ti ringrazio per la mole di testi citati,ma STEFANO a volte non bisogna solo citare,leggere,fare copia ed incolla e parlare per sentito dire ma bisogna vivere sulla propria pelle il vissuto di chi per l’uso anche sporadico di droga si trova in un situazione in cui è posssibile tornare in dietro.
MEFISTO….quando parlo di “azienda agricola” al di là del nome non c’è dietro un esperienza lavorativa fatta da pazienti psichiatrici con doppia diagnosi,ma la collocazione di una struttura protetta ( a volte necessità per la protezione ma anche pericolosità del paziente),noi non siamo ne carne e ne pesce PERCHE’ SPERIAMO SEMPRE CHE QUALCUNO SI ADOPERI PER NOI,QUALCUNO CI INBOCCHI IL POSTO DI LAVORO,CHE IL POLITICO DI TURNO NECESSARIAMENTE CI INSERISCA IN UN AMBIENTE LAVORATIVO.
Molte attività lavorative possono nascere con l’imprenditoria giovanile,femminile,con gli sgravi fiscali attuati dalle aziende per i lavoratori svantaggiati socialmente.
Siamo abituati male,perchè cerchiamo nella politica sempre la risposta ai nostri problemi entrando così in uno stato d’inezia in cui non ci si muove perchè forse qualcuno lo farà per noi,si ambisce ai posti “sicuri” anche se non abbiamo ne le capacità e la cultura per farlo
MEFISTO chi si sballa non certo è soddisfatto di quello che ha,che trova che vive,perchè se così fosse tutti quanti ne faremmo uso.
SE si cerca di alterare le proprie sensazioni psico-fisiche con sostanze che possano dare una sensazione di benessere,oblio,loquacità,espensività,onnipotenza forse alla nostra vita in toto c’è qualcosa che non va.
Se ci si muove come automi in cerca della sostanza di turno che ci permetta di poter stare bene,o meglio di poter vivere,perdendo capacità critiche,d’interazione,di relazione,sociali forse qualcosa ci è sfuggito di mano……LA VITA E LA DIGNITA’ NECESSARIA PER VIVERLA ANCHE TRA TUTTE LE DIFFICOLTA’ DI QUESTO MONDO
luciana
7 Ottobre 2008 alle 17:45
Premetto che non sono laureato, ma penso di poter dire la mia.
Partiamo dagli effetti delle droghe: positivi…? non credo….!
In tutti i casi in cui il fisico umano “recepisce” una sostanza, si ha una reazione: si tratta dell’effetto collaterale, fenomeno spesso legato alle medicine, ma anche a tutte le altre sostanze che entrano in contatto con il nostro corpo.
Nella specificità delle droghe, sappiamo che fanno male e negarlo è da ipocriti. Se poi il discorso è traslato sul piano del proibizionismo in virtù di impostazioni politiche, siamo messi male. Basti pensare a come vengono approcciati in Italia tali problemi…..anche li politica è diventa aspetto referenziale (è venuto fuori anche dai precedenti post, e diceva bene Alessia).
Sul modello olandese, so che c’è la possibilità di usare droghe dette “leggere”, ma allo stesso tempo c’è una forte attività di informazione e prevenzione, e i consumatori sono una minoranza.
Esportare il modello olandese in Italia? Non credo sia possibile perchè si profilerebbe una situazione inversa all’attuale dove ancora una volta la politica è la vera protagonista, chiaramente in negativo.
7 Ottobre 2008 alle 17:45
Certo Talete, nulla da dire sul resto. E’ che comunque il termine BRUCIARE era un po’ forviante… tutto qua
8 Ottobre 2008 alle 18:31
crea piu’ dipendenza la nicoina che la canna
crea piu’ danni al cervello l’abuso di alcol che una canna
8 Ottobre 2008 alle 19:41
si sente fortissimo il sapore amarognolo di una cultura cattoscolarizzata, ma spesso la chiesa provoca sfaceli. liberatevi,
8 Ottobre 2008 alle 20:39
Ragazzi, al di là delle ideologie e delle opinioni sul proibizionismo, cercherò di fare una bella proposta da tutto questo.
Bisogna trovare, secondo me, una soluzione che possa dare i suoi frutti. Difficilmente lì darà nel breve periodo, ma bisogna provarci?
Siete informati sull’argomento?
Qualcuno ricorda quando da piccoli vi spiegavano cos’era la DROGA?
“Non prendere caramelle dagli sconosciuti”, questo è l’emblema della campagna antidroga che ci hanno fatto da piccoli!
Sapete bene qual’è la differenza tra le droghe e gli effetti che provocano? Oppure, come dicono le pubblicità progresso… “la droga uccide”?
Non vi sentite presi in giro dal fatto che ci trattano come ebeti…. sin da piccoli?
Ok, non è che si può fare una rivoluzione a livello statale, ma nel nostro piccolo possiamo informare la popolazione, specialmente dai più piccoli, spiegare bene (chi di dovere, chi ha la conoscenza e le capacità) come vanno le cose e non limitarci a “la droga uccide”! Bisogna dire le cose come stanno! Un ragazzo senza informazione si lascia più facilmente influenzare da un’altro ragazzo (anch’esso senza informazione), pur essendo tutti e due in buona fede.
La maggior parte delle volte non sanno neanche loro cosa stanno effettivamente facendo a se stessi.
“La droga uccide” ma io non sono morto, perciò la pubblicità è una cazzta, perciò continuo a fumare, a bere o a impasticcarmi.
Si deve far sapere a cosa si va incontro, per ogni cosa.
Sarebbe come giocare a poker senza conoscere le regole…. si rischia di perdere tutto se ci vai con tanti contanti! Oppure capisci in tempo come si gioca, ti studi da solo le regole e le tattiche, e torni a giocare. Ma questa volta ti porti solamente i soldi che sei disposto a perdere.
Propongo sin dalle elementari di introdurre un programma di sensibilizzazione sull’argomento, patrocinato dal comune di lettomanoppello, che sia supplemetare a quella ordinaria. Una specie di integrazione all’istruzione.
Caro Mefisto, voglio essere oggettivo, è vero pure che gli unici che hanno provato a fare un’azione in questi termini sono stati proprio quelli della parrocchia, c’è da riconoscerlo!
Il problema sta nel fatto che il problema non venga ne considerato, ne quantomeno, proposto dalle istituzioni “laiche” (nel senso non promotori di un pensiero religioso).
E difficile realizzare una cosa del genere? Secondo me è fattibilissimo. Abbiamo fior fiori di psicologi, fior fori di esperienze vissute all’attivo, fior fior di medici. Che ci manca? L’organizzazione? Non penso. Penso invece che manchi la voglia. Sicuramente non è un’attività così redditizia per un’amministrazione ma ci guadagnerebbe la comunità.
8 Ottobre 2008 alle 20:48
devo rispondere a fabrizio cardinale , come fai a die certe cose su un programma come questo ,fa meno male una canna che l’ alcol , piu dipendenza la nicotina che una canna. allora viva le canne,mi sembra di capire, ti assicuro che nn è come dici tu io purtroppo vedo da piu di 25 anni gli effetti d canne alcl droghe di tutti tipi, vedo genitori piangere che tu neanche immagini nn dico che l alcol fa bene no assolutamente ma certamente nn le classifico come fai tu ragazzi nn credete a cio’che dicono delle canne e delle droghe o alcol voi nn dovete dipendere da nulla vivete la realta’ al naturale senza aver bisogno di nulla x sognare usate il cervello .MI RACCOMANDO A VOI INTELLETTUALI QUANDO SCRIVETE DOVE TUTTI POSSONO LEGGERE STATE ATTENTI A CIO’ CHE DITE XCHE’ L’ ACCESSO A QUESTO BLOG è PER TUTTI ANCHE A RAGAZZI CHE HANNO DUBBI SULLE DROGHE E VOI PIU’ INTELLIGENTI NN ILLUDETELI
8 Ottobre 2008 alle 21:47
sono daccordissimo,bisogna parlarne e parlarne principalmente nelle scuole.non bisogna demonizzare questo è il succo: la demonizzazione attrae.
8 Ottobre 2008 alle 21:54
Nicola Di Mascio perché secondo te ci sono ragazzi che hanno dubbi sulle droghe? Perché nessuno gliele ha mai spiegate. Hanno solo detto che fa male. Ma in quest’insieme di DROGA ci dobbiamo mettere però tutto… non solo quello che per lo stato è illegale. Sono d’accordo con te, c’è il bisogno di sapere a cosa si va incontro. E penso che noi collettività abbiamo anche il pensiero distorto dall’informazione. Perciò largo agli esperti (non è sarcastica, ma un’invito sincero)
8 Ottobre 2008 alle 22:03
Questo documentario italiano sull’argomento… è da vedere per informarsi http://video.google.it/videoplay?docid=-303669398381441597
9 Ottobre 2008 alle 08:39
mefisto ora vieni a scrivere bisogna parlarne?ma non avevi manifestato dissenso su qualsiasi proposta ripiegando tutto sulla politica proibizionistica?cmq Stefano Rosso ha centrato il problema che avevo sottolineato,cioè che ogni forma di intervento sul sociale spesso passa solo x le mani della chiesa.
Io personalmente non sto demonizzando nulla,ho 26 anni non sono una rimbambita ottusa,non sono credente,sono circondata da amici che sniffano x passare un esame all’università e da altri che fumano canne come fossero sigarette..ma ho visto anche ragazzi quasi coetanei finiti in cella e poi passati in comunità e sarei stata una FESSA se non avessi rivalutato le mie opinioni sulla questione DROGA.Perchè non la smettiamo di snobbare e proviamo a dialogare senza preconcetti?Nelle altre sezioni mi pare che ci siano persone informatissime sulla questione informatica,amministrazione,leggi ecc…xchè lì si prende x oro colato quanto detto dai cosiddetti intellettuali?
Io più che cultura cattolica qui dentro inizio a sentire ostilità x partito preso verso chi ha una preparazione nel campo psicologico.Non riesco a capirne il motivo sinceramente e penso che mi stia confrontando con persone anche adulte e padri di famiglia.Sono veramente delusa.
9 Ottobre 2008 alle 09:02
ho detto l’abuso di alcol e nn se ti fai un bicchiere
alla fine di canne te ne fai un paio e poi magni e t’addormi
vorrei vederli ’sti genitori per i figli che si fanno una canna o forse c’e’ qualcosa in piu’ tipo la cocaina?
nn confondiamo tra leggere e pesanti e cominciamo a squarciare il velo dellaipocrisia donata e nn richiesta dalla naziona cattolica in cui viviamo
9 Ottobre 2008 alle 09:18
Alessia, Talete:
mi date una vostra opinione sulla proposta che ho cercato di tirar fuori qualche post fa? E’ fattibile? Cosa e quanto ci vuole per realizzarla? Alessia, io non sono deluso, perché quantomeno c’è un confronto tra persone e non solo ipocrisia e frasi fatte.
9 Ottobre 2008 alle 14:43
Alessia e Stefano hanno ragione sulla priorità dell’informazione. I due piani di intervento (bambini, attraverso le scuole; adulti e giovani, attraverso tutti i canali che Alessia ha elencato) dovrebbero essere paralleli.
Si potrebbe pensare ad una collaborazione da parte di psicologi ed assistenti sociali (mi vengono in mente Alessia, Luciana, Donatella, credo anche Marianna Di Biase…ce ne sono vari a Lettomanoppello), che potrebbero mettere a disposizione un paio d’ore a settimana a testa.
Già avevo fatto questa proposta…però vorrei allargare un po’il discorso, perchè quello della droga non è l’unico problema che abbiamo qui. Bisognerebbe fare una campagna informativa su vari problemi sociali:
1. capita spesso di trovarsi alle prese con ragazzi e bambini che hanno situazioni familiari drammatiche (e questo predispone ai problemi di cui sopra), e una persona comune, che non ha NESSUN tipo di preparazione in questo campo, ci mette un po’ a capire come comportarsi. Sono rimasta allibita quando mi hanno detto che nel 2008, in questo paese (non in Africa) esistono ancora mariti che picchiano le mogli… Ci vorrebbe un consultorio, o qualcosa del genere.
2. stesso discorso per i diversamente abili, o per chi soffre di malattie rare (fisiche o mentali): ci sono persone che all’improvviso spariscono dalla circolazione e poi si viene a sapere che hanno problemi seri di salute. A questo punto, sono sempre la famiglia ed i conoscenti stretti ad occuparsene.
Una singola persona, dall’esterno, ha spesso dubbi su come aiutare (c’è anche la paura di essere inopportuni), ma se ammalati e famiglie potessero chiedere aiuto ad una struttura o ad operatori qualificati non si troverebbero più così emarginati.
3. Un altro argomento (questo non lo definisco “problema”, anzi può avere risvolti molto positivi) da affrontare sarebbe offrire anche agli stranieri (soprattutto extracomunitari) residenti nel comune la possibilità di socializzare ed integrarsi: so che nella scuola primaria già si fanno diverse cose, ma per quanto riguarda la vita di tutti i giorni ho l’impressione che alcune famiglie siano piuttosto “defilate”. Sarebbe bello organizzare giornate di scambio culturale, che ne pensate?
9 Ottobre 2008 alle 15:20
ci sono extracomunitari a lettomanoppello???
davvero?
9 Ottobre 2008 alle 15:56
dietrologie,deontologie professionali,ma l’esperienza di chi ha fatto uso di stupefacenti dove la mettiamo?in confronto all’uso smodato che si ha di alcol il problema spinello è marginale, e se anna si chide come mai a lettomanoppello si picchiano le mogli,la risposta la trova affrontando il problema alcol che è il vero dramma.siamo e forse lo siamo per retaggio un paese, alcolista.
9 Ottobre 2008 alle 16:40
Innanzitutto ripropongo un link
http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414
già precedentemente linkato da questo blog.
E poi questo:
http://www.danielemartinelli.it/2008/10/07/il-nulla-di-ratzinger/
Se le droghe servono ad “aiutare” chi è in difficoltà, rifugiandosi in esse….la Chiesa e le religioni a cosa servono? Non è forse anche il credere un modo per allontanarsi dalla realtà e di andare alla ricerca di una via più facile per vivere? Quel’è il vantaggio reale che mi porta la religione?
Essere cristiano…ok…ci posso comunque stare, perchè Cristo ha potuto dare anche dei buoni modelli di vita.
Essere cattolico vuol dire essere ipocrita…la Chiesa cattolica non paga le tasse, ostenta ricchezza, il Vangelo secondo Matteo recita “E’ più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”…ma poi si vede il Papa uscire nei suoi dicorsi con abiti e gioielli la magliaia di euro…..per fare il battesimo? offerta…ma con un minimo…ricordo che qualche anno fa venivano chieste almeno 50 euro…sennò niente da fare.
E io dovrei prendere consigli di vita da chi è all’interno di questo gruppo e si fa prendere in giro!??! NO. Come si fa a fare lezioni sui preservativi se poi è l’istutuzione religiosa stessa che non vuole che si usino!?!? Non capisco.
Nel 1995 in una conferenza la delegata vaticana Mary Ann Glendon disse: ” La Santa Sede non appoggia in alcun modo la contraccezione o l’uso dei profilattici, sia come sistema di pianificazione familiare sia nei programmi per la prevenzione dell’HIV/AIDS.”.
Sappiamo i danni storici che ha fatto la Chiesa…crociate, inquisizione, libri proibiti….a proposito, Galileo è uscito di galera? Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II ha chiesto perdono “per i peccati dei cattolici attraveso i secoli”. Nella “Gionata del perdono” però ha chiesto perdono a Dio…non alle vittime. ASSURDO!
Le soluzioni non si trovano affidandoci a cose inventate. Poi si finisce per credere nelle streghe….attenzione credere, ma soprattutto, far credere. Perchè secondo voi la gente in difficoltà cerca le soluzioni in persone come quelle che in tv fanno le carte, maghi o roba simile? Perchè quando si è in difficoltà si perde il senso della ragione, ci si affida a chi dice…”vieni da me se vuoi una mano, se vuoi che tutto si risolva”. Io propongo ai cattolici di rileggere le parole di Cristo, degli apostoli…in modo che, pur credendo, ci si renda conto di stare dentro un’istituzione corrotta.
So dell’esistenza di un centro di ascolto a Lettomanoppello, sapete dirmi se è aperto? se è mai stato aperto?
Cosa si fa per creare attività per i giovani a Lettomanoppello? So poi, vivendo in questo mondo, nella vita reale, che da quando lo Stato a messo leggi più repressive equiparando le droghe leggere alle droghe pesanti,il numero di persone che fanno uso di queste ultime è notevolmente aumentato. La scuola può essere uno dei mezzi migliori per far capire i danni delle droghe, alcol compreso, il quale è molto ben pubblicizzato nelle televisioni, nei media in generale; le rubriche sui vini ormai sono un’ossessione. Una volta mi è capitato di sentire…non so se anche a voi…la rubrica forse era “Gusto”…”questo è un vino adatto ai giovani”…ma sono pazzi? L’alcol è una delle principali cause di morte (diretta e indiretta) in Europa e nel mondo…voglio chiedere ai “buonpensanti”…siete astemi? Spero di si. Potrete ribattere: “ma un bicchiere ogni tanto va anche bene”……”anche una canna ogni tanto”. Non ci si deve solo affidare a cos’è legale e cosa non lo è per sapere se è bene fare una determinata attività.
Spero che voi di LiberaScelta possiate cambiare le cose, creando un’idea nuova (anche diversa dalla mia…abbastanza estremista) e permettendo a giovani e non giovani di vivere una vita di maggior qualità e consapevolezza.
9 Ottobre 2008 alle 18:22
@fabrizio
sì ci sono, per lo più albanesi, macedoni, e provenienti da Paesi musulmani. Sono brave persone, non sarebbe sbagliato cercare di farli sentire più accolti.
@mefisto
hai perfettamente ragione sull’uso smodato di alcool, ma io credo più alla responsabilità delle singole persone (o anche nuclei familiari) che alla genetica…forse tu intendi proprio questo. L’ideale sarebbe agire su tutti e due i problemi, non credo serva minimizzare sulle “canne”.
@galileo galilei
perchè questo attacco frontale contro il credere? tu non condividi, ma non puoi entrare nella testa di uno che crede, dunque non puoi sapere che motivazioni ha… la fede ti porta a fare un discorso opposto a quello che fai tu: non è un modo per fuggire, ma per entrare nella realtà senza negarne nulla, non scaricando su altri la sofferenza ma guardandola in faccia, perchè sai che ha un senso e non sei solo a portarla, e a volte caricandoti dei pesi degli altri come Qualcuno ha fatto con te.
Per me e per tanti altri non si tratta di cose inventate, ma di realtà concreta che si vive e per cui si vive. Io credo che la Chiesa è stata inventata da Gesù, come comunità in cui ognuno dovrebbe sentirsi a casa…capisco che questa immagine spesso discorda da quella reale, ma mi sento chiamata in causa, perchè mi sento parte di questa comunità.
Per finire, molti giovani (anche ex tossici) hanno trovato una nuova vita proprio dandosi un senso, cristiano oppure semplicemente laico: hanno ritrovato la capacità di reggersi in piedi da soli, senza droghe o alcool o altro, iniziando a sentirsi utili e spendendo il proprio tempo per gli altri. Per te questo vuol dire crearsi un mondo a parte?
9 Ottobre 2008 alle 18:51
e che si dovrebbe fare per gli albanesi a letto?
magari una festa locale delle tradizoni del paese con l’aquila a 2 teste?
galileo nn facciamo troppe polemiche sul vaticano, si sa che e’ una istituzione che succhia soldi allo stato italiano (9 miliardi di euro l’anno) e li toglie a chi ne avrebbe bisogno per pagare cose inutili come insegnanti di religione o cotruzione di nuove chiese ma che ci vuoi fare?
ogni Paese ha il suo freno a mano, in italia abbiamo quello pero’ c’e’ gente che ha sentimento altruisitco e religioso e pone il proprio tempo a disposizione degli altri e magari se offendi le sprecarie della chiesa se ne risente
quindi facciamo che si puo’ criticare una istituzione inutile ed ipocrita come il vaticano ma nn offendiamo la religione che merita rispetto nonostante certi amministratori….e che Dio abbia pieta’ di loro e gli italiani gli tolgano l’8 per mille
9 Ottobre 2008 alle 23:25
Ciao ragazzi!
sono d’accordo con la proposta di un incontro con gli stranieri presenti nel nostro comune…mi sembra già di averlo scritto da qualche parte. Sarebbe un modo per crescere, per far capire a tutti come loro sono arrivati qui, per far scoprire nuovi pensieri, ecc ecc. Sarebbe un discorso adatto alle scuole, ma da proporre anche come incontro pubblico aperto a tutti.
Non sono d’accordo con Anna quando dice che il credere è un modo di “entrare nella realtà senza negarne nulla”…..scusa…ma Dio non è una figura astratta, forse la figura astratta per eccellenza? Naturalmente io non voglio entrare nel merito di questa discussione, era solo una mia riflessione. Ognuno crede in ciò che vuole!
Questi giorni cercherò di informarmi di più sul centro d’ascolto aperto (?) nel nostro comune. Io non l’ho mai visto aperto. Durante l’inaugurazione era presente un’ambulanza che permetteva ai genitori di portare i loro figli a fare il drug test; ai genitori o direttamente ai ragazzi (naturalmente). Non capisco l’utilità di questa cosa, e mi sembra infatti che sia stata un flop. Ho scritto già che la soluzione delle cose non sta a valle, ma a monte. E’ sicuramente utile risolvere problemi già esistenti, ma ancora meglio è minimizzarli in partenza.
Il problema della non conoscenza da parte dei giovani è fondamentale. Pure fondamentale è permettere ai ragazzi di fare sport, suonare, ecc. Cercare, ad esempio, di acquistare degli stumenti musicali per le scuole. E’ stato pubblicato l’articolo sul “gioco dei 9″, e sono ben 500.000 euro. Qualche migliaio di euro si potrebbe investire in attività per i giovani (e non solo). Anzi, magari imparare ai giovani la progettazione degli edifici, visto che questi nostri architetti non sono molto bravi! si lamentano tutti! ;-P
10 Ottobre 2008 alle 10:31
investire nel sociale significa cambiare le priorità, non è più possibile mettere così pochi fondi per la cultura, ma perchè ciò accada c’è bisogno di gente giovane ai posti di comando,persone con prospettive diverse. siamo governati da persone arcane.
16 Ottobre 2008 alle 13:13
STEFANO ROSSO vedi un pò la nuova campagna pubblicitaria anti droga che andrà in onda a fine mese……la televisione la usdato lo stesso termine fuorviante……POTEVO CHIEDERE I diritti d’autore!
16 Ottobre 2008 alle 13:21
Cara talete, hai colto proprio il punto. La mia critica era soprattutto per questo tipo di pubblicita’…mica spiega qualcosa, no!
Ci trattano solo come ebeti! Con simpatia, spero che i diritti di autore tu non li voglia veramente… io non me ne vanterei!
16 Ottobre 2008 alle 17:27
morire d’alcol,morire di droghe,inebriandosene.L’AUTODISTRUZIONE E’.non credo ai ragazzi che dicono che lo fanno solo per divertimento,ma credo nella loro libertà di farlo:LA VITA e’ LA LORO.tutto questo porta senza dubbio tantissima sofferenza all’interno delle famiglie,ma resta il fatto che L’AUTODISTRUZIONE E’.
17 Ottobre 2008 alle 14:56
STEFANO
la televisione non ci tratta come ebeti, dipende dal modo in cui si vive la comunicazione di massa,dal grado di percettibilità dei messaggi;cmq si cerca di usare un linguaggio immediato coglibile da tutti e non solo da chi ha un ampio bagaglio culturale alle spalle.Era questo essenzialmente quello che mi piace dire con uno slang più recepibile da tutti in primis dai giovani.Se parla di “svoltare”, di “scimmia”, di “schizzo” di “trip” è un modo per essere visti dai giovani non come dei professoroni che trovano dietro una cattedra ma delle persone che hanno ben in mente la drammaticità di un problema anche nel linguaggio…………..non chiederò i diritti d’autore solo perchè non aspiro alla notorietà………..ahahahahah
MEFISTO
credo che tu possa essere un grande patrimonio d’umanità se riuscissi a convergere il tuo vissuto in modo diverso, acomunicare la positività di un tuo vissuto di vita.Non puoi parlare di libertà all’autodistruzione,perchè non c’è libertà nel far dipendere la propria esistenza da una sostanza,di qualsiasi natura sia.
Mefisto non c’è libertà nel finire in carcere perchè ho un bisogno assurdo di roba e quindi uccido,rubo,spaccio,mi prostituisco,vendo la mia dignità di essere umano in nome di una parvenza di benessere che dura meno di 3 ore. Libertà all’autodistruzione è
-fare l’autostop al bivio di Letto per andarsi a procurare una dose?
-fare il genitore vendendosi oggetti dei figli per una dose?
-libertà è vagare per il paese in cerca di soldi?
-libertà è minacciare un genotore che non ti da soldi?
-libertà è avere una crisi d’astinenza in casa mentre i tuoi figli piangono perchè non comprendono?
-libertà è fatti perquisire casa perchè hai rubato del rame?
la più grande libertà che abbiamo è il vivere senza soccombere alle difficoltà della vita,vivere IN MODO LIBERO,senza dipendere la sensazioni artificiali.
luciana
17 Ottobre 2008 alle 16:40
quanti danni arreca il proibizionismo !!!!!!
18 Ottobre 2008 alle 15:03
QUANTI DANNI ARRECA LA DIPENDENZA NATA DALLA VOGLIA DI TRASGRESSIONE, DALLA VOGLIA DI SENTIRSI LIBERI DI AUTODISTRUGGERSI PER POI RIMANERE PRIGIONIERI DEL PROPRIO DESIDERIO DI ESSERI LIBERI,
18 Ottobre 2008 alle 21:56
ce ne stiamo qui a sfiorare (se pur marginalmente) meandri e tematiche del proibizionismo e dell’antiproibizionismo tralasciando il vero quesito: CHE FARE? in che termini l’amministrazione comunale può sghettizzare il ragazzo che magari a causa della sua ossessione all’outonomia si ritrova ( con grande vergogna) a dover chiedere soldi alla famiglia perchè non riesce a trovare lavoro e la sua grande sete di autonomia si riduce a trsgressioni facili come quello dell’addentrarsi nei meandri dello spino. per prima cosa diamo un lavoro ai ragazzi perchè è il primo passo che li porta fuori dal TRIP.
20 Ottobre 2008 alle 22:03
DEOS GRATIAS MEFISTO………………..finalmente è uscita la persona per la quale nutro stima e rispetto
18 Novembre 2008 alle 15:23
mi guardo attorno e vedo tanti ragazzi e ragazze che fanno uso di stupefacenti e vi assicuro che il numero è elevatissimo.fanno tutti finta di non vedere e i nostri amministratori non si chiedono il :CHE FARE?chiedo ai nostri amministratori di creare una COOP.dove inserire i ragazzi di lettomanoppello per dare loro una prospettiva futura.facciamo qualcosa subito perchè c’è il fortissimo rischio di ritrovarci in un paese psicotico a causa della impossibilità di progettare il proprio futuro e a causa dell’assunzione di droghe.
24 Febbraio 2009 alle 18:26
AL SUPERMERCATO DELLE IDIOZIE
Non è più sufficiente gabbare leggi e sanzioni per mantenere una “libera circolazione delle droghe”, per mantenerne vivo lo smercio e il conseguente acquisto, da parte dei soliti commercianti di morte, degli instancabili ricercatori di sogni e doppiezze interiori.
Ora il pianeta degli anni corti, dei ragazzini dalle gambe larghe e le mani in tasca, smanetta su internet, basta guardare su alcuni blogs e accorgersi dei tanti ragazzi che perdono tempo e sonno, a raccontarsi il proprio sballo, il trip appena concluso, da iniziare a breve, per l’ennesima volta.
Ognuno spinge avanti l’altro, ciascuno affascina l’altro, imprudenti al salto in avanti, che a gioco lungo non fa sconti a nessuno, neppure di fronte a due occhi spaventati costretti alla ritirata.
Droga a valanga, la solita, quella nuova, adesso anche le erbe, definite droghe finte, eppure sono sostanze devastanti, per quantità e modalità di uso, contengono principi attivi, causano effetti somiglianti alle sostanze di sempre, occorre predisporsi a quali diagnosi verranno individuate.
Hanno nomi sempre meno uguali, Kratom, spice gold, sniff, per meglio sedurre i nuovi arrivi per l’inferno che verrà, perché statene certi che arriverà.
Adolescenti e droga, come se afferrare una canna, una pasticca, una polvere, fosse semplice più ancora di ottenere un’autorizzazione a trasgredire una norma, e mandare a quel paese una regola.
“Droga e mi calo giù, tutto qui, e non rompetemi l’anima”, questo il leit motiv delle ultime stagioni, l’istanza che sale alta da un quattordicenne, che formato lo è dalla play station, dalla voglia di uscire dalla propria periferia adolescenziale.
Parlando con un ragazzo sospeso per qualche giorno da scuola, non una parola importante sull’accaduto, sull’infrazione commessa, non un sussulto di rimorso, piuttosto un lamento persistente di giustificazioni, completamente assente di motivazioni, distante da un riesame critico dell’evento.
Un ragazzo come tanti altri, educato, pulito, eppure dentro un’insignificanza comportamentale stupefacente, poco interessato alle strade del mondo, alle scelte da fare, certo di farcela a delegare ad altri la fatica dello studio e del rispetto delle regole, un ragazzo preso in mezzo tra internet e il quad nuovo fiammante.
Un adolescente, a farsi una canna o una pipetta di roba da supermercato delle idiozie, è così normale l’indulgenza politica da diventare prassi culturale, fino a essere scandaloso scandalizzarsi, in fin dei conti non occorre esagerare, creare panico, c’è una gioventù capricciosa è vero, ma che verrà ricondotta alla ragione, dalla nostra capacità di confrontarci e dialogare, di mettere in campo strumenti educatici e preventivi efficaci. Intanto però ci muoviamo sui detriti causati da questo disagio, lo facciamo con risposte immediate ma semplicistiche, continuando a fare i conti con quella imperturbabilità del mondo giovanile protesa all’incontro di azioni di vera e propria devianza.
Navi da guerra con le stive piene di codicilli e sicurezza, nel frattempo si oltrepassa il limite della prudenza con gli estratti vegetali che comunque potrebbero contenere sostanze psico attive.
Appare evidente che c’è una accondiscendenza da teatrino del dubbio, per questo dramma persistente che la droga moltiplica e accentua, massacrando i ragazzi e le famiglie, lasciati senza difese, privati persino dell’ultima certezza, quella di meritare un futuro migliore.
24 Febbraio 2009 alle 18:26
BULLISMO UNA VERA E PROPRIA CONTRAPPOSIZIONE CULTURALE
Bullismo in percentuale accettabile, sento dire da qualche tempo, trasgressione da ragazzi, devianza che non è ancora diventata un dato esponenziale, insomma si tratta di una violenza addomesticabile, è tutto sotto controllo, come se la scuola innanzitutto e la famiglia in coda, avessero deciso di stendere un velo su questo argomento.
Bullismo che non è più riconducibile al solo disagio relazionale che assale gli adolescenti e pure qualche adulto idiota, ormai bisogna parlare di una vera e propria contrapposizione culturale: una parte non troppo marginale dei nostri giovani ha deciso di intraprendere un tragitto di vita senza servirsi degli strumenti salvavita che la prudenza e la pazienza impongono, l’esperienza che il mondo adulto gli mette a disposizione.
E’ pesante la sensazione che di bullismo non si debba più parlare, quasi non si trattasse di un cancro, una metastasi culturale da estirpare.
Qualcuno cita inopportunamente altri paesi, altre realtà e altri organigrammi sociali per fare intendere come si dovrebbe operare per risolvere definitivamente l’epidemia; durezza e galera, come in Inghilterra, in America, omettendo però di dire che si tratta di parallelismi assurdi. Infatti sono situazioni e problematiche che non è possibile fotocopiare, e soprattutto in questi paesi, dove si è cercato di “ridurre il danno” attraverso una dose robusta di castigo e punizione statuale, s’è venuta a creare una situazione insostenibile, minori morti ammazzati ai bordi delle strade, carceri stracolme di giovanissimi pronti a morire alla prima occasione.
Atti di bullismo zero, ma allora come è possibile che a ogni corridoio di scuola, angolo di classe, al centro di una piazzetta, dentro un raduno, l’odore della prepotenza si respira senza possibilità di errore.
Come è possibile dialogare sulle problematiche giovanili con un fare e dire sempre più isterico, sempre meno professionale, e di rimando con un uso improprio delle regole e delle civicità calate dall’alto, autoassolvendo il mondo dei grandi da una responsabilità imperdonabile.
Chissà se forse non occorrono meno effetti speciali, mettendo davanti a quanti sono già futuri “carcerati”, persone lacerate dalla sofferenza, da quel dazio pagato e ancora da pagare, testimoni senza più parola che potrebbero spiegare ciò attende coloro che si sentono stoltamente i più furbi.
Opporre alla violenza di un’età bloccata, la storia raccontata in prima persona da chi è diventato vecchio da giovane per quella prepotenza perpetrata, per il male fatto e per la tragedia colpevole che ne è seguita, e non avrà a disposizione un’altra vita per provare a riconsegnare dignità alla propria esistenza.
Insegnanti assenti, educatori distratti, genitori dall’arringa aggressiva, disposti a sferrare schiaffi e gomitate pur di difendere a spada tratta i propri pargoli: forse è il caso di riformare il mondo della maturità diplomata e laureata, quella maturità raggiunta senza troppe fatiche, che quindi reclama altrettante facilità operative, forse è più urgente “insegnare” dapprima ai grandi: per poter arrivare senza fraintendimenti ai più piccoli, l’importanza del rispetto per se stessi e per gli altri. E questo rispetto non è possibile impararlo attraverso la solita formuletta disegnata alla lavagna, semmai con l’esempio autorevole di chi rimane un protagonista positivo del proprio destino.
24 Febbraio 2009 alle 18:27
REALE E VIRTUALE NON HANNO PIU’ SEPARATEZZA
Quando la trasgressione diventa così feroce e sorda da divenire violenza e quindi devianza, si corre il rischio di banalizzare ogni cosa, anche le persone, le vittime, gli stessi aggressori, affermando che le ragioni sono evidenti e riconducibili a fattori noti.
Eppure nei tanti fatti di cronaca violenta che attraversano il paese, nelle tragedie e nelle ruvidità della realtà che ci scuote, c’è la pretesa di una spiegazione, che vada oltre le solite pantomime elargite a piene mani.
Ci sono atteggiamenti, comportamenti e stili di vita che trasversalmente sono propri di condizioni differenti, di età scompaginate dalle rappresentazioni mediatiche che non concedono tregua al bisogno di ottenere e esaudire.
Adolescenti che sbandano, che urtano sui guard-rail, piombano sulle carreggiate opposte alla loro visuale, in frontali apparentati alla fretta di fuggire via dalle banalità e dalle abitudini vissute come debolezze per sfigati, schiacciati dalla paura di non farcela, per non dover incontrare la scelta obbligante, la responsabilità della fatica e della sofferenza di una emozione, di una passione, di una rinuncia.
Muoiono ragazzi, rimangono a terra donne e bambini, falcidiati dalla disattenzione con cui si sorvola sulle difficoltà a riconoscere nell’immediato una violenza “ingiustificata, gratuita”, stupida fino a renderla insopportabile, come dovrebbe essere per ogni azione svuotata di valori legati al rispetto della dignità umana.
Non sarà certo il ricorso agli slogans, alle minacce, alla galera sempre più facilmente erogabile, che aiuterà a individuare i motivi che muovono le strategie più folli.
Durante un incontro un ragazzo mi ha detto che sono un rigorista esagerato, che non è il caso, in fin dei conti dare un pugno sul naso a qualcuno non è corretto, ma a volte serve, perché conta colpire per primi, e non fidarsi mai di nessuno è anche meglio.
Accadimenti tragici moltiplicano le ansie, le paure, le violenze divengono vissuti quotidiani, è allarme che non cessa di tramortire la ragione, eppure continuiamo a spintonare le eventuali risposte, a spostarle qua e là, come a voler significare che si tratta di mera “sporadicità”, di delinquenza comune, di criminalità di piccolo cabotaggio, lacerazioni autoescludenti in poco tempo.
Un bullo maltratta il compagno, un ragazzino diventa eroe negativo del gruppo dei pari che lo esalta e protegge, giovani dalla guida assassina, altri con la roba in tasca per arrivare a mattina, o meglio iniziare a “vivere” nel week-end, gli altri a violentate donne e atterrare nuclei famigliari.
C’è un grande e impellente bisogno di onestà intellettuale, di risposte condivise, per non assoggettarsi a trame più teatrali che sociali delle urgenze del paese, ai nostri figli è richiesto di esser ben preparati e formati per poter occupare i nostri scranni di buoni educatori, eppure la morale ricorrente è quella del piedistallo inamovibile, perché non c’è tempo da “ buttare via” quello che rimane è asservito al raggiungimento di un benessere finanziario oramai sprovvisto di deroghe.
Giovani aspiranti professionisti dell’ultima meta appaiono sicuri della loro infallibilità, purtroppo scambiata per impunibilità, in questa fossa comune dei sentimenti e delle relazioni che non crescono, dove le motivazioni sono una punteggiatura assente, incontrano il vicolo cieco del reato.
Reale e virtuale non hanno più separatezza come l’inganno che ne scaturisce.
24 Febbraio 2009 alle 18:27
ANALFABETISMI AFFETTIVI E CONTAMINAZIONI SUBLIMINALI
Se mai qualcuno abbia svolto servizio di volontariato in un dormitorio, saprebbe come la figura del clochard sia distante da quella raccontata in certa letteratura romantica, che lo vorrebbe felice e contento del proprio abbrutimento psico-fisico.
Il clochard, il barbone, adagiato sul cartone o sulla panchina è soltanto un uomo solo, impreparato alle nuove sfide, oppresso dalle proprie lentezze e stanchezze, fragile e ultimo davvero, per questo dovrebbe suscitare il rispetto che gli è dovuto.
In quattro si sono adoperati per estinguere il clochard di turno, per arrostirlo e spedirlo all’altro mondo, in quattro per uccidere un uomo inerme e inoffensivo, ma colpevole di essere una persona abbandonata.
Hanno cosparso di benzina una persona adagiata su una panchina, hanno tentato di farne un bel falò, non per fanatismo religioso, nè per razzismo congenito, lo hanno preso di mira perchè tanto è una “cosa” senza valore, anzi un fastidio da scacciare via, in fin dei conti è uno di quelli non bello da vedere, da sloggiare in fretta dai parchi, dalle vicinanze dei cassonetti, dalle chiese, perché no anche delle città illuminate a festa.
Quattro “bravi” ragazzi, ciascuno con il suo bel pedigree, fornito dalla scuola, dal datore di lavoro, dalla famiglia, ognuno con in tasca un pezzo di futuro già bello e confezionato.
Quando si è dei mentecatti in quattro il coraggio lo si trova nella fisicità di un sorriso, di una smorfia, la sfrontatezza dell’intesa è sottotraccia al tubo di birra, di una canna, di uno sniffing, sopra il palcoscenico dove inizia la recita, al nastro di partenza, per la finale assoluta, per uscire finalmente dalla maledetta anonimia, dalle stramaledettamente uguali serate al bar a fare niente, se non a costruire percorsi di guerra mentali, tanto per non restare schiacciati dalla propria insignificanza.
In quattro a pensare di annientare chi sta dietro, per la paura di esser conciati peggio.
Forse accade per assenza di un tempo e di un impegno che riesca a sdoganare l’emozione di una relazione importante, di un incontro da ricercare per non esser costretti alla resa di fronte al niente di una coscienza infantilizzata.
Il barbone brucia, l’adrenalina sale fino a stracciare gli analfabetismi affettivi, le contaminazioni subliminali, il reality non è solamente di casa in tv, nei tiggì, nelle pagine patinate, è qui e ora, e noi finalmente siamo i protagonisti, chi se ne frega se attraverso le sofferenze di un poveraccio.
Emergenza educativa? In questa constatazione c’è tutta l’impresentabilità del mondo adulto, da quello genitoriale a quello professorale, impegnato a fare cassa piuttosto che fatica preventiva, per inchiodare alle proprie responsabilità chi pensa che esistono persone diverse e quindi di minore importanza, di così basso profilo da risultare insopportabili.
Questi quattro “bravi” ragazzi ci fanno comprendere che questa mimetizzazione di normalità malata crea inquietudine, attese, desideri che divengono indicibili, fino a relegare in un angolo una parte di umanità, quella più giovane, inconsapevole di erigere rifiuto e distanza nella comprensione degli altri, soprattutto di quelli meno fortunati.
24 Febbraio 2009 alle 18:27
NUOVE DROGHE E VECCHI MERLETTI
Cocaina e spinelli, nuove droghe e vecchi merletti, sembra questo il leit motiv con cui i giovani si distinguono a scuola, nella strada, nella vita.
E nonostante il mondo dei grandi, degli educatori, dei genitori, sia consapevole del proprio passato, ci si dimentica che forse o semplicemente siamo cambiati noi nel frattempo.
Droga si, droga no, punire non punire, in carcere, no in comunità, un coacervo di brutte e belle intenzioni, di mappature pedagogiche, di prosa della sordità, ognuno a elevare il proprio ruolo e la propria competenza sopra il disagio che imperversa nei ragazzi.
Disagio, trasgressione, devianza, droga, un modo autistico di interpretare le emozioni, disuniti dall’inganno delle parole adulte, dagli agguati predisposti dalle casate educative, prosopopee e dubitosità senza misure, in una sorta di consueta delegittimazione, di malanno intellettuale.
E ’ proprio un bel vedere e un bel sentire per cercare di evitare contatti devastanti con droghe sempre nuove che invadono il mercato, la pratica sta nell’ addomesticare le “ curiosità e gli obblighi gruppali” dei più giovani, sino al momento dell’accidente che non consente uscite di emergenza. Ma nonostante la sofferenza che trasuda ogni singola esperienza di dipendenza da sostanze, da uno sniffing, da una striscia cocaina, da un buco di eroina, o da lacche e colla di ultimissimo grido, regna incontrastata la regina della conflittualità dialettica, della dialogica furbesca, di una nuova destinazione all’inferno delle speranze, attraverso la menzogna elargita senza alcun dettaglio a tutela, affermando che esistono droghe alternative, droghe che non sono considerate tali, droghe normali.
E’ un dialogo generazionale defraudato di onestà e valori condivisi, a fronte di una produttività che non ammette casse mutue né una dimensione del tempo fruibile, affinché sia possibile generare una reciprocità di maturazione culturale e affettiva.
Sul fronte delle prime linee contro l’uso e l’abuso delle sostanze, c’è davvero molto da dire e fare, soprattutto c’è da non accasciarsi sui fallimenti che la vita ci occasiona senza preavvisi, c’è da fare i conti con il proprio vissuto e con quello di tante altre persone anonime, che aggiungono ragioni e intensità sufficienti a proporre riflessioni che contengono le risposte mancanti.
A 13 o 14 anni la canna tra le dita, il fumo nelle narici, uno stile di vita appena iniziato, salire su un’auto lasciata incostudita, prenderne possesso e con normale divertimento partire all’avventura.
In tre ragazzi sopra quella macchina a fumare e ridere, a calare giù di gusto, a pensare di non essere fatti, anzi di stare bene e lontano dai guai.
Tre ragazzi e la strada che diventa stretta, la notte scambiata per il giorno, d’improvviso la musica è finita, il rumore del motore spento, le risate smorzate in gola, i pensieri paurosamente interrotti.
A 13 o 14 anni ci si esprime con l’esibizione di qualche scaltra giustificazione, di scuse zoppe, per non accollarsi una responsabilità precisa, ma forse, quell’albero non sarebbe passato inosservato, forse quell’ostacolo così ovvio non sarebbe stato interpretato come un semplice impedimento, forse se non ci fossero state le canne a fumarsi il residuo di cervello, forse da quella macchina non ci saremmo trascinati fuori soltanto in due, perdendo per sempre, per tutto il tempo che rimarrà da vivere, un pezzo importante di noi stessi.
24 Febbraio 2009 alle 18:28
IL BRANCO DEGLI SCARACCHI
La tortura nei riguardi di chicchessia è una ignominia, messa in atto dal branco verso un giovanissimo è qualcosa di ancora più indicibile.
La violenza è compagna di viaggio di molta parte di umanità, in questo caso c’è il gesto di crudeltà fine a se stesso, la ricerca di prevaricazione, il dominio sull’altro, poco importa se ottenuto arrecando dolore al più debole, fragile, indifeso.
Il branco usa tecniche ben collaudate, la bugia, l’inganno, il tradimento, esprime una caratura professionale consona alla sua età, per soggiogare, mettere sotto, rendere schiavizzata del proprio potere la vittima designata.
La baby gang lega un ragazzino a un albero, lo colpisce, gli urina addosso, tra scaracchi e risate sguaiate, poi è gia ora di ritornare a casa, ognuno con il proprio balzello ben calato nelle tasche vuote, e ciascuno conoscerà altre ferite, mentre il dolore del ricordo scaverà nelle carni un solco indelebile.
Di fronte a questi fatti si fa sfoggio di sociologie e pedagogie di intrattenimento: genitori che non sanno più essere educatori, una società che spinge al divertimento e allo sballo infrasettimanale.
Il branco sopravvive a se stesso, costantemente disconnesso dalla quotidianità, dove esistono ancora le regole, quelle che occorre conoscere per poterle rispettare, quell’area libera da sottomissioni precostituite, dove esistono le persone avvero autorevoli, che qualche volta è possibile incocciare, attraverso la fortuità di un incontro, che però obbliga a dedicare tempo e volontà a relazionarsi nella pratica della discussione e dell’ascolto, con quanti ogni giorno rimangono contusi alle arcate sopraciliari, degli altri acciaccati nell’anima.
Violenza e paura di non essere nessuno, paura di non riuscire a essere quel che si vorrebbe, violenza e paura di non essere degni del gruppo, approvati e accettati, protetti da una omertà che consolida la sua egemonia attraverso l’ottenimento di sensazioni forti, immediate, di quelle che “sconvolgono”, ma non affaticano né impegnano più del necessario.
Persino nella infamia di questo gesto, di questa violenza imitata e imitante, di questo atteggiamento mentale terroristico, erede dei bullismi di ieri, c’è inquietante la rivolta sotterranea, la voglia di annichilirsi, di affrancarsi dalla contaminazione di ogni eventuale “fuori quota”, fautori di una normalità insopportabile, dove c’è il rischio di incappare in quell’intelligenza e sensibilità, che non permette ad alcun adolescente, né ad alcun adulto, di disconoscere il valore della dignità umana.
Branco, baby gang, teppisti e bulli, molte le declinazioni, poche le giustificazioni travestite da attenuanti , è violenza che scardina la libertà di crescere insieme, che nega il diritto di essere conformi nel rispetto dell’altro, che disperde il dovere di resistere fino in fondo, per essere degni di vivere con lo sguardo in alto, con il domani ben cucito sulla pelle.
24 Febbraio 2009 alle 18:28
RAVE PARTY: NESSUNA USCITA DI EMERGENZA
Nuovamente, nei salotti buoni, ritorneranno i soliti volti noti a dannarsi l’anima per tentare di dare una spiegazione plausibile, una causa decodificabile, una possibilità ben articolata per rendere meno ardua la sentenza, la quale non limita alla corresponsabilità di ognuno il peso di questa assenza, ma allarga a ciascuno la colpa, infatti ognuno e ciascuno siamo troppo presi a farci le scarpe con le promesse svuotate di ogni contenuto, siamo bravi a invocare sicurezze, ma persistiamo a non voler vedere a un palmo dal nostro naso.
Musica a palla e movimenti ossessivi, avanti senza fretta, tanto il tempo non esiste più, è lì bloccato, violentato dal futuro negato, nell’ultimo agguato che reclama il dazio più alto da pagare.
Un’altra ragazza è caduta a piombo, con le unghie colorate e le vesti intatte, distesa a terra, senza riuscire a trovare un’ansa dove ritemprarsi, dove rifugiarsi, dove ritrovare finalmente un senso.
Gli adulti nel frattempo fanno finta di non vedere gli altri, quelli con gli occhi spiritati dai capitomboli volanti, che comprano il biglietto per la prima fila e per la roba da calare giù. Stanno a parlare di droghe, di alcol, di disagio, di giovani tramortiti dalla anormalità fatta banalità, senza accorgersi delle ultime volontà di una società malata, sbilanciata per vincere a tutti i costi, perdendo i pezzi migliori.
Rave party e l’attesa racchiusa in un bicchiere, l’ultimo, quello della staffa, calato giù con la roba, così scompare l’urto del fastidio che verrà, senza fare rumore riempirà di attenzione ognuno, in una ossessione illusoriamente liberatoria, che condurrà al prossimo sacrificio.
Un’altra ragazza è morta, titoloni sui giornali e trasmissioni ad alto registro, per sottolineare il pericolo dei rischi estremi, la ferocia del suono che disinibisce, delle sostanze che inventano corsie preferenziali prive di uscite di emergenza.
C’è urgenza di andare alle statistiche che dilaniano le certezze, per non accettare questa partitura scritta sulla pelle dei più giovani, c’è altro da indagare, per arginare quella voglia di scomparire, intesa all’inizio come una semplice boutade, ma a giorni alterni eletta a mito che non viene meno.
La strada da percorrere insieme sta nel mezzo di quel rave party, nel centro di quello spiazzo, dove la storia ci racconta un desiderio di vivere e gioire che non c’è più, di emozioni sparate addosso ai sentimenti, di un senso ripiegato su se stesso, così accartocciato da falsarne l’importanza.
Occorre smetterla con le politiche da neofiti d’accatto, serve raccontarci la nostra storia personale, che a volte non è bella, anzi è una gran brutta storia, ma proprio per questo potrebbe indurci a non guardare più il cielo e pensare che il “destino è cieco e non lo sa “.
Perché siamo noi i protagonisti dei nostri domani, delle nostre speranze di incontrare qualcuno che parla alle stelle di quel cielo, e quelle stelle portano il nostro nome.
24 Febbraio 2009 alle 18:28
“ MI CALO E BASTA TUTTO QUI”
In discoteca, al pub, alla festa sulla spiaggia, la droga “cala”, e un’altra ragazza è stramazzata a terra, in coma, senza tanti complimenti.
Questa volta la causa del decesso è l’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy.
E’ incredibile come dopo anni e anni di over-dose, di esplosioni chimiche, di implosioni biologiche, siamo qui a manipolare le parole, a violentare la ragione, a abusare della compostezza di una coscienza annichilita.
C’è una maledetta disinformazione che parte da una comunicazione sonnolenta, ripetuta senza scalfire alcuna emozione, spesso didattica, già vecchia, troppe volte elargita da cattedre impolverate che nulla consentono alla possibilità di liberare la libertà, nel senso di immaginare un percorso di vita denudato dai falsi miti e dalle false aspettative, soprattutto da quella falsa normalità, che maschera nei migliore dei casi una avvenuta dipendenza.
“Non mi calo” per essere contro, per trasgredire e stupire con rumore, “ mi calo” per essere pronto a dire, a fare, a pensare svelto e non dormire.
“Mi calo e basta tutto qui”.
Dieci, mille, diecimila a sbomballarsi, a muoversi in gruppo, in cerchio, in abissi capovolti, ma resi avventurosi, per l’incapacità di parlare, di fare i conti con le parole, che hanno un nome, una storia, persino una vita presa a calci nel sedere.
Questa nuova sostanza è peggio delle altre, non sei in giro come un tossico, additato e contuso dallo sdegno benpensante, no, è magica pasticca che consolida la tua presenza nel consorzio sociale, che nasconde il peso dell’impegno lavorativo, che rende più dolce la linea mediana di una vita banale.
Un nuovo stile di vita, tutti dentro un cubismo astratto, dove ognuno sbanda allegramente, per rendere meno assordante il dovere della puntualità, della costanza, della propria professionalità, in all’erta per l’inizio della nuova settimana, pungente e rancorosa per quella appena conclusa.
E’ necessario riflettere su come stanno emergendo queste nuove sostanze, nelle nuove resistenze sociali, non sempre riconducibili al disagio psicologico, al malessere sociale, a comportamenti violenti e deficit emozionali.
Noi adulti preferiamo conservare la nostra integrità e capacità di educare, caricando i nostri interventi sul versante antisociale dei giovani, ma non facciamo al problema droga un buon servizio di prevenzione, non capiamo che oggi, per la stragrande maggioranza dei ragazzi, “calarsi” è normale, semplice, non è protesta di alcuno né di alcunché, è solamente un modo per stare comodi, tra fatica e divertimento.
E’ semplice perché è lì a portata di mano, non è mai lontana dalle solitudini imposte dal mercato, non crea ansie di irreperibilità né di prestazione, è intesa come una normale e semplice sfida a morire nel silenzio più gettonato, quello degli adulti così irresponsabilmente predisposti a imitarne il distacco generazionale.
24 Febbraio 2009 alle 18:29
DAL MITO DELLA TRASGRESSIONE
A 14 anni non si pensa al carcere, ti ci trovi “dentro” improvvisamente e ne sei respirato e concluso. Sì, ti ci trovi dentro ed é davvero troppo tardi. L’età più bella improvvisamente devastata nell’incontro affascinante e frontale con il mito della trasgressione.
Io me lo ricordo bene, ero impegnatissimo a fare vedere alle autorità di essere un duro, e quando mi stavano portando nel “mio” primo carcere dei minorenni ho pensato ” ecco sto per iniziare finalmente”.
E’ tutto accaduto in una vita precedente? No, é stato ieri.
Quando vago con la mente tra questi fotogrammi impolverati e ingialliti dal tempo, rivedo la mia immagine scomposta e inquieta, mentre i pensieri mi cadono addosso e raccoglierne i cocci è un’ardua impresa.
Gli anni sono trascorsi, uno dopo l’altro, passo dopo passo, uno scarpone chiodato dopo l’altro, fino a giungere a ‘quell’urlo” che ha squarciato la notte.
Qull’urlo che ho tenuto compresso in me, sorvegliato a vista dalla mia incredulità, contenuto nei miei tormenti, divenuto un dono prezioso da custodire.
Svegliarmi nel buio, nel mezzo di una tempesta silenziosa, e due occhi bellissimi scrutarmi, scuotermi. Due occhi lucidi e profondi come l’anima che traspare al di là della coscienza, della ragione che indaga e accusa. Con le mani fredde ed il cuore in gola, il respiro che non esce, il dolore nei polmoni salire alla gola e fare fatica a respirare.
Affannosa ricerca di boccate d’aria mute, imprigionate, incatenate in attimi intensi di vuoto e di pieno, di vita sospesa.
Due occhi come lune inchiodate, un volto che non conosco, ma che sento tutt’intorno.
Due occhi che piangono, rimangono aperti e si distendono verso di me.
Nel silenzio di pietra della cella, I’urlo fuoriesce e taglia di netto il sentiero praticato a occhi bendati, sgretola le abitudini consolidate, i sussurri che impongono i piedistalli e le parole a paravento che non stanno scritte da nessuna parte.
L’urlo esce, assorda, mi discosta e cancella la mia cella, le altre celle, i muri e gli steccati.
L’urlo si espande, rimbalza, si piega, prosegue e non smette la sua corsa, neppure quando sono caduto in ginocchio, spossato, svuotato di me stesso.
Quegli occhi sono sempre lì, velati di pianto, addolciti da un sorriso leggero, come a voler ridurre la distanza siderale che mi separa da questo reale intorno.
Occhi grandi, lucenti, lacrime che parlano di una tristezza felice, di una gioia che non conosco e invece vorrei avvicinare, occhi che rimangono a osservare la mia sorpresa, la mia fragilità.
Occhi bellissimi vestiti di speranza, sguardi che consentono di ricostruire e ritrovare l’uomo, sebbene nella fallibilità umana.
Quella notte sono rimasto in ginocchio tanto tempo, in una sorta di terra di nessuno, sbattendo il viso contro una specie di cortina fatta di barriere materiali e psicologiche, costretto fors’anche dalla mia ostinazione a vivere del mio, in una tragedia che non ha fine, con un passato che assomiglia ad una sera senza luce dove non si può leggere, solo ricordare.
L’urlo ora s’é disperso, quegli occhi tanto amati sono svaniti.
I giorni, e gli anni si inseguono testardi, mi adagio sul futuro che per me é già oggi, in un presente contenuto nel passato, poiché ogni volta che si progetta qualcosa si modifica e si rilegge il proprio passato con occhi e sguardi nuovi.
24 Febbraio 2009 alle 18:29
LO SPINELLO DEL BULLO
Le file di sedie sono tutte occupate, la classe è schierata nel grande salone della Comunità Casa del Giovane di Pavia.
Si è conclusa da poco la visita guidata nei laboratori, il dibattito prende il via dopo la visione di un video, in cui il Responsabile Don Franco Tassone, disegna le tante vite bruciate nella frazione di uno sparo.
Nel salone è scomparso il brusio disturbante, ora c’è tensione dell’ascolto, c’è voglia di capire, di confrontarsi, di accorciare una distanza, e c’è pure chi ha voglia di fare il maledetto per forza: “ mi scusi Vincenzo, non sono d’accordo con lei, io fumo qualche canna, ma non sono certamente un tossicodipendente, credo che l’hascish non faccia male“.
Droghe leggere, droghe pesanti, quali allora le differenze, se a perdere sono sempre i più giovani, quelli che in leggerezza hanno iniziato e con pesantezza si sono perduti.
I tempi mutano, noi cambiamo, e le droghe si misurano con le nostre debolezze, si ammodernano sulle nostre fragilità, cambiano abito mentale nelle nostre rese.
Così è stato venti trenta anni fa per l’eroina-droga-protestataria, così è ai giorni nostri per la droga bianca o in pillole, quella che non consegna più gli uomini ai pugni dritti nello stomaco, ma rende i più giovani attori formidabili di storie inventate da scrittori invisibili.
Giovani rubati in corse folli contro il tempo che non basta mai, per poi rimanere inchiodati ai bordi di qualche rettilineo, o per buona sorte su qualche sedia a rotelle, fino a diventare vecchi per i rimorsi.
Il fumo delle sigarette brucia i polmoni fino a morire di cancro.
Il vino ubriaca fino a morire alcolisti.
Qualche spinello non brucia i polmoni, non rende alcolisti né drogati, ma in quel volo che fa ridere intontiti c’è la sonnolenza della ragione, c’è il via libera della stanchezza che non placca alla discesa, ma avventura senza attenzione, alla disavventura già prossima.
Forse quel ragazzo non ha ancora compreso la differenza tra una vocazione di bullo per forza e il coraggio di scendere dal palcoscenico, fare un passo indietro e comprendere che responsabilità e credibilità, provengono dal vissuto conquistato, sperimentato, dalla conoscenza delle lacerazioni e dagli ideali, non certamente da uno spinello.
24 Febbraio 2009 alle 18:29
EDUCARE SIGNIFICA NON TIRARSI INDIETRO
Quel giorno la professoressa di Italiano tentava di spiegarci che il destino non è una mera fatalità, bensì siamo noi a tracciarne il senso.
Aveva ragione da vendere, ma io non volli acquistarne neppure un grammo, tant’è che le lanciai una matita, colpendola alle spalle.
“Chi è stato?”. Il silenzio fu l’ unica risposta.
Venne il Preside, minacciò la sospensione per tutti, se non fosse saltato fuori il colpevole, ma il mutismo non consentì dialogo, mentre io mi sentivo fiero della mia bravata, e protetto dal silenzio dei compagni.
Oggi so che fu un errore, scambiare quel silenzio per una forma di solidarietà, oggi che nella Comunità “Casa del Giovane”, mi è capitato di assistere a qualcosa di simile: una storia ripetuta, senza che alcuno riesca a coglierne l’insegnamento.
Un minore ne ha combinata una delle sue, e i coetanei continuano ad ammiccare, tacere, e, peggio, acconsentire, ma scoperto e punito giustamente il colpevole, gli amichetti “solidali” si rigano il volto di lacrime.
E’ sottile, quasi invisibile, il confine che separa il sentimento della solidarietà dall’omertà, ma quest’ultima non ha parentela con ciò che nasce spontaneo verso l’altro, perché la solidarietà è un sentimento che nasce con forza, con amore, con verità, per poi ritirarsi senza clamori. Invece l’omertà è un mezzo per rendere sicura la prepotenza e la prevaricazione.
L’omertà è viltà, per coprire l’ignoranza, è una subcultura che consente di far pagare ad altri il prezzo della propria inadeguatezza.
Ecco che allora diventa prioritario, urgente, intervenire e comprendere che è certamente una sola la via da seguire, cioè quella del sentire il richiamo della solidarietà vera, quel sentimento che ci induce a farci avanti, a non nasconderci, per poter essere responsabili del bene di ciascuno, ammettendo gli errori e cercando di comprenderne il peso.
Non so se oggi, come ieri, questi fraintendimenti dolorosi che assalgono i giovani sono il risultato di una ingiustizia sociale, che moltiplica i casi di emarginazione, di protesta e di disagio.
Però sono certo che non saranno sufficienti solo le parole, solo i libri, a salvare chicchessia dal proprio destino.
Ho imparato che educare significa non tirarsi indietro, ma avanzare con il bagaglio delle proprie esperienze, come somma degli errori, per porsi a diga di ogni facile conclusione: perché solo in questa direzione può esistere una politica sociale che possa partorire giustizia, ricordando che il diritto alla vita e alla tutela di ogni minore passa attraverso un’azione collettiva, dove nessuno può chiamarsi fuori.
Un’azione che è anche fatica, ma va affrontata giorno dopo giorno.
26 Febbraio 2009 alle 12:17
Vincenzo, mi sono convertito alla tua religione…… sei tu il nuovo messia, questi giovani tossici di merda che fanno colazione con le canne il whisky dell’ Illinois e sfrecciano con le loro BMW nelle strade di lettomanoppello,…..
COme si fà? Dovremmo tutti correre nei palazzi con campanili dove i neri pedofili dal colletto bianco ci danno l’estrema unzione con la dolce Vasella della vita Eterna…….
Che Schifo questi giovani che sono tutti Bulli, tutti nerboluti palestrati, tutti ladri raccomandati……menomale che ci sei tu che sai a memoria il Vangelo, che dai del tu ai potenti…….
26 Febbraio 2009 alle 15:40
Vincenzo Andraus……. ma sei proprio tu…….!!!!!!!!!!!!!!!
26 Febbraio 2009 alle 20:23
se solo bastasse raccontare le proprie esperienze io sarei l’uomo più fortunato della terra,ma non è così carissimo vincenzo.tu affronti questi argomenti con un distacco che sa di gelo : SCIOGLITI.
26 Febbraio 2009 alle 22:23
Vincenzo, ma sei proprio tu? o qualcuno che si spaccia per te?
http://www.edscuola.it/archivio/informagiovani/andraous.html
28 Febbraio 2009 alle 15:19
Sarebbe bello che si parlasse sempre usando i propri pensieri, le proprie parole,riflessioni e commenti senza usare quelli degli altri anche se questi collimano e si fondano con i nostri…..sono “le sfumature” anche piccole che ci rendono unici ed irripetibili……
luciana
30 Marzo 2009 alle 17:53
ultimo da 35 anni e so bene perchè, nulla da obiettare.
Messia, sapiente, a memoria il Vangelo? Distacco che sa di gelo?
Nuovamente nulla da obiettare, solamente raccontare un storia, anzi una gran brutta storia, e poi tentare uno sguardo in alto, per non riconfermare che “nel paese delle bugie, la verità è una malattia”.
Nessuno ha ragione da solo e nessuno si salva da solo, forse potrebbe essere questa la premessa per qualsiasi ri-costruzione.
30 Marzo 2009 alle 17:54
TRE INGIUSTIZIE DA RIPARARE
In una scuola lombarda per svolgere il tema: bullismo, che fare ?
C’è una grande difficoltà ad ammettere questa forma di disagio, e perfino una non troppo velata presunzione a negarne la presenza in casa propria.
Che ciò non si verifichi in tutti gli istituti scolastici è chiaramente una cosa buona, ma svolgere un intervento educativo, una forma diretta di prevenzione, per conoscerne i lati oscuri, quelli meno avvistabili persino da chi è deputato a ben vedere e meglio leggere una eventuale forma di disagio nei giovani, ritengo sia altrettanto buona cosa da svolgere tutti insieme.
Ho incontrato ragazzi vivaci e pronti al gioco, ma soprattutto ho avuto modo di apprezzarne la partecipazione, l’attenzione e collaborazione a fare i conti con eventuali forme bullistiche.
Allievi e docenti attenti a considerare nel rispetto delle distanze che sottendono i ruoli e i significati delle parole, lo sforzo di crescere insieme, di non dare forfet sotto il peso della fatica, quella che attende il ragazzo impegnato nello studio, e l’adulto-educatore a modificare un apprendimento sociale a volte irresponsabile.
Raccontare a una classe di adolescenti posizionati al nastro di partenza, l’importanza di custodire la propria libertà, nel rispetto che ci vuole per mantenerla inalterata, farlo anche dove non c’è violenza né prevaricazione, quanto meno per non ritrovarsi smarriti e privi di strumenti a difesa se improvvisamente dovesse accadere, o solo perché conoscere significa non avere paura di affrontare i pericoli e le conseguenze.
Occorre parlare di queste cose, farne materia di confronto, bisogna costringere a uscire dal proprio fatalismo come dalla disattenzione, raccontare come un bullo, un violento, un prepotente, è artefice di tre grandi ingiustizie, che relegano la giustizia a fare da palo alla propria inefficienza.
Tre ingiustizie che occultano l’anormalità quotidiana, la prima riguarda la vittima, quello etichettato a sfigato, lacerato e contuso nell’anima, che subisce la violenza senza ricevere il sollievo irrinunciabile della riparazione.
La seconda ingiustizia concerne i compagni-complici nel silenzio, quelli che sono fiancheggiatori per paura e disamore per la verità, perché costa impegno e fatica, ma abbatte l’infamia dell’omertà, che fa pagare il prezzo più alto agli innocenti.
La terza ingiustizia colpisce l’eroe negativo, lo pseudo-furbo del gruppo, quello che non è mai escluso, ma sempre al centro della commedia da recitare, ma spesso apparire sulla pelle dei più deboli con l’arma della violenza, significa perdere contatto con la realtà: allora la panoramica muta sembianze, la visuale non è più la stessa, e la caduta conseguente si fa dirompente, tutta dentro una finzione del silenzio inaccettabile.
Bulli di una società disarcionata dalle sue regole, che invece sono terra fertile per fare ottenere all’albero della vita radici profonde, da non spiantare alla prima folata di vento.
Ritorno da quella scuola con una grande speranza, in forza dei tanti insegnanti, degli educatori, delle persone formate alla pazienza della speranza, che non ci consente di abituarci mai ad una scuola disabitata di amore e di fiducia.
30 Marzo 2009 alle 23:25
“Nessuno ha ragione da solo e nessuno si salva da solo”. Se la ragione è dimostrabile, nel tempo chi l’ha verrà salvato….si spera almeno!!! Prima la terra era piatta…poi c’è stato un pazzo che ha pensato che non fosse così. Da vivo non avrà vissuto bene…da morto si spera un pò meglio. Con questo per dire che non bisogna avere la presunzione di avere la soluzione definitiva ai problemi.
Non penso che la scuola sia disabitata di amore e di fiducia…di solito chi si occupa di bambini lo fa con passione ed amore, ma forse poi, viste le condizioni di lavoro, si scoraggia. Non viviamo certo nella migliore delle società, si potrebbe fare di meglio, ma penso che alcuni problemi siano sempre esistiti, come quello del bullismo. Poi un bel giorno i media non si sa per quale motivo ti bombardano di notizie, di accadimenti assurdi, provocando in questo caso il panico tra gli adulti, e la voglia di provare nei più giovani. E’ un pò come la storia delle violenze sessuali. Da qualche tempo, anche se le statistiche dicono che i reati in Italia sono diminuiti, si è creato questo panico, misto ad attacchi contro gli stranieri. La probabilità che una ragazza sia vittima di violenze oggi è, statisticamente, minore alla probabilità dello stesso accadimento nel passato. Di fatto oggi si è creata la paura e le ragazze sono molto più intimorite di prima quando sono all’aperto, quando devono tornare a casa. In generale si pone un problema, guarda caso, di comunicazione.
Immaginate ora, dopo questo bombardamento dei media, un’amministrazione comunale che voglia invece andare controcorrente, che inviti ad esempio un gruppo di romeni integrati nella società italiana a parlare della loro esperienza di vita. Teoricamente non ci sarebbe nulla di male, sarebbe una possibilità di crescita collettiva. Secondo voi però, non si creerebbero malumori nella cittadinanza? Le persone più sensibili ai mezzi di comunicazione sarebbero d’accordo con questa decisione degli amministratori? Io ho i miei forti dubbi, ma per questo lo farei, per far capire al “sensibile” che sta sbagliando, che il romeno è come l’italiano (il quale, tra l’altro, non è certo ben visto all’estero). Anche perchè chi fosse in disaccordo andrebbe contro la Costituzione; sarebbe forse meno italiano del romeno.
Se riuscissimo a far capire alle persone (giovani e non) che un maggior numero di persone felici farà più felici anche loro stessi, allora qualche problema si risolverebbe.
Basta con chi ne sa più dell’altro, con chi vuole fare il “professore”.
Se al posto di fare le cantilene, di dire “questo non si fa”, di fare temi sui bulli, si cercasse di creare comunicazione, compartecipazione nelle attività studentesche, spingere lo studente a sviluppare quelle che sono le sue vere doti, non si raggiungerebbe un risultato migliore?
Questo lo chiedo agli esperti in materia, visto che io non ne so molto.
Ciao!!!
31 Marzo 2009 alle 15:23
…non riesco ad inserirmi in un discorso che sa di artificioso;la riflessione lasciamola ai salotti…penso ci sia bisogno di intraprendenza e creatività x proporre non soluzioni magiche,ma piccole azioni concrete.
Scusate ma sono contraria al filosofare.
4 Aprile 2009 alle 20:03
ho riletto con piacere il tutto e mi sono accorto che vi si intrecciano esperienze di chi l’ha vissuto direttamente e chi lo vive per professione,e mi piacerebbe dare ai ragazzi che non navigano la possibilità di leggere le cose che abbiamo detto e le cose che diremo.se c’è un ragazzo o una ragazza che si prende l’impegno di stampare il tutto, potremmo fare un’opera di divulgazione.
29 Dicembre 2009 alle 16:19
come mai non si parla più di problematiche giovanili e non ? stiamo tutti bene in famiglia?